________________________________ Umpire, geniale invenzione

di Michele Dodde

Un racconto, una storia

Qualunque siano le voci, la verità è che sono stati i Romani ad inventare tutto, dall’acqua calda agli ozi, dai ludi al rispetto delle regole. La storia poi confermerà che il tutto ha avuto origine lì, sulla riva destra del Rubicone in attesa che il buon Caio Giulio Cesare con il dado si decidesse a fare un ottimo brodo e non una soluzione all’italiana dei problemi di Roma. Fatto sta però che optò per quest’ultima ma poi non ne fu molto contento. Problemi suoi. Problemi nostri invece sono la definitiva certezza e consapevolezza che il gioco del baseball non è nato né in Gran Bretagna né negli Stati Uniti ma invece proprio lì nei dintorni di Rimini ad opera degli spazientiti legionari che pure dovevano trovare un modo per passare il tempo durante le brevi attese da una guerra all’altra.

La credibilità e validità di questa storia viene data dai resti delle antiche mura dello splendido adamantinus amphitheatrum ludorum lì a Rimini che un Romano della gente Mike rese allora celebre e che poi i vandali modenesi dei  Sao Ventura Cipriano e Munoz Orlando invece distrussero in una sola notte con tanto di sale.

 

Certo allora il gioco si faceva con i bastoni e le teste mummificate dei nemici, e pertanto detto capitis ludus, dunque casareccio e fatto a pane, pizze e fichi secchi, coordinato da elementari regole, così vicino alle attuali, e sviluppato quale passatempo delle truppe solo dopo le pesanti fatiche delle battaglie. Come tale fu esportato – guarda caso quando si era in grado di forgiare idee originali – sia in tutte le provincie romane allora conosciute sia nelle freddi terre di Albione, dove però per distinguersi quegli isolani lo chiamarono subito cricket.

 

Certo il gioco non fu subito capito dai barbari perché essi non riuscivano ad avere un gran numero di teste con cui giocare (non vincevano mai una disputa armata!) e pertanto lo imitavano secondo possibilità dandogli configurazione propria. Tuttavia piaceva molto agli intellettuali ed ai cortigiani tanto che lo caldeggiarono sempre presso il senato e le corti pur ammettendo che in esso mancava qualcosa.

 

Dopo attenti studi ci pensò allora Teodorico, il grande rex romani imperii occidentalis, il quale, dopo aver bonificato alla meglio le paludi ravennate e posto le basi in quelle pontine, passando per Neptunus, con giudizio volle ripromuovere negli anfiteatri il giusto summo gaudio plebis che era quello poi di indirizzare il pollice verso nei confronti di un malcapitato di turno. Allora, aiutato dai locali villici, dopo aver cambiato i bastoni con raffinatissime mazze elaborate dai migliori artigiani e convertito le teste con un duro involucro tenuto stretto da finta pelle umana e variato il nome stesso del gioco in quello più armonioso di pilae ludus, inventò un personaggio di riferimento, ovvero il perdente per principio, ovvero il più gustoso sale adatto a condire le pietanze più banali, ovvero l’Umpire, eroe finemente romantico e continuamente tradito.

 

Fu un giorno memorabile. Teodorico lo sentenziò con enfasi in tutte le lingue allora conosciute: “Habài ita swe. Eìthe hoùto naì. Ita fiat. Sia fatto.”

Così fu inventato l’umpire, anzi gli umpires.

 

La grande intuizione di Teodorico cambiò radicalmente le cose: il “colpisci la testa e scappa” divenne batti la palla e corri” ed il gioco finì di essere solo un passatempo divenendo puro agonismo dalle forti tinte.

 

La storia qui diventa leggenda come si legge tra l’altro nell’opera omnia “…e qui la storia assume aspetti romantici ed epici, una grande avventura del pensiero. Il gioco del batti la palla e corri, dapprima  triste e senza allegria, diviene fonte di interessi e tensione, lotta ed artifici, in sintesi il vero compendio della vita".

Uomini di corte furono chiamati a redigere proclami e regolamenti e Boethius il filosofo, Cassiodorus lo storico e Symmachus il raffinato diedero il loro contributo intellettuale nella formazione della categoria.

 

Per questa aristocratica e problematica attività fu costituita un’apposita Commissione che, concedendo prebende e privilegi, cariche e titoli, clessidre e fiaschi di vino, organizzò il primo corso per arbitri. Un’apoteosi che si tradusse in un eccezionale reclutamento.

