________________________________ Softball senza barriere e confini

di Paolo Castagnini

Cari amici oggi parliamo di softball, ma non solo. Vi voglio segnalare un progetto che sta sconquassando questo sport nel panorama nazionale. Come sempre le cose nuove ad alcuni piacciono e ad altri un po' meno. Si da il caso che io sia tra quelli che amano le novità. Poi sarà il tempo a giudicare se i progetti sono positivi o meno. Molti di voi conoscono il mio passato e quello dei miei collaboratori. Molti sono stati i progetti realizzati alcuni a buon fine altri meno e sempre con lo stesso denominatore comune: Proporre cose nuove per stimolare l'ambiente del baseball e del softball. Tra i tanti quello su cui state leggendo questo articolo è uno: Baseball On The Road. Oggi però i progetti di cui vi voglio parlare non sono nostri, ma di una persona che sta facendo molto parlare di se: Fabio Cecchin.

Per farvi conoscere meglio le sue idee ho pensato di presentarvelo con un'intervista a cui Fabio ha risposto con grande entusiasmo, passando dal softball al baseball e al business, il tutto a 360 gradi.

Fabio Cecchin raccontaci di te, presentati

Sono Fabio, ho quasi 50^ anni e vivo a Castelfranco Veneto, sposato, con tre straordinarie figlie, una gioca a volley, Sofia a softball, e la più grande, pensa a un futuro ‘d’architetto. Mi occupo di vendite lavorando in maniera autonoma, coprendo tutta Italia e in parte l’Europa.

Dopo la scuola ho intrapreso una carriera come fotografo e grafico, poi ho lavorato nel management di una importante agenzia per l’organizzazione di concerti internazionali, ho lavorato in un’agenzia di pubblicità e marketing, per passare poi definitivamente a fare il commerciale Italia in vari settori.

 

Fabio come sei arrivato al softball

Otto anni fa mia figlia Sofia è stata invitata a giocare a Baseball a Castelfranco Veneto, e da li ho iniziato a frequentare campi e tornei, appassionandomi sempre più, dopo un paio d’anni è passata ai Thunders Softball Castellana. Ho cominciato ad innamorarmene e a studiare pagine di regolamento. Dopo un po’ di tempo, la società Thunders, vedendo la mia passione, mi ha eletto vice presidente. E poi tutto il resto.

 

Che cosa ti ha spinto ad intraprendere un'iniziativa così ambiziosa quale il Camp estivo di Lignano

Facciamo un passo indietro nel 2011. All’intero dei Thunders, ho cominciato a sfruttare le mie conoscenze organizzative e mi sono occupato dell’immagine” dell’evento EMEA Little League 2011.

Dopo questo esperimento che mi ha messo a confronto con un’organizzazione americana facente parte dello staff EMEA, è nata una forte curiosità nei confronti del mondo del Softball Americano.

Ho iniziato a prendere contati con importanti atlete/coach olimpioniche oltre oceano, e navigando sui siti internet del softball americano mi sono reso conto dell’enorme quantità e importanza di camp che venivano continuamente proposti. Così è nata la realizzazione come Thunders, del primo America Camp 2012, con una durata di due soli giorni, ad Aprile 2012 a Castelfranco Veneto con la presenza di ben 70 atlete e vari tecnici Italiani inclusa Marina Centrone, Anna Battigelli e molti altri, compreso il Presidente del CNT Moretti.

Dall’esperienza del camp 2012, e dal periodo passato a stretto contatto con dei mostri sacri del Softball come Andrea Duran, Jaisa e Whitney, ho iniziato a preparare un altro Camp per il 2013, creando assieme a Alessandro Prinic, responsabile amministrativo, una Associazione Culturale, la DUEVENTIpresenta A.C., inizialmente autonoma e successivamente creando una collaborazione con Teammate che si è occupata dei rapporti con la FIBSA questo punto tutto era pronto per iniziare il nuovo ed ambizioso progetto Softball&Beach camp 2013.

 

Qual'é stato il bilancio di quella prima iniziativa

Il risultato è stato a due facciate: sotto il profilo sportivo veramente ottimo! Come primo camp (impegnativo in quanto durato sei giorni) abbiamo avuto 52 presenze come atlete, arrivate da tutta Italia, Sicilia compresa, dalla Spagna e dalle basi nato Italiane, invece si sono iscritti solo 7 tecnici. Abbiamo avuto uno staff di American Coach favoloso, in quanto c’è stato un connubio perfetto tra Laura Berg, Lovie Jung, pluri Olimpioniche e Anjelica Selden, Calista Ballko molto più giovani e non cosi famose, ma sicuramente più portate al rapporto con le atlete.

