________________________________ Realizzare il sogno della vita - 2^ parte

Dave Valle e un gruppo di ragazzi della Repubblica Dominicana
Dave Valle e un gruppo di ragazzi della Repubblica Dominicana

Tradotto da Frankie Russo da un articolo su Seattletime.com 

Seconda e ultima parte
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Nel 1985 nacque il suo primogenito, Philip, e finalmente era diventato titolare nella squadra dei Mariners. Ma troppo presto la fortuna gli voltò le spalle quando una collisione a casa base gli procurò una contusione alla coscia sinistra, costringendolo sulla lista degli infortunati per tre mesi. Come tendono a fare molti giocatori reduci da infortuni, Valle voleva partecipare ai campionati invernali nelle isole caraibiche per riprendere la forma. Grazie all’amico Minaya, allora talent-scout per una squadra di MLB, trovò un posto come ricevitore con i Cristobal Caimanes. Dave e Vicky prepararono le valigie e si trasferirono nella Repubblica Dominicana dove si accasarono in un albergo.

Vicky, nativa di Cuba, conosceva molto bene la lingua ispanica e fece subito amicizia con il personale addetto alle pulizie mentre passeggiava per i corridoi facendo dormire il figlio Philip. Lì, per i corridori, le donne si raccontavano le storie della loro vita.

“Erano storie molti tristi,” ricorda oggi Vicky. “Una signora raccontò che il figlio perse l’udito perché non aveva la possibilità di acquistare i medicinali”.

 

Una sera, dopo una partita, Valle ed altri giocatori nord americani erano fuori lo stadio in attesa del pullman che li avrebbe riportati in albergo quando furono avvicinati da un gruppo di ragazzotti. In un Paese che ha prodotto più giocatori per le major leagues, secondo solo agli Stati Uniti, ti aspetteresti che ti chiedano l’autografo. Ma i ragazzi volevano ben altro, cibo ci mendicavano, per favore. Dave aveva sofferto la fame di persona, ma da quel giorno in poi, guardando fuori il finestrino del pullman e osservando quella povertà, nella mente di Valle andava maturando un idea fissa. Dave e Vicky promisero a loro stessi che non avrebbero mai dimenticato.

 

E’ dicembre, e i ragazzi stanno giocando a baseball in San Pedro de Macoris, autoproclamatasi “Capitale degli interbasi del mondo” grazie al gran numero di giocatori prodotti. Il nativo Sammy Sosa ha il suo ufficio nella piazza centrale dove erge la famosa statua “La Fontana dei due lustra scarpe”.

I ragazzi giocano all’ombra dell’Estadio Tetelo Vargas, colpendo un tappo di bottiglia con il manico della scopa e correndo intorno ad un pezzo di schiuma utilizzata come base.

Valle è qui per l’annuale visita per Esperanza e si ferma a guardare.

Que fuerza! Grida ammirato a uno per la forza della sua battuta.

Ponchado! Grida a un altro per aver mandato kappa il battitore.

Otra para la calle! E’ l’ultimo grido dopo che un ragazzo ha battuto il tappo oltre il muretto del fuori campo.

I continui viaggi negli ultimi dieci anni hanno migliorato quel poco di spagnolo imparato a scuola. Sono finiti i giorni quando, fissando il menù al ristorante, l’unico ordine era un piatto di spaghetti al burro e pane. Nei quattro giorni di visita si incontrerà con i 34 impiegati dell’Esperanza ed in particolare con il responsabile regionale Carlos Pimentel. Tappe della visita saranno anche le attività nate grazie alla sua iniziativa: a San Pedro de Macoris troverà Maria Milian dietro la sua macchina da cucire; a Quisqueya troverà Juana Jimenez Sabin e visiterà il suo negozio da parrucchiera corredato da sedie di plastica nera e i prodotti di Paul Mutchell; a Bately Experimental ci sarà Seneida Martinez con il suo negozio alimentare con pareti arancione. Più tardi ci sarà una serata di gala per premiare i clienti più meritevoli, e sarà Pimental ad accompagnare Valle tra i clienti per complimentarsi con loro.

