_________________________________ Il baseball in giallo

di Michele Dodde

Per gli appassionati del baseball il periodo invernale diventa un continuo momento di riflessione sulle fasi di un campionato che poteva essere ed invece non è stato, dei se e dei perduti ma, ovvero un continuo contrario di tutto e di tutti.

Tuttavia il baseball, che con incisività parla al cuore della gente, diventa sempre più un insostituibile compagno di viaggio con cui dialogare e che è capace, pur lasciando i temi classici di una letteratura cara ai Don DeLillo (Underworld), Richard Ford (Il giorno dell’Indipendenza), John Irving (Preghiera per un amico) e Chaim Potok (Danny l’eletto), di entrare ancora una volta da protagonista e a pieno titolo anche tra le pagine noires dei romanzi popolari:

il cosiddetto romanzo “giallo”.

 

In effetti, andando a rispolverare i volumi della nota collana dei gialli Mondadori, non sono pochi gli autori che tra le righe del canovaccio di una trama oltremodo avvincente hanno citato qua e là riflessioni, fasi di gioco o risultati salienti di qualche gara. Alcuni poi, che hanno indotto sia il mitico disegnatore Carlo Jacono sia il caratteriale cartoonist Manuel Prieto a proporre nel notissimo cerchio rosso della copertina la postura del lancio come richiamo, meritano una maggiore attenzione.

 

Tra essi annotiamo “Le regole del gioco” (Mortal Stakes) di Robert B. Parker edito nel 1977. Già l’inizio è ad ampio respiro: “Era estate e per i Red Sox di Boston la vita era facile dato che, anche contro gli Yankees di New York, Marty Rabb stava lanciando alla sua maniera. Io ero presente. Ero seduto in un comodissimo posto di quella che viene chiamata la piccionaia ed ero indaffarato, oltre ad assistere alla partita, a bere Miller High Life in un capace bicchierone di carta (…..) Per i veri appassionati di baseball, pochi posti al mondo possono essere considerati migliori del Fenway Park Stadium. Le tribune infatti sono vicine al campo di gioco, il diamante è disegnato su un bellissimo prato verde (….) Assistere a una partita è come guardare in un apparecchio stereoscopico. Tutto sembra, come dire, più carico. L’erba è più verde. Le divise bianche appaiono più luminose…”.

 

Ed è l’investigatore privato Spenser che racconta in prima persona le vicissitudini in cui viene coinvolto a seguito di quanto accade proprio in seno alla sua squadra del cuore, i Boston Red Sox, con il coinvolgimento dei giocatori stessi tra cui il suo mito, quel Marty Rabb che “come Koufax è mancino e possiede un lancio veloce che lascia a bocca aperta per la precisione e la rapidità di esecuzione”.

 

Come si può evincere sono note precise con un misto di storia e fiction senza pari ed efficaci sino a: ”Tornai al mio posto proprio mentre i Red Sox stavano per battere e mi accomodai appoggiando i piedi al parapetto. Tardo giugno, sole, caldo, baseball, birra e noccioline. Ecco la felicità. L’unico neo era dato dalla pistola che tenevo nella fondina”. E risolvere il crimine da tifoso diviene per il detective di Boston un compito ingrato perché deve indagare su quell’oscura “faccenda” (partite truccate, ricatti) nell’amato mondo del baseball.

Poi c’è il classico “Che perda il migliore” (Strike Three You’re Dead), edito nel 1988 sempre con i caratteri dei gialli Mondadori e scritto da Richard Dean Rosen, ex redattore capo del “The real paper”, poi ex docente presso l’Università di Haward e successivamente produttore e sceneggiatore televisivo. Soprattutto però, sempre grande appassionato di baseball e anche lui tifoso dei Boston Red Sox.

 

Insignito del premio Edgard Allan Poe quale migliore opera prima nel 1984, “Che perda il Migliore” si rivela un racconto perfettamente assemblato nel mitico campionato americano ed il baseball, pensiero ed anima della civiltà futura, ne emerge con tutta la sua filosofia e concretezza unitamente al fascino tenebroso delle vicende umane. Hawey Blissberg, trentenne esterno centro tagliato dai Boston Red Sox ed approdato nel roster dei Providence Jewels con l’intima convinzione di ritrovare se stesso, è il protagonista affascinante e trascinatore di questo thriller pieno di colpi di scena e forte passione per il mistero ed il baseball.

 

Qui il lettore viene anche portato per mano a leggere le statistiche: “Blissberg aprì le pagine sportive del Journal-Bulletin: con la sua media esatta di 0,300, si trovava al fondo della lista dei dieci migliori battitori dell’American League. Poi enumerò le soddisfazioni rimastegli nella stagione: rovinare le speranze di primato degli Yankees nell’ultimo week end(….) raggiungendo una media di almeno tre battute valide su dieci contro i lanciatori di New York”. Ed infine un passo da antologia: “Tua! Tua! - gridò Wilton prima di svanire alla vista. Blissberg abbassò la testa, ascoltando i suoi ansiti. Il muro di destra della zona centrale del campo si avvicinava, ma non gli era ancora a ridosso. Con un’altra occhiata capì che la palla non aveva abbastanza spinta da arrivare oltre il recinto. Scattò sull’erba spugnosa, protese il corpo, il braccio sinistro in fuori: così semplice, e quasi prestabilito…la palla finì nel suo guanto, un soffice impatto silenzioso e lui in scivolata sul prato con il cuoio ben alto per mostrare all’arbitro di seconda che, sulla presa, non c’era discussione”.

 

Esperto giocatore e detective dilettante dunque, Awey Blissberg, dopo questa prima prova, diventerà un personaggio caratteriale e gradito nel diorama del baseball professionistico e felicemente ritornerà in altri episodi tra cui Fadeway.

 

Ma anche nei gialli italiani il baseball è entrato dalla porta secondario ma in modo incisivo grazie alla penna di Loriano Macchiavelli che da buon bolognese porta nel 1976 il suo inossidabile sergente di polizia Antonio Sarti, indovinato personaggio catalizzatore e carismatico, nell’inchiesta “Ombre sotto i Portici”, al campo di baseball poiché a Bologna: ”…per far venire le dieci di sera c’è una sola cosa da fare: andare al Gianni Falchi, al baseball. Devo aver detto da qualche parte che Sarti Antonio è un appassionato di Baseball. Non so cosa ci trovi: è un gioco troppo complicato per me; però permette di pensare. E’ un gioco di intelligenza, dicono. Una sfida fra chi lancia e chi deve battere…e chi ha più testa la spunta sull’altro”.

Per pura immodestia mi sono sempre chiesto se in quella citata sera era il sottoscritto a dirigere la gara.

 

Il baseball dunque, anche quando si tinge di “giallo”, non perde il suo fascino ma anzi presta volentieri le sue molteplici sfaccettature configurandosi in sintesi quale tessuto connettivo di un libero modo di essere, di pensare, di vivere.

 

E tutto questo mentre alcuni fumetti di scuola argentina, tra cui lo splendido Loco Chavez di Trillo-Altuna hanno preannunciato filosoficamente il declino della popolarità del calcio…ma questo è un altro discorso. Per ora prendiamo solo atto che il “batti e corri” è giocato e vissuto intensamente e che i vari Blissberg, Spenser, Sarti e Loco, corposi fantasmi di un contenitore che è il gioco della vita, delineano sempre più l’appassionante vitalità con la realtà dello Strike e dell’Home run. E non è poco.

 

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