________________________________ Miguel Cabrera: Il migliore!

Paul Sancya/Associated Press
Paul Sancya/Associated Press

di Frankie Russo

Miguel Cabrera è ormai considerato all’unanimità il miglior battitore sul pianeta. In undici anni di carriera, lo “slugger” venezuelano ha una MB di 321, 365 HR, 1.260 RBI e 967 di OPS; 5 volte Silver Slugger (miglior battitore nel suo ruolo); nominato MVP per 2 anni consecutivi e una Triplo Corona conquistata nel 2012 (non succedeva dal 1967). Un’ernia inguinale ha forse impedito a Cabrera di conquistare la TC anche nel 2013. Ha un contratto di otto anni con i Detroit Tigers per 152 milioni di dollari che scade a fine 2015. Ha iniziato la carriera come interbase, come la madre, e già a 16 anni aveva firmato un contratto di oltre un milione di dollari.

Miguel Cabrera è nato il 18 aprile 1983 in Venezuela, e fece il suo debutto nelle majors con i Florida Marlins nel 2003, giocando in 1B, 3B ed ES. Quell’anno i Marlins ebbero un deludente 16-22 inizio di stagione, sotto la guida di Jeff Torborg che a maggio fu sostituito dal 73enne Jack McKeon, il quale, con un record di 75-49, guidò Florida ai playoff. Cabrera iniziò l’anno nelle minors e debuttò in prima squadra il 20 giugno.

 

Conquistato il diritto a partecipare ai playoff, i Marlins sconfissero i Chicago Cubs nella NLCS, grazie anche alla famosa interferenza meglio conosciuta come “Bartman’s play” (di cui ci siamo occupati in un articolo del 15 gennaio), e furono pronti ad affrontare i NY Yankees nella classica di ottobre. Le grandi prestazioni di Ivan “Pudge” Rodriguez, Jeff Conine, Juan Pierre, del MVP Josh Beckett e naturalmente di Miguel Cabrera, trascinarono i Florida Marlins ad aggiudicarsi le World Series, tra la sorpresa generale. Nel suo primo faccia a faccia contro Roger Clemens, "Miggy" lo colpì duro con un fuori campo da due punti.

 

Ma com’è stato possibile che un giocatore di questo calibro da “acquatico pesce spada” della calda Miami sia diventato una “aggressiva tigre” della fredda Detroit? Tutto ebbe inizio il 4 dicembre 2007 a Nashville, nel Tennesse, dove si svolgeva l’annuale meeting tra le squadre di MLB cogliendo tutti di sorpresa, non escluso lo staff dei Detroit Tigers.

 

Dopo dodici anni di campionati deludenti, nel 2006 e inaspettatamente, i Detroit Tigers arrivarono a giocare nelle World Series dove furono poi sconfitti in sei gare dai St. Louis Cardinals. Ora l’organizzazione era in una fase di ricostruzione per vincere finalmente il titolo di campione che mancava dal 1984. La squadra si era già rinforzata per il 2008 con l’acquisizione dell’interbase Edgar Renteria, l’esterno Jacque Jones e le conferme di Kenny Rogers-partente, Todd Jones-closer e Pudge Rodriguez-ricevitore. Quindi, la settimana da trascorrere a Nashville era prevista come un periodo di riposo, o almeno così si pensava.

 

“Sono qui solo per bere qualche bicchiere di vino e incontrare qualche amico” ebbe a dire l’allora manager Jim Leyland.

 

C’era un gran parlare che l’asso dei Minnesota Twins Johan Santana, due volte vincitore del premio Cy Young e uno dei più formidabili giovani sluggers in giro, Miguel Cabrera, erano stati messi sul mercato. Le trattative si presentavano difficili per qualsiasi società considerata l’alta posta in gioco come contropartita da offrire in cambio. Per Detroit, non era nemmeno immaginabile mettere sul tavolo delle negoziazioni uno dei loro due intoccabili prospetti, Andrew Miller, ora rilievo dei Boston Red Sox, o Cameron Maybin, ora esterno dei San Diego Padres, figuriamoci entrambi!

 

Alle sette di mattina squilla il telefono di Dave Dombrowsky, General Manager dei Tigers, all’altro capo del filo Larry Beinfest, responsabile delle trattative dei Florida Marlins, il quale propone uno scambio di Miguel Cabrera e Dontrelle Willis chiedendo in cambio, ovviamente, Andrew Miller e Camerun Maybin, oltre ad altri quattro giocatori da essere nominati. Dombrowsky rimase senza parole, ci mise qualche istante per riprendersi e chiese del tempo prima di dare una risposta. Anche se DD aveva carta bianca per le trattative, una così importante e imponente era fuori il suo controllo. Ancora incredulo, convocò nella suite dell’albergo tutto il suo staff, collaboratori, dirigenti, scout e manager e chiuse la porta a chiave.

 

“Ho ricevuto una proposta dai Marlins, ci hanno offerto Cabrera e Willis. Voglio solo sentire da voi se siete d’accordo o meno a continuare la trattativa. Non pensate alla questione economica perché quello è compito mio!”

 

Nella stanza scese un silenzio di tomba, ma ad uno ad uno, dopo essersi ripresi anch’essi dallo stupore, tutti diedero parere favorevole.

 

“Non si sentiva volare una mosca,” racconta Leyland “generalmente le trattative non mi toccavano, ma questa era diversa dalle altre. Poi, all’unanimità ci fu il “Go for it” e non poteva essere altrimenti”.

 

Adesso bisognava avvertire il proprietario, il boss, Mr. Mike Illitch, che aveva fatto la sua fortuna con la catena alimentare di Little Caesers Pizza (Illitch è anche proprietario Detroit Red Wings, squadra di hockey sul ghiaccio). Senza il suo consenso un affare di tale rilevanza non si sarebbe mai potuto nemmeno discutere, sia per il valore economico, sia per i giovani talenti coinvolti nella trattativa.