 

Le lezioni vennero tenute tra un banchetto e l’altro o tra un processo e l’altro al fine di delineare i prodromi di una interpretazione e conoscenza culturale del regolamento che dessero le più ampie garanzie allo spettacolo ricercato. E fanno testo, allora come ora, i verbali d’esame di quel primo corso. Essi sono agli atti e vengono riproposti anno dopo anno al fine di configurare al meglio l’indiscutibile qualità della figura dell’umpire, un modo di essere, uno stile di vita. Sono la fonte di conoscenza e casistica, di studio ed interpretazioni, di etica e gestualità, della più genuina  ontologia.

 

Leggiamone allora alcuni passi con profonda umiltà.

Alla domanda: - “Qual’è la differenza tra lo strike ed il ball?”-

Si rispose: -“lo strike è uno strike, il ball è un ball”.- 

Risposta mica da nulla così profondamente limpida, e i Commissari d’esame si complimentarono tra di loro.

- “E la zona dello strike?”-.

- “Semplice: si trova moltiplicando l’area di base per l’altezza per la squadra di casa e area di base per altezza diviso due per quella ospite”-.

Matematicamente  perfetta e delittuosamente costruttiva.

- “E nello scontro frontale di due giocatori di cui uno con la palla nel guantone?”-.

- “A garbata discrezione tenendo conto bene dei colori delle maglie … e ricordando bene quelli della squadra di casa”.- 

Diabolicamente magnifica.

-“E come va interpretata la scivolata assassina” –

- ”Controllando le gocce di sangue ed espellendo il ferito”.

Fortemente divina ed esaustiva.

- “E cosa succede se l’umpire non dovesse vedere bene un’azione durante il gioco?”- .

- “Nulla, poichè in realtà i problemi ci sarebbero se riuscisse a vederla”.- 

Politicamente strabiliante.

- “Come valutare i lanci?”.-.

- “Non valutandoli ma vederne semplicemente uno sì e l’altro no”-

Magistralmente diplomatica.

- “E la gestualità nei giudizi?” -.

- “ Come capita, dove capita e se capita. O meglio di no”.

Decisamente emergente ed innovativa.

La Commissione ammutolì. La scelta di Teodorico era vincente poichè si intuì subito che la presenza in campo degli umpire, con una simile preparazione, avrebbe certamente garantito sempre il migliore degli spettacoli distraendo il popolo dai problemi politici.

 

Si sorvolò così con eleganza su altre formalità fine a se stesse quali il barbaro concetto dell’infield fly, la fuorviante capacità napoletana della palla sputata, la mafiosa sintesi del lancio illegale e così via perché ininfluenti allo svolgimento del gioco.

 

Di slancio allora furono superate le incertezze ed i timori e, dopo questi esami di rito, subito agli umpires fu profuso il carisma con il contalanci a forma di primordiale pallottoliere, una sgargiante divisa e il titolo nobiliare di Ufficiali di Gara. Poi ci fu il loro primo ingresso in campo e non ci fu più noia.

In seguito tra i neo promossi, ma questa è ancora storia, ci furono quelli che un po’ più degli altri incominciarono a fare scuola di stile e di etica elevando così una semplice intuizione a pura arte.

 

E che i tempi abbiano dato ragione a Teodorico è dato dalla notorietà acquisita nel mondo da questo gioco, chiamato successivamente baseball per via che gli americani viaggiano spesso e prendono il meglio dove lo trovano, e dalla vitalità che gli umpire, istrioni di turno o cirenei di impiego, hanno evidenziato riempiendo con salienti episodi i resoconti degli avvenimenti sportivi.

 

Ma gli umpire, questa strana categoria protetta in quanto pura razza in via di estinzione, cosa fanno ora? In effetti i peggiori vengono mandati spesso a fare danni all’estero o alle olimpiadi, i meno peggio a causare danni nell’ordinaria pratica sportiva codificata, quelli troppo bravi sono drasticamente tagliati alla soglia della massima serie. E quelli che non hanno superato gli esami?. Beh quelli, ora come allora… sono diventati tecnici, giornalisti, opinionisti o presidenti di Società sportive. E la storia infinita della terra di mezzo continua…

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Roberto Bugané (sabato, 29 marzo 2014 11:22)

    Inimitabile Michele!