________________________________ Partite di sette inning?

Nella foto Matt Harvey ancora nella lista degli infortunati dopo aver subito l'operazione al gomito nell'ottobre 2013 (AP Photo/Jeff Roberson)
Nella foto Matt Harvey ancora nella lista degli infortunati dopo aver subito l'operazione al gomito nell'ottobre 2013 (AP Photo/Jeff Roberson)

di Frankie Russo

Commenti e traduzione dall'articolo apparso su ESPN il 7 Aprile dal titolo: 

Exec: 'Games should be 7 innings'

Qualche giorno fa l’amico Paolo ha pubblicato sulle pagine di questa rubrica l’articolo “Inizia la stagione 2014” in cui fa un’attenta analisi di ciò che non funziona nei nostri campionati e proponendo anche delle soluzioni. Purtroppo non sembra essere un esclusivo problema italiano, ma sembrerebbe che anche da qualche parte negli USA si cominci a pensare al futuro. E’ quanto il giornalista Buster Olney ha appreso in una sintetica intervista ad un alto funzionario della MLB che ha voluto mantenere l’anonimato.

Il dirigente ha anticipato quanto forse si sta già discutendo nelle alte sfere per riportare il baseball agli allori di una volta.

Le partite spesso sono troppo lente, gli ascolti sono in diminuzione ed i sondaggi indicano che le giovani generazioni si attendono un gioco più vivace.

Nello stesso tempo, continua il funzionario, le squadre trovano sempre maggiori difficoltà a reclutare buoni lanciatori e anche gli infortuni sono in preoccupante aumento.

 

Se fino a qualche anno fa era l’eccessivo sforzo l’infortunio prevalente, adesso sembra che lo stress ai legamenti collaterali sia all’ordine del giorno. Jameson Taillon, primo prospetto dei Pirates, è l’ultimo esempio dei tanti lanciatori che dovrà sottoporsi al Tommy John surgery (trattasi della ricostruzione del legamento del gomito, ndr) ed è molto probabile che strada facendo incontrerà anche Bobby Parnell (partente dei NY Mets che dopo un solo inning lanciato nel 2014, è dovuto uscire ed è stato inserito nella lista degli infortunati, ndr).

 

Per il momento il dirigente ha fatto una battuta, un pensiero ad alta voce che invece potrebbe rappresentare l’assurdo o il futuro.

 

“Io credo che devono ridurre la partita a sette inning” egli sostiene.

 

Sette inning? Intendi per ogni partita? Sette inning invece di nove?

 

“Sette inning” conferma mister X asserendo che adottando questa teoria si risolverebbero molti problemi che affliggono il baseball.

 

Tra l’altro, sette inning significherebbe accorciare le partite a circa 2 ore e mezza invece delle attuali tre ore.

 

(N.d.r.) Qui si interrompe la sintesi dell’intervista lasciando luogo a molte interpretazioni e fantasie. Oltre al fattore tempo, si potrebbe ipotizzare che assisteremo a più inning lanciati dai partenti, magari più partite complete che sono divenute sempre più rare, si darà meno importanza al pitch count, vedremo meno rilievi nel bullpen, e fattore ancora più importante, si verificheranno meno infortuni.

 

Un altro giornalista dell’ESPN, David Schoenfield, invece ha riportato le sue considerazioni in merito. 

Thoughts on the seven-inning game

 

Non credo assolutamente che questa sia un’ipotesi così oltraggiosa da essere ridicolizzata o derisa. L’innovazione comporterebbe anche altre soluzioni quali quelle di evitare che il lanciatore vada in battuta, fare a meno del battitore designato e avere un line up di otto giocatori consentendo più turni alla battuta. Ovviamente tutto questo significa cambiare due regole miliari – nove inning e ordine di battuta di nove giocatori – che causerebbe inevitabilmente una guerra santa.

 

Comunque non sono d’accordo che le squadre trovano più difficoltà a trovare lanciatori di qualità. Comprendo che gli infortuni sono divenuti un problema prioritario in tutti gli sport, come d’altronde è sempre stato, ma considerare che si segnino meno punti e che i kappa siano in aumento, non indica necessariamente che le squadre hanno particolari problemi a trovare lanciatori.

