_________________________________ Il rispetto dell'avversario è dovuto

Il sanguigno manager Lou Piniella
Il sanguigno manager Lou Piniella

di Franco Ludovisi

Dice correttamente Paolo Castagnini nel suo articolo “L’etica nel baseball del 13 maggio che il RISPETTO dell’avversario è dovuto.

Aggiunge che questa forma di rispetto è più diffusa nel baseball degli ADULTI, perché nelle categorie giovanili già ci sono tutele in caso di grandi differenze di valori in campo: è vero.

E’ anche vero che nel baseball giocato da adulti esiste la “MANIFESTA” quando vi sia una notevole differenza di valori in campo.

La “MANIFESTA” è l’affermazione che l’ETICA nel baseball adulto NON ESISTE: non rubo la base, non avanzo per più di una base, non faccio smorzate ecc, ecc., ma arrivato ad un divario di tot punti ho vinto e basta. Ma come faccio ad arrivare a tale divario se limito le mie CAPACITA’ a produrlo?

Come concilio questa etica con la necessità di raggiungere “IL PRIMA POSSIBILE per correre i RISCHI MINORI” il termine dell’incontro?

Venni insultato, non contestato, direttamente sul campo dal manager della squadra avversaria perché in una gara ufficiale avevo realizzato il decimo punto di distacco con una smorzata: Questo NON E’ baseball”, mi urlò in faccia, ma la mia squadra aveva vinto una insperata partita.

 

Se il ricevitore avversario non arriva in seconda non rubare, rispettalo:

e chi rispetta i miei corridori, tutti abili ladri, che creano la loro forza su questo fondamentale?

Questo non per aver ragione sull’argomento, ma solo per evidenziare la DIFFICOLTA’ di essere etici OLTRE LE REGOLE SCRITTE:

come, ad esempio, lanciare intenzionalmente addosso al battitore.

 

Le regole NON SCRITTE opportunamente citate da Frankie Russo, che in questo senso risulta il mio più recente ed ultimo istruttore (l’allievo ha 79 anni), sono ampiamente condivisibili perché basate sulla LOGICA della conduzione di gara:

Mi permetto però di far notare un paio di cose a proposito di due delle prime venti elencate.

 

Regola n.16. Il primo in battuta deve essere uno che ruba basi.

Pienamente d’accordo, ma se fosse possibile sarebbe preferibile che avesse una battuta da extrabase, così da poter evitare di rubare per portarsi in posizione punto. Poi se raggiunge spesso anche solo la prima allora, se è un buon rubatore, è meglio.

 

Regola n.20. Se giochi per segnare un solo punto, non ne segnerai di più.

Anche questa affermazione può essere considerata valida: se però è riferita ad una mentalità particolare.

 

Personalmente gioco punto per punto: non costruisco per ottenere il Big Inning che sembra una prerogativa del baseball italiano attuale.

Il primo battitore cerca di arrivare in posizione punto anche con l’aiuto di qualche apporto dei compagni (bunt, batti e corri ad esempio);

il battitore che lo segue cerca di farlo segnare con una valida, ma una valida che gli possa anche permettere di raggiungere la posizione punto e, se ciò avviene, altrettanto farà il battitore successivo e così via.

Gioco per segnare un solo punto o meglio un solo punto “alla volta”.

 

Onestamente, devo dire che non credo che la regola n.20 escluda questa condotta di attacco.

Si riferisce ad una condotta di gara che voglia essere riduttiva, a mio parere.

 

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Commenti: 2
  • #1

    Frankie (lunedì, 19 maggio 2014 19:27)

    Caro Franco, non credo di avere sufficiente conoscenza per essere tuo istruttore, comunque grazie. Ad ogni modo le regole sono fatte per essere infrante, quindi nulla da eccepire alla regola 20 a meno che non ci troviamo in una situazione di cui alla regola # 2. Relativamente all'eccezione della regola 16, invece, immagino che un battitore che realizza molti doppi è considerato più uno "slugger" che un "table setter", e da qui la definizione. Anche se abbastanza attuali, non ci deve sfuggire che sono regole scritte 30 anni fa.

  • #2

    franco ludovisi (martedì, 20 maggio 2014 11:08)

    Se mi informi di cose nuove che non conosco sei un mio istruttore!!!!!
    Grazie a te.
    Vero che sono regole scritte trenta anni fa: ma tutte apprezzabili e condivisibili.
    Poi qualcosa di mio ce lo metto: miei pallini, come si dice da noi.
    At salut (lo uso solo con chi mi piace).