 

“Sei seduto?” chiese DD al 78enne Mr. I che scoppiò in una sonora risata.

 

Dopo aver vinto tanto con i Red Wings, il desiderio principale di Mr. Illith ora era di vincere le World Series per la città di Detroit, e per raggiungere l’obiettivo era disposto a qualsiasi sacrificio, non escluso quello economico. Gli acquisti di I. Rodriguez, M. Ordonez, C. Guillen, K. Rogers e G. Sheffield ne erano stati la prova tangibile. Adesso si prospettava la possibilità di aggiungere Cabrera al già talentuoso roster dei Tigers.

 

Finito di esporre tutti i dettagli dell’operazione, il boss era eccitato al pensiero di vedere la “old english D” sul petto di Cabrera e rispose con un “WOW”!, significando che il campione venezuelano stava per diventare un “Tiger”.

 

Dombrowsky telefonò a Beinfest per confermare l’affare e che si sarebbero potute iniziare le procedere burocratiche. Nonostante internet, e-mails, fax, e tutta la tecnologia del mondo, rimaneva ancora un ostacolo: le visite mediche, senza la quale i contratti non si firmano. A questo punto il timore di Dombrowsky era che qualcuno venisse a conoscenza dello scambio e che potesse compromettere la trattativa. Lo staff di Detroit fu di nuovo convocato nella suite del GM, il quale fece giurare a tutti il silenzio assoluto. Ma Dombrowsky ancora non si sentiva tranquillo perché in quel periodo i giornalisti erano in agguato come coccodrilli. Con questa preoccupazione in mente, DD prese una decisione ancora più drastica: sequestrò letteralmente tutti i membri dello staff, ordinò pizza per cena, e non fece uscire nessuno dalla sua stanza se non a tarda notte per andare a dormire. L’unico che ebbe il permesso di lasciare la stanza solo per qualche minuto fu Leyland all’unico scopo di fumare una tanto desiderata sigaretta.

 

Racconta il manager: 

“Era come passare davanti all’albero di Natale circondato da regali e nessuno ti dava l’autorizzazione per poterli aprire”.

 

I sospetti di Dombrowsky comunque non erano infondati, l’assenza dei dirigenti di Detroit nella hall dell’albergo era stata notata e cominciavano a circolare voci in merito. Alcuni giornalisti si precipitarono al sesto piano bussando alla porta del GM chiedendo per la quotidiana conferenza stampa e sentirsi solo rispondere che la conferenza era stata annullata. Qualche giornalista raccontò che a quel punto cominciò già a preparare l’articolo lasciando degli spazi vuoti per poi inserire il nome degli altri giocatori coinvolti!

 

Alla fine, dopo ben 31 ore, DD ricevette la tanto attesa telefonata e si rivolse ai suoi collaboratori con i pollici rivolti verso l’alto, era finito un incubo. Il più sollevato di tutti si dimostrò il manager Leyland (affettuosamente sopranominato Ol’ Smokey), e non solo perché aveva aggiunto un pezzo da novanta al line-up, ma perché finalmente poteva avere libero accesso ai suoi pacchetti di Marlboro e aggiunse:

 

“Bisogna dare il massimo dei voti a Dave per il modo in cui ha condotto la trattativa. Nessuno poteva immaginare che uno scambio del genere potesse mai succedere, è stata un’operazione che difficilmente potrò mai rivivere, ho sofferto di mal di testa per due giorni. Io sono un manager, succede spesso che devo prendere delle decisioni importanti in partita e in pochi secondi, ma sinceramente non credo che sarei stato in grado di gestire qualcosa simile a quello che abbiamo vissuto in quei due giorni”.

 

Terminate le procedure Dombrowsky, ultra soddisfatto, rivelò altri retroscena verificatesi alcuni giorni prima di partire per le winter meetings. Sorprendentemente, ed inaspettatamente, il GM ricevette una telefonata dal boss. Era la prima volta in sei anni che Mr. I lo chiamava a casa per parlare di affari, generalmente lo convocava a casa.

 

Mr. I: “Leggo sui giornali che questo Miguel Cabrera sarà messo sul mercato. Potremmo essere interessati?”

DD: “Certamente” non immaginando come sarebbe finita la conversazione. D’altronde lui conosceva Cabrera molto bene essendo stato lui ad offrirgli il primo contratto da professionista nel 1999.

Mr. I: ”Penso che ci potrebbe tornare molto utile come giocatore”.

DD: “Penso proprio di si”, e chi non vorrebbe Cabrera nel suo line-up pensava Dave.

Mr. I: “Allora va bene, credo che è qualcosa su cui dobbiamo lavorare”.

 

Così terminò la conversazione con Dombrowsky ancora incredulo pensando quale grande opportunità gli era stata offerta dal boss. Mai nel business del baseball un collaboratore intelligente deve rifiutare di seguire i consigli del Gran Capo. Non era un segreto che Cabrera fosse sul mercato per il prezzo giusto.

 

Oltre alle molte onorificenze personali, Miguel Cabrera ha guidato i Tigers a campionati coronati da successi dopo vent’anni di delusioni:

2009: 1^ classificata;

2010: 3^ classificata;

2011: eliminati nella ALCS (semifinali);

2012: sconfitti nelle World Series;

2013: eliminati nelle ALCS.

 

Per i tifosi, e per Mr. Illitch, non resta che sperare che finalmente Cabrera possa condurre Detroit alla conquista del titolo delle World Series che manca ormai dal lontano 1984.

 

 

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