_________________________________ La decisione difficile

La squadra dei Salesiani (Anno 1975)
La squadra dei Salesiani (Anno 1975)

di Michele Dodde

Correva l'anno 1975, ovvero si era a maggio, ed in quell'epoca i Giochi della Gioventù erano fortemente sponsorizzati dalle Istituzioni ed i vari Comitati Provinciali della Fibs erano pressati dalle richieste o meglio si erano di gran lunga resi consapevoli di quanto fosse difficile riuscire ad assemblare squadre tra gruppi scolastici e/o parrocchiali.

Dunque molte erano le gare che si giocavano negli assolati pomeriggi salentini e tra i tanti incontri giunse anche a me l’attesa lettera di designazione. Di certo ora non ricordo, perché mai l’ho saputo, quali sono stati i cavillosi parametri che adottava il designatore nei miei riguardi. Tuttavia, nella piena consapevolezza, ora come allora e sempre, che tutte le gare hanno la loro indiscutibile importanza per tenuta, stile e significato, mi presentai al campo della Parrocchia dei Salesiani per dirigere quell'incontro che sulla carta proprio non sembrava essere quello di cartello dell'intero torneo.

 

Anno 1975 - Un clik di quella sfida: In attacco la squadra dell'oratorio San Guido e in difesa i Salesiani
Anno 1975 - Un clik di quella sfida: In attacco la squadra dell'oratorio San Guido e in difesa i Salesiani

Sul campo di calcio, come era d’abitudine, era già stato tracciato il diamante con qualche sbaffo di gesso in più ma nel complesso nulla di anormale. La prima sorpresa invece si evidenziò al controllo dei roster delle due squadre.

 

I locali avevano indossato tutti una maglietta verde presa in prestito dalla squadra di calcio. Numeri ben evidenziati di colore bianco completavano la divisa che aveva l’unico neo nella diversità dei pantaloni: chi aveva quelli di una tuta chi i pantaloncini corti per non dire delle scarpe da ginnastica.

 

La franchigia degli ospiti invece, formata dai giovani dell’oratorio di San Guido, manifestò la propria individualità ancor meglio per avere tutti divise differenti, ovvero tutti con la tuta ma ce ne fossero state due eguali. Il loro accompagnatore disse che si erano presentati così perché non avevano altro materiale ma volevano giocare.

 

Eseguito il rituale dell’appello della squadra ospitante, incominciai quello della squadra ospite al termine del quale, a norma di regolamento, mi fu facile far constatare che la gara non poteva avere inizio né essere svolta perché entrambe le squadre non avevano una divisa omogenea con l’aggravio poi della mancanza, da parte di quella di San Guido, dei numeri senza i quali sarebbe stato difficile, o meglio incontrollabile, la loro successione nel box di battuta.

 

Pensai così di aver assolto, sempre a norma di regolamento, il mio compito ma invece qui incominciarono a nascere in me dubbi e perplessità poichè mi accorsi che quei giovanetti, sempre fino ad allora vivaci, erano ammutoliti guardandosi l’un con l’altro. Dopo una frazione minima di tempo, uno di San Guido, Piero, forse il più autorevole, mi chiese quale fosse il problema più importante.

Ancora una foto dell'indimenticabile giornata. In battuta la squadra dei Salesiani
Ancora una foto dell'indimenticabile giornata. In battuta la squadra dei Salesiani

“Certamente i numeri. La tua squadra non ha i numeri sulle tute, pur se differenti, e quindi non è possibile attuare il controllo del vostro line up” risposi quasi di malavoglia per aver dovuto puntualizzare una evidente ovvietà.

Piero guardò i suoi compagni, poi mi chiese se potevo aspettare una diecina di minuti. Il gruppo allora scomparve negli spogliatoi e uscì di li a poco schierandosi davanti a me sorridenti ed a testa alta. Tutti erano a torso nudo.

“Arbitro – disse sempre il Piero – ora i numeri li abbiamo. Possiamo giocare?”

“I numeri?”

“ Certo !” ed insieme tutti si voltarono e mi fecero notare che ognuno di loro aveva riportato sulle proprie spalle con il gesso un numero identificatore.

 

Fui intimamente sorpreso ma soprattutto emozionato per questa loro grande determinazione. Ora però c’era da prendere la decisione o meno di farli giocare in quelle condizioni. Così, nella piena consapevolezza che importante per la divulgazione del baseball fosse quello di superare le difficoltà e dunque farlo giocare, e poi giocare e giocare dissi loro che il riconoscimento così andava benissimo e che andassero a rimettersi la parte superiore delle tute. Ormai li avrei riconosciuti.

 

Allora, sempre a norma di regolamento, chiamai i due dirigenti-tecnici-accompagnatori e guardandoli negli occhi dissi loro che per quella gara le procedure inerenti i controlli delle divise e dei nominativi erano state più che sufficienti e che si andava a giocare e che non avrei accettato alcuna contestazione in merito.

 

E fu una gara divertente, con grinta e viva spontaneità. Vinsero i salesiani, l’oratorio perse ma alcuni di quei discoli poi formarono anche alcune squadre divenendo bravi giocatori .

 

Il referto che scrissi non fu veritiero. A mente fredda volutamente non citai i particolari ma solo il sintetico risultato. Di certo nella mia storia è che quella decisione di far giocare nonostante tutto alla lunga è risultata quella più difficile da me presa durante i miei venti anni di giudice di gara ma intimamente ne sono stato sempre orgoglioso.

 

L’episodio è successo veramente. Questo è un ricordo mai rimosso e che sarebbe dovuto restare tale e non divulgato ma dopo tanti anni, con gli stessi attori ormai fuori dal giro e chissà dove sparsi tra problemi di lavoro e famiglia, forse il ritrovarsi tra le righe di questo scritto potrebbe riportare loro l'ebbrezza e la disinvoltura della loro età giovanile con un buon sorriso mentre agli altri eventuali lettori donare un profondo momento di meditazione misto ad una dimenticata epopea divulgativa dove tutto nel tutto pur di giocare era lecito.

 

E per una volta il regolamento dell’attività agonistica poteva rimanere nel cassetto o mandato al diavolo.

 

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Commenti: 1
  • #1

    Giovanni (martedì, 27 maggio 2014 10:09)

    Complimenti! Proprio un bel racconto!