________________________________ Evoluzione del lancio, evoluzione arbitrale

E' il 12 Aprile, 2013 allo Yankee Stadium dove si sta giocando Yankees - Orioles. L'arbitro di base chiama un Balk! a Sabathia che costerà il punto del pareggio di Baltimore 2-2
E' il 12 Aprile, 2013 allo Yankee Stadium dove si sta giocando Yankees - Orioles. L'arbitro di base chiama un Balk! a Sabathia che costerà il punto del pareggio di Baltimore 2-2

di Michele Dodde

L’incisivo e stimolante articolo di Franco Ludovisi inerente l’evoluzione tecnica del lancio invita a più riflessioni tendenti a migliorare il rendimento pratico di un lanciatore partita durante. E giustamente termina dicendo che “non credo che ci sarà mai fine nell’evoluzione delle tecniche di lancio, come a quelle di battuta ma a mio parere ha dimenticato di concludere con …come a quelle interpretative da parte degli umpire.” Infatti è fuor di luogo che anche gli umpire prendono in considerazione i vari tipi di lancio per delineare al meglio sia la loro interpretativa Zona dello Strike (di cui si parlerà in un prossimo articolo) sia i limiti accademici per non fuorviare nel Balk.

Il baseball infatti, a partire dalla sua nascita, ha avuto sempre una continua evoluzione che, investendo la giusta interpretazione culturale, ha sfumato le spigolature di un regolamento con logica raffinata nella codificazione di atti leciti e non. Ed è per tale motivo che ho sempre evidenziato quanto sia importante attuare una giusta e creativa interpretazione ontologica del regolamento stesso per  ricercare nello studio e nella lettura dei paragrafi l’essenza ultima al fine di configurare appieno quanto necessita per rispondere ai quesiti emergenti.

Quindi, proprio tale interpretazione, che è fortemente in antitesi a quella nominalista dei tifosi più evanescenti, apporta al Regolamento Tecnico  quell’innegabile carisma di insostituibile fonte di ricchezza, di novità e di sottili sfumature che ben si attagliano alle situazioni di gioco giocato, e poi parlato, sino a soddisfare ampiamente in ogni particolare.

 

L’argomento principe per gli umpire è indiscutibilmente la regola 8, ovvero quella interamente dedicata al lanciatore e che si sviluppa per ben 11 pagine a loro volta fonte inesauribile  di un incredibile fascino ammaliatore e padrona di risvolti poliedrici e mai fedeli. Questa regola lascia intuire che un giocatore assume il ruolo di lanciatore solo ed esclusivamente nel momento in cui un suo piede, che poi verrà chiamato piede di perno, sarà posto a contatto della pedana, o meglio “deve stare interamente sopra o davanti la pedana di lancio, a contatto con la medesima, e non sporgere lateralmente ad essa”.

 

A questo punto è opportuno evidenziare come siano il contatto e la pedana, attrezzo di riferimento di appena 0,15x0,60, a contraddistinguere la figura del lanciatore da un interno qualsiasi e che solo dopo aver osservato tale incombenza il giocatore diviene ancora una volta genio e sregolatezza della dinamica esecutiva del lancio e dei successivi giochi in diamante. Ed è pur vero che solo dopo aver stabilito il contatto con il piede di perno e configurato i vari preliminari quali i segnali, le mani e la fermata egli può librarsi con il movimento intrinseco vero e proprio al fine di traslare il proprio baricentro per un più lungo segmento e quindi in perfetto equilibrio per imprimere alla palla una maggior energia cinetica, ovvero una maggior velocità e/o effetti.

 

Ed ecco infine che, dopo il piede di contatto, viene evidenziato il piede di passo, soggetto scomodo e speciale che, da par suo, disdegna paragoni e confusione acquisendo indiscussa dignità propria non volendo essere da meno del collega in arte piede di perno relegato di fatto alla sola spinta. Dunque fattori importanti che devono richiamare l’attenzione dell’umpire sono: pedana, piede di perno e piede di passo cui ora aggiungere: posizione di caricamento, posizione fissa, posizione delle spalle e movimento delle braccia.

 

Ma adesso andiamo con ordine: recita il Regolamento Tecnico che “al lanciatore (…) sarà permesso di effettuare non più di otto lanci” (8.03) che vengono definiti “preparatori”. In effetti, per chi sa, questi lanci vengono utilizzati dal lanciatore per dialogare con il ricevitore circa i limiti della Zona dello Strike individuata dall’umpire (e qui è bene ricordare che un umpire diventa sempre più bravo quanto sempre più costante sarà la sua visione della Zona dello Strike) ma è anche vero che gli stessi ad un attento umpire indicheranno la postura ed i movimenti connaturati al lancio attuati dal lanciatore poichè ogni lanciatore ha un suo specifico stile inerente il lancio.