 

Il camp ha visto un’organizzazione impeccabile scandita da ritmi micidiali, che non lasciava posto a pause troppo lunghe. Si è lavorato sodo, con un inquadramento da college, dove l’unica cosa era Softball. Siamo riusciti a mettere a disposizione dei tecnici Italiani, uno spazio dove le coach americane interagivano in maniera privata esaudendo vari argomenti, inserendo anche una giornata di gare.

 

Nello stesso tempo abbiamo cercato di non far pesare troppo i costi d’iscrizione sulle ragazze. Il numero di iscritte però, che secondo le nostre previsioni doveva essere di qualche decina in più, ci ha pesato causando una perdita economica sostanziale e non avendo nessuno sponsor e nessun contributo è stato mio il compito di sanare il bilancio con fondi personali.

 

Non ti sei fermato però. Sei subito partito con Malta e forse qualcos'altro che mi sfugge?

Ecco l’evoluzione dal Softball&Beach ad oggi in un breve riassunto: aspettando il prossimo camp, ho sfruttato l’idea di un team nato per il torneo di Castelfranco e formato da ragazze dai 14 ai 18 anni che avevano partecipato al camp di Lignano, lo stesso team che a Castelfranco aveva visto le American Coach come manager e coach del team stesso. Da qui sono partito con un progetto che prevedeva: far giocare le ragazze in campi all’aperto anche nei mesi invernali, e nello stesso tempo confrontarsi con altre culture, paesi e ambienti, ribadendo i concetti chiave del Camp di Lignano: comportamento, dedizione, tecnica, il tutto senza imposizioni ma con l’istinto del vero sportivo, che per la sua passione si adatta, rispetta, si da!

 

In questo progetto sono riuscito a coinvolgere degli ottimi tecnici: Maristella Perizzolo, Ambra del Prato, Paola Pelloni, che ringrazio per la loro disponibilità e la fortuna di poter lavorare con Marina Centrone, autorizzata dalla Federazione, che ci ha seguito e supportato in maniera splendida.

 

Per tornare al progetto, abbiamo cercato luoghi dal clima mite e quindi a novembre a Valencia in un torneo con squadre Spagnole; a dicembre a Malta con squadre maltesi e italiane, ed ora ci stiamo preparando per il top in Marzo a Barcellona dove le nostre atlete affronteranno un Torneo seniores Internazionale il “Softball Gava Cap”. Il tutto è auto finanziato dalle atlete e tecnici e in parte da me.

La soddisfazione maggiore anche in questo caso è stata l’evoluzione e crescita di molte di queste atlete che, anche secondo il parere di Marina, ha portato a dei cambiamenti inimmaginabili.

Un altro risultato di tutto questo è il coinvolgimento di atlete Europee per i prossimi Camp Team. Ho già avuto la richiesta dalle amiche Spagnole, che parteciperanno in massa al prossimo Camp di Lignano 2014.

 

Fai tutto questo per business o perché vuoi contribuire al miglioramento del softball? 

Credo che già da quanto detto sino ad ora si capisca che se facessi tutto questo per business farei meglio a cambiare lavoro, visto che investo personalmente un sacco di soldi.

Diciamo che faccio tutto questo per passione come il 99% degli addetti ai lavori nel softball Italiano. Questo non toglie che si possa contribuire a cambiare le regole.

Preferisco usare il termine “cambiamento” più che "miglioramento" in quanto non ho la presunzione e la facoltà di potermi definire in grado di “migliorare” il Softball, ma sicuramente quello di contribuire a far capire che a volte l'ottusità all’interno di alcune società limita la liberta di "espressione sportiva agonistica" delle nostre atlete. Infatti in determinate condizioni, con i dovuti contributi tecnici ed etici, queste ragazze possono veramente dare tanto in primis a loro stese e di conseguenza a tutto il movimento.

 

Il progetto Camp Team ha pienamente dimostrato che la pura passione libera per questo sport permette di non avere barriere mentali e geografiche, né di età né di ruolo, pur seguendo comunque dei sani principi invalicabili, da tutti noi sempre usati come: COMPORTAMENTO, DEDIZIONE, TECNICA.

 

Secondo te non si sposerebbero insieme Miglioramento del softball o del baseball e business?

Se devo interpretare correttamente la tua domanda, mi vuoi chiedere se trovando un modo di fare business con questi sport e di conseguenza avere più soldi a disposizione si migliorerebbe il softball e baseball? Innanzitutto io per principio tendo a non confondere le due cose. Il confine che divide business e sport è fragilissimo e appena viene rotto lo sport viene inquinato.