 

“Non so chi sia, ma dovrebbe essere uno dei capi” si vocifera tra la folla.

L’evento annuale finisce con una preghiera e un discorso di Valle tradotto da Pimentel, la consegna di attestati di merito, premi, e le immancabili fotografie. E’ una cerimonia di tre ore dove Valle non si mostra mai annoiato anche se si sente come il padre che presenzia la consegna di diploma dove manca il figlio.

 

“E’ strepitoso!” afferma con la sua voce dall’accento mai dimenticato del Queens.

La festa volge al termine e gli ospiti se ne vanno, molti con i loro motorini. Alcuni giovani che hanno assistito la cerimonia da fuori s’introducono nella immensa stanza. Un ragazzino gli si avvicina, lo tira per la manica e gli mostra il piede con una ferita aperta.

Il ricordo di 17 anni orsono torna alla mente quando fuori lo stadio un gruppo di giovani chiesero del cibo, e si avvicinò a una signora che vendeva polli fritti, comprò tutto e lo offrì ai ragazzi.

Questa volta Valle guarda il ragazzino e gli chiede se sa dove si trova la chiesa più vicina e poi gli dice di recarsi la mattina successiva dove troverà qualcuno dell’Esperanza che lo prenderà in cura.

 

La MVPhilantropy, un gruppo no profit specializzato in filantropia sportiva, calcola che esistono circa 400 fondazioni affiliate con atleti professionisti. La maggior parte di queste associazioni, che spesso prendono il nome dell’atleta stesso, mirano ad aiutare le popolazioni più povere sia nello sport che nella loro educazione. Atleti coinvolti in filantropia non è più una novità. Il numero delle fondazioni con nome di atleti famosi è aumentato drasticamente perché guadagnano tanto denaro (stipendi cresciuti addirittura dal 400 al 1000 percento dal 1988 al ’98) e il pubblico esigeva sempre più il loro coinvolgimento in aiuti umanitari.

 

Valle ha giocato tra i professionisti per una decade, una carriera non certo spettacolare che però gli ha permesso di firmare contratti di 2.3 milioni di dollari quando era all’apice. Troppo spesso è ricordato come il giocatore con la media battuta talmente bassa da essere rapportata al costo di una giara di birra, o inserito nella categoria dei giocatori con più “colpiti da lanci” nel 1993. Coloro che invece lo hanno conosciuto più da vicino, sostengano che era uno con rendimento costante e che s’impegnava molto, uno che trattava gli esordienti alla stregua dei veterani, un leader insomma.

 

“Ci sono giocatori molto individualisti, ai quali importa solo le proprie statistiche” racconta l’ex lanciatore di Seattle Brian Holman e adesso facente parte dell’associazione Esperanza. “Dave non è mai stato così. Poteva finire la giornata 0-4 in battuta, ma sapeva che ancora aveva un gran lavoro da fare dietro al piatto. E’ stato molto bravo a fondare questa associazione e sa bene cosa fare per farla funzionare”.

 

“Le battute di arresto offrono l’opportunità per un grande ritorno” sostiene Valle con la stessa discrezione con cui potrebbe parlare di Dio senza essere ipocrita o un predicatore.

Forse questo è stato anche il motivo che ha spinto Valle, dopo essere passato da diverse squadre fino alla mancata convocazione da parte degli Oakland Athletics, ad appendere gli “spikes” nel 1997. L’anno successivo, in occasione del torneo di golf “McCormick Woods Golf Course” in Port Orchard, organizzò il primo meeting per la raccolta di fondi per Esperanza.

 

Valle vive nella parte est della città in una casa appena ristrutturata per meglio ospitare la famiglia: Vicky e i tre figli, due cani boxer, la suocera e un campo da pallacanestro. Allena Philip per il baseball, Alina per il calcio e incoraggia Natalia come aspirante attrice. Il giorno più bello è quando stanno tutti insieme, come per esempio la domenica quando vanno a messa, tornano a casa, lui prepara il pranzo e poi tutti a giocare a pallacanestro.

 

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