 

La media di punti segnati per partita nel 2013 è stata di 4,17, la più bassa dal 1992 ed è scesa di circa un punto a partita rispetto al massimo storico che risale all’era degli steroidi quando era arrivata a 5,14 nel 2000. Con riferimento alle partite giocate fino allo scorso lunedì, la media sembra rimanere invariata: 4,05 punti per partita che è la media più bassa dal 1981 e terz’ultima dall’introduzione del DH nel 1973.

 

(Segue un paragrafo che riporta innumerevoli statistiche riguardanti gli anni a partire dal 1984 concernenti inning lanciati, lanciatori che hanno lanciato più di 100 inning, numero di kappa realizzati e molte altre. Riteniamo opportuno by passare e rimanere nel tema dei sette inning, ndr)

 

Sorvoliamo, quindi, su tutti i numeri e tratteniamoci sull’affermazione che le squadre sono in difficoltà a trovare lanciatori di qualità e quali potrebbero essere le conseguenza di una partita di sette inning.

 

(A) I partenti non devono lanciare più tanti inning. Immaginate Clayton Kershaw o Max Scherzer che lanciano solo quattro o cinque inning per partita invece di otto o nove.

(B) Viene meno la necessità di dovere utilizzare i rilievi di metà partita con tanta frequenza. Si potrebbe passare direttamente dal partente ai migliori due rilievi degli ultimi inning o non utilizzarli affatto.

(C) I manager potrebbero meglio utilizzare ed anticipare le strategie relative ai propri lanciatori contro i battitori avversari non dovendo ricorrere al bullpen per così tanti inning.

(D) Magari i partenti non avrebbero bisogno di tanti giorni di riposo tra una gara e l’altra se lanciano meno inning per partita. L’anno scorso, Kershaw ha avuto una media di 7,15 inning su 33 gare iniziate; con una media di cinque inning per partita, sarebbe in grado di iniziare 47 partite per raggiungere i 236 inning lanciati nel 2013. Si potrebbe ritornare a una rotazione di quattro partenti senza troppi rompicapo.

 

In definitiva si eviterebbero 324 inning per i lanciatori - molti dei quali lanciati dai lanciatori peggiori – tenendo pressoché invariato il numero di inning attualmente lanciati dai lanciatori migliori, e, soprattutto, senza incrementare le possibilità di infortuni. (Infatti, è probabile che eseguire 70 lanci ogni quattro giorni può causare meno danni che eseguire 100 lanci ogni cinque giorni.)

 

Altra previsione: Il numero di punti segnati scenderebbe drasticamente. Ciò che bisognerebbe considerare, in ogni caso, è che ci saranno meno lanciatori nel roster, che a loro volta potrebbero essere sostituiti da più giocatori in panchina per favorire maggiormente le strategie offensive dei manager. Ma questo piccolo vantaggio forse non sarebbe sufficiente per riequilibrare il fatto di avere tre o quattro lanciatori in meno nello staff.

 

Infine, migliore qualità dei lanciatori significherebbe meno forza in battuta e probabilmente più kappa. Ma la partita sarebbe senza dubbio più veloce.

 

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Commenti: 1
  • #1

    Michele Dodde (mercoledì, 09 aprile 2014 19:56)

    Sette innings? La proposta enunciata da mister X potrebbe diventare un interessante colloquio corale per delineare che l'evoluzione dei cambiamenti non deve interessare solo l'interpretazione dei regolamenti ma anche la completezza di una gara. In effetti ciò non viene già attuato nelle categorie quando il divario del punteggio supera tot punti , ovvero applicando la merce rule? Certo le franchigie professionistiche hanno il problema degli infortuni, ma questo mi sembra secondario rispetto alla durata di una gara che puo' annoiare il pubblico giovane cosi' abituato al fast food . Puo insegnare allora qualcosa il volley quando, al fine di ridurre il tempo delle gare e quindi rendere lo spettacolo più televisivo, cambiò la segnatura dei punti ? La bellezza del gesto atletico anzi è migliorata a tutto beneficio del volley stesso. Allora basterebbe organizzare un torneo e provare i sette innings e trarre esperienza e conclusioni. Certo i padri fondatori del baseball avrebbero qualche rigurgito ma anche il loro baseball era di gran lunga diverso da quello di oggi. Ed anche i tempi