Questo non vuol dire che se ci fosse, iniettando più denaro, farebbe sicuramente male, anzi! Attualmente stiamo vivendo dei momenti bui, dove le società chiudono i battenti per mancanza di fondi, con sempre più difficoltà di trovare sponsorizzazioni sufficienti per il minimo mantenimento.

 

A questi livelli credo che qualsiasi business che porti denaro, può solo migliorare il softball e il baseball. Mancano soldi per inserire tecnici nuovi, per corsi di formazione, per clinic, camp, e quant’altro che possa dare una smossa a questo nostro sport fossilizzato, anzi trascinato da ormai condottieri vecchi, stanchi e con concetti superati, ma anche gli unici che gratuitamente danno tutto se stessi. Allora caro Paolo se hai un’idea per un business da sposare subito con il softball e il baseball è meglio che la tiri fuori dal cappello magico.

 

Negli Stati Uniti tutto è business. Perché da noi questa parola soprattutto se messa nello sport fa scandalo?

Ci sarebbe una risposta sbrigativa ma non esaudiente: perché siamo in Italia!

 

Poi non e così vero perché se pensiamo ad altri sport dove il ritorno è sicuramente elevato, il business viaggia alla grande allacciato allo sport in tutto e per tutto anche in Italia. Ho lavorato in questo settore cioè la pubblicità e il marketing e guarda caso nel settore articoli sportivi, con annessi e connessi, e ti posso garantire che nel calcio, nel tennis, nell’automobilismo ecc. anche in Italia il business legato allo sport non scherza.

 

La differenza è che gli americani e l’America hanno fatto dello sport stesso un brand che si auto veicola. Una squadra di Baseball, tipo i Red Sox, non ha bisogno di usare lo sport (il baseball-Softball) per promuovere un altro brand, ma è il loro logo stesso, del loro brand, della loro squadra ad avere un’attrazione talmente forte da venderne l’immagine, di creare macchine per soldi di tuti i tipi e quant’altro, facendolo diventare un oggetto di culto per tutti, non solo per i tifosi.

 

Se ci pensi in Italia non vedi una ragazza o ragazzo di un certo ceppo culturale che giri con una t-shirt della “Juventus” pur essendo uno sport in Italia importante come il Baseball in America. Negli Stati Uniti girare con la t-shirt dei Red Sox o dei Yankees è “cool” e fa moda.. mi sono spiegato?

È come se ci fosse un tennista che si chiama “Nike” per darti un valore d’immagine, si venderebbe qualsiasi cosa “Nike” senza bisogno di veicolarla su di uno sport che abbia un’alta visibilità.

Tutto questo per dire che in America tutto lo sport è pane quotidiano per tutti e tutti lo cercano.

 

I casi simili che abbiamo in Italia sono per esempio: Ferrari, che ha i sui punti vendita e i suoi prodotti, ma il business che crea è minimo rispetto al costo di mantenimento dello sport stesso.

Per chiudere questo argomento ti posso dire solo una cosa, che quello che ci diversifica in maniera totale con gli Americani è che a noi manca completamente la fame di sport!

 

Potremo vivere anche senza, gli americani no! Ne hanno estremo bisogno come fosse un ingrediente indispensabile della loro vita e lo hanno messo in tutto come elemento culturale istruttivo etico. Basta che un qualsiasi sport porti alla ribalta un team, un atleta e quello diventa una loro droga e vogliono tutto quello che produce, creando business, quindi denaro, introiti per la società stessa che potrà permettersi di aumentare il valore aggiunto e sua volta investirlo in nuovi coach atleti ecc. che non hanno bisogno di girare con la maglietta Easton per essere qualcuno, ma basta che ci sia scritto il nome del loro team.

 

Gli americani, non sano vestirsi, non sanno mangiare, non hanno buon gusto, non hanno cultura storica, quindi qualsiasi cosa gli scaraventi addosso che sia legata allo sport, che è la loro “cultura” gli va bene e diventa stimolante, in quanto unico concetto “trendy” che hanno.

Parlami della prossima iniziativa

Ho appena ultimato tutta l’organizzazione pre Camp 2014, che si svolgerà dal 26 al 31 Agosto sempre presso il Ge.tur di Lignano, lo schema sarà quello della passata edizione. Quest’anno ho leggermente variato la tipologia degli America Coach, preferendo coach giovani, ma molto preparate e di professione camper, trascurando un po’ le olimpioniche, in quanto ho notato che un coach giovane che lo fa di professione, da sicuramente un risultato migliore. I nomi Per il Softball&Beach 2014 sono: Jen Schroeder, Savana Lioyd, Morgan Stuart, Katie Schroeder, poi avremmo anche in questa edizione Marina Centrone, Paola Marfoglia e Daniele Santolupo.