 

Questo dialogo muto è molto affascinante, oltre che importante, perché sintetizza i ruoli e il giudizio dell’umpire rendendo filosoficamente quasi nulla la paginata del comma 8.05 in quanto basterebbe precisare che ogni movimento attuato dal lanciatore, ovvero da quel difensore divenuto lanciatore perché a contatto della pedana, si rilevasse non attinente al lancio, ovvero tendente deliberatamente ad ingannare i corridori sulle basi, è un fallo. Semplice? Certamente, poiché le alinee a), b) ecc. che sanzionano i vari momenti di un fallo sono stati elencati a seguito di problematiche discussioni interpretative sul cosiddetto lancio che non è poi tale se la palla lascia la mano prima che il piede di passo abbia compiuto lo stesso.

 

Ma un buon umpire, dopo aver giudicato le molte gare che gli competeranno, saprà subito individuare quando il lanciatore ha effettuato un movimento “ingannevole” relativo al proprio caricamento per il lancio. Ecco dunque “l’atto illecito che l’umpire andrà a sanzionare nella sua direzione del gioco.

 

In chiusura infine mi piace andare a sfogliare  quella  bibbia  che è il   “Make The Right Call” (Fai la Giusta Chiamata), edito  sotto la supervisione della Major League, e leggere che   “any umpire may call a balk but base umpires are sometimes in a better position to call a balk than the plate umpire”  (ciascun umpire può chiamare il balk ma spesso sono gli umpire di base a trovarsi, rispetto all’umpire capo, in una migliore posizione per chiamare il balck) e,  ciliegina   sulla   torta: a manager or coach may not protest the call of a balk as defined in 8.05©. If such protest is made, the manager or coach shall be ejected from the game(Il manager o il coach non possono protestare sulla chiamata di balk, come sancisce la regola 8.05. Se viene effettuata questa protesta, il manager ed il coach saranno espulsi dal diamante).

 

E questa forse è la regola più importante….anche se non scritta.

Un solo rammarico: non aver mai avuto la possibilità di giudicare i lanci dell’amico Ludovisi durante una gara. Avremmo fatto l’alba sul diamante.

 

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Commenti: 1
  • #1

    franco ludovisi (martedì, 25 febbraio 2014 18:56)

    Caro Michele,
    l’alba su un diamante a parlare di baseball la possiamo ancora fare anche senza i miei “strepitosi” lanci di quando ero un abile curvaiolo:
    e ci ritroveremmo anche in buona compagnia, perché di appassionati cultori del nostro sport, disposti a fare l’alba dissertando di baseball, ne conosco moltissimi.
    Ma se tu Michele avessi avuto l’opportunità di stare a casa base mentre io ero sul monte non avresti avuto grandi difficoltà: vuoi per la tua capacità nel giudicare, vuoi perché io stesso avrei individuato - dopo pochissimi lanci - il tuo modo preferito di chiamarli e mi ci sarei immediatamente adattato.
    Ma soprattutto perché, ogni mio lancio utile sarebbe stato quasi sempre battuto immediatamente, tanto invitante era da battere.
    E per fortuna mia raramente in modo valido.
    Ed anche sulle astuzie nei giochi sulle basi mi sono sempre attenuto alle regole: non ho mai, credo, cercato il successo sfruttando al limite (ed oltre) il regolamento: doveva essere la mia abilità (o la dabbenaggine altrui) a determinare il successo di una azione sulle basi.
    Ed anche ai miei allievi ho sempre insegnato la correttezza unita alla passione per ottenere risultati sui corridori.
    Mi definirono, nel lontano 59 ( Tommaso Tommasi ) “tetragono” e dovetti ricorrere al dizionario italiano per capirne appieno il significato: ed era vero che ero “quadrato” in tutto quello che facevo nel baseball.
    Nella vita un po’ meno.
    Ricordo che contro la squadra militare della base americana di Bitburg, dove ci allenavamo con la Nazionale negli anni 60, fintai un’ assistenza sul corridore in seconda per poi tirare immediatamente in terza per cogliere sbilanciato il corridore su quella base: l’azione andò vicinissima al successo, ma l’arbitro di base (statunitense) mi consigliò di non ripetere l’azione che veniva da lui considerata non regolare. In Italia il gioco era ammesso, ma da quel momento mi fu impossibile ripeterlo perché sapevo che l’azione era al limite della correttezza.
    Come tu prevedi forse avremmo fatto l’alba comunque: come la facevamo una volta a Ronchi nelle famose “settimane del baseball” dove si discuteva fino a notte fonda di ottimo baseball davanti a bicchieri di altrettanto ottimo “vin terran”.
    Vogliamo fare una rimpatriata? Io ci stò.