________________________________ American Pastime

La locandina del film American Pastime
La locandina del film American Pastime

di Michele Dodde

La storia minima del baseball americano è così piena di aneddoti da farli apparire come puri fatti di cronaca e di costume sociale a tutto beneficio di una sempre maggiore amalgama delle culture multietniche di quel Paese e tanto da far proclamare al Presidente Andrew Johnson, durante un discorso all’alba della pace dopo la sanguinosa Guerra Civile, che il Baseball, quale tessuto connettivo della società statunitense, era da considerare “sport nazionale”. E il detto deve essere vero e fortemente sentito se nel 2007 la Warner Brothers ha condiviso l’opportunità di distribuire nelle sale quel film racconto drammatico o storia vera che è American Pastime.

Negli USA nulla è dovuto al caso ed ancora una volta l’oggettiva e semplice verità ricercata comunque per meglio stemperare sacche di luoghi comuni che nulla hanno a che fare con il vivere civile, ha voluto riconoscere ed evidenziare quanto sia stato incomprensibile e famigerato quell’ordine 9066 firmato da Franklin Delano Roosevelt circa i cittadini giapponesi, già naturalizzati americani, ed i loro figli allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

La storia, basata su eventi realmente accaduti all’interno di un campo di internamento, il Topaz War Relocation Center in Utah, che ha tenuti rinchiusi migliaia di giapponesi durante gli svolgimenti della seconda guerra mondiale, ha dato vita ad un film, ben diretto da Desmond Nakano, che ha mostrato pagine di una storia statunitense non ancora ingiallite ed inerenti precisi conflitti etnici e razziali resisi superabili alla fine solo ed esclusivamente con la scelta della filosofia del gioco del baseball, ovvero da un baseball che, intuito e sondato con la mente, viene poi praticato con precisi gesti atletici da cui scaturisce con forte determinazione quel palpabile collante etico che sovrasta i limiti e delinea l’uomo.

 

La partita, che contrappone gli internati contro la squadra ove gioca una delle guardie, Billy Burrell in realtà frustrato aspirante dei New York Yankees drasticamente tagliato da un superficiale scout, ha l’intimo scopo di far unire tutti realizzando nella piccola località che ospita il Topaz W.R.C. una tolleranza che metterà a dura prova gli animi ma che infine rivelerà il vero spirito della cultura americana.

 

Commenti, battute di spessore, il muto linguaggio tra padri e figli sulle tradizioni, il passaggio dei segreti nel culto della famiglia, le divise e i colori degli anni quaranta accompagnano la visione cruda e dolce di questo film sotto gli aspetti di una ritrovata via.

 

Da vedere, rivedere e tenere per se i propri pensieri per non evidenziare sempre quanto siano grandi le sfumature del baseball, questo gioco che poi in fondo gioco non lo è più.

 

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