 

Parlando di camp e di staff Nazionale Softball, devo fare una precisazione, quello di quest’anno sarà l’ultimo Softball camp fatto unicamente dalla DUEVENTIpresenta, perché con la Teammate (società partecipata dalla FIBS) abbiamo stretto un accordo che ci vedrà lavorare assieme a partire già da metà 2014. Credo che il connubio potrà sicuramente portare a dei progetti di gran valore e di crescita per il Softball Italiano, d’altronde i grandi businessman ci insegnano che l’inserimento del “privato” nel “pubblico” da sicuramente degli ottimi risultati.

 

Ti anticipo alcuni progetti che sottoporrò a Teammate e alla Federazione, uno di questi è riuscire a far diventare i camp evento “obbligatorio” a livello istruttivo per le nostre atlete, arrivando a farne 4/5 all’anno abbattendo i costi e portando tramite sponsor e altro, il prezzo d’iscrizione appetibile a tutti.

Io, ma non da solo, siamo convinti che quello che offre un camp ben fatto, vale come 30 allenamenti, o forse di più. Con questo concetto vorrei riuscire a portare gratuitamente anche i Try Out all’intero dei camp, escludendo quello categoria ragazze e quelli regionali, ma sono convinto che avere 3-4 giorni per valutare, sotto tutti i punti di vista un’atleta, sia molto più significativo che sceglierlo avendolo visto qualche ora….

 

Altro Progetto già delineato è il Softball Without Borders che ha già fatto la sua apparizione nei vari tornei del Camp Team. Oltre che a divulgare la voglia di globalizzare il Softball, uno dei nostri modi di usare questo slogan presente nelle T-shirt pre game del Camp team, è quello di fare un allenamento in comune con la squadra ospitante in ogni torneo che andiamo. Approfondendo la questione posso dirvi che assieme a Marina abbiamo definito questo slogan: Atleta-Softball, Zero barriere, geografiche, culturali, ambientali, emotive, tecniche, di gruppo, di espressione, di reazione. L’atleta perfeziona la sua crescita, in ambienti sconosciuti e non, cancellando tutte l’emozioni che possono ritardare il tempo di reazione nella gara, nelle singole azioni, nel movimento, e di conseguenza passare all’azione necessaria portandolo ad una reattività immediata. Progetto che si rende necessario visto il continuo aumento di “velocità” che sta segnando il nostro sport, velocità che sta cambiando molti fondamentali sino ad ora indiscutibili.

 

Finché stiamo parlando arriva una notizia che Fabio aspettava.

Fabio novità?

Questa volta la novità te la dico proprio online! 

Per il softball senza barriere, proprio ora mi confermano di un'idea nata in questi giorni. Un accordo di collaborazione con Zagabria, dove nel 2015 faremo un progetto (da loro proposto) che vedrà la partecipazione di atlete di vari stati europei coinvolti in un clinic di 8/9 giorni, sportivo culturale.

Fabio Cecchin nella foto presa dal suo profilo Facebook
Fabio Cecchin nella foto presa dal suo profilo Facebook

Fabio, ti ha mai detto nessuno che hai una certa somiglianza con Guido Soldi?

Questa domanda l’hai tenuta per ultima? più che una realtà visiva è una provocazione! il paragone è improponibile sotto tutti i punti di vista Guido è la storia del Softball Italiano! lo ammiro molto anche se i nostri punti di vista sono molto differenti.

 

La mia era una mezza battuta, però il sorriso........Hai altre cose da aggiungere?

Posso solo ringraziarti Paolo, dell’opportunità che mi hai dato, ringrazio tutto il mondo del softball e Baseball, senza esclusioni e spero vivamente di poter estendere il mio modo di vedere lo sport in particolare il Softball pur facendo battaglie, come ho già fatto e faccio tutti i giorni, sino a togliere questo senso di “proprietà” che hanno i singoli e le società nei confronti dell’atleta, e rendere tutte le società più “aperte” creando una competizione “accettata” tra loro, obbligandole al miglioramento per stare al passo con la concorrenza stessa.

 

Grazie a te per l'intervista Fabio

 

Potete trovare tutte le informazioni sul sito internet: www.dueventipresenta.com

 

Qui sotto la locandina del Softball & Beach 2014

 

Condividete con le vostre amiche e i vostri amici!

 

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