________________________________ Cosa ci mancherà con l'introduzione del replay?

Nella foto l'arrivo stretto di Fielder a casa base difesa da Posey (Photo: Christian Petersen/Getty Images)
Nella foto l'arrivo stretto di Fielder a casa base difesa da Posey (Photo: Christian Petersen/Getty Images)

di Frankie Russo

Molto si è detto e scritto riguardo l’introduzione della nuova regola del replay. E’ ormai arcinoto che la nuova regola non eliminerà definitivamente gli errori umani, ma sicuramente ne limiterà il numero. Difficilmente capiterà di rivedere una quasi “perfect game” come quella lanciata da Gallaraga quando l’arbitro Jim Joyce prese una madornale svista sul 27° out in prima. Dopo la partita Joyce convocò Gallaraga e con le lacrime agli occhi chiese scusa.

Difficilmente vedremo i Pittsburgh Pirates perdere al 19° inning dopo una errata chiamata a casa base nel 9° che permise agli Atlanta Braves di pareggiare al 9°. Difficilmente assisteremo ad un altro undicenne come Jeff Maier, giovane tifoso dei NY Yankees, il quale nei playoff del 1996, allungò il braccio oltre la recinzione impedendo la presa all’esterno Tony Tarasco dei Baltimore Orioles. L’arbitro Rich Garcia concesse il fuori campo a Derek Jeter che poi risultò determinante per la vittoria finale e segnò l’inizio dell’era vincente degli Yankees di Joe Torre, Derek Jeter, Bernie Williams, Jorge Posada ed altri.

 

L’argomento è stato ampiamente trattato anche da noi in un articolo del 23 gennaio scorso, e come sottolineava Tony La Russa, lo scopo non è eliminare tutti gli errori, ma cercare di eliminare almeno quelli grossolani, quelli determinanti, quelli che possono cambiare l’andamento della partita.

 

Ma cosa ci mancherà con l’introduzione della regola del replay? Vedremo ancora i manager “vecchio stile” uscire dal dugout di corsa per difendere i propri giocatori, o con passo frettoloso e deciso per affrontare l’arbitro a braccia conserte per dirgli che ha sbagliato la chiamata? Vedremo ancora il manager tornare verso il dugout, fermarsi, ripensarci e tornare di nuovo minacciosamente verso l’arbitro, questa volta con voce più fragorosa e in un faccia a faccia agitare le braccia mandando in delirio il pubblico tra grida, applausi e puro divertimento?

 

Eh si, perché per il pubblico americano queste scene non sono motivo di lite sugli spalti o reazioni delinquentistiche come siamo abituati. Nossignori, sono scene che divertono il pubblico, dove il pubblico vuole vedere il proprio manager difendere la causa della propria squadra e “guadagnarsi la pagnotta” come dicono loro.

Il culmine del divertimento si raggiunge quando finalmente il manager scoppia come una pentola a pressione e butta il berretto a terra. Allora l’arbitro si allontana, si rivolge verso le tribune, alza il braccio destro, e puntando l’indice verso la panchina grida: “YER OUTTA HERE” tra gli applausi scroscianti di un pubblico in delirio.

Ecco, tutto questo ci mancherà, sarà una scena teatrale di cui saremo in molti ad avere nostalgia.

 

Diversi sono stati i manager resi famosi da queste duetti plateali con gli arbitri, primo fra tutti il focoso Billy Martin, poi Sparky Anderson, Jim Leyland ed tanti altri. Ebbe a dire Leyland in uno degli ultimi anni prima di ritirarsi: “Quest’anno dovrò cercare di ridurre le espulsioni, mi costano troppo!” Poverino, pare che guadagnasse solo 3 milioni di dollari l’anno! Sarà in ogni caso interessante adesso vedere come i manager si adegueranno alla nuove regole e alle nuove strategie.

 

Eh si, trattasi di una vera e propria rivoluzione. Quindi, viene naturale chiedersi come si stanno preparando vecchi e nuovi manager per affrontare la grande novità. Dalle parole di Brad Ausmus, giovane debuttante manager dei Detroit Tigers, apprendiamo una semplice verità: “La regola è nuova per tutti, io sono al mio primo anno, ma non mi risulta che i veterani hanno più esperienza di me in materia”. E come dargli torto!

 

Ausmus ci dice anche come ha intenzione di organizzarsi per essere pronto ad affrontare la nuova era. Sicuramente non dovrà preoccuparsi di come litigare con l’arbitro. Quando l’allenatore uscirà dal dugout per parlare con l’arbitro, questi gli chiederà prontamente: “Che vuoi manager? Vuoi rivedere l’azione? Bene, altrimenti puoi tornare tranquillamente nel dugout”. Fine del discorso. Di conseguenza i manager dovranno prestare la massima attenzione nell’usufruire delle due uniche occasioni che avranno per contestare le chiamate arbitrali.

 

Nel football americano, seduto nei lussuosissimi box a fianco del coordinatore difensivo, siede anche l’addetto al replay, il quale in pochi secondi rivede le azioni dubbie, e via interfono trasmette al capo allenatore la decisione da prendere. Nel baseball non funzionerà così.

Brad Ausmus ha altro per la mente. Nel formare il gruppo dei suoi collaboratori, Ausmus ha voluto tra gli altri anche Matt Martin come coordinatore difensivo con il compito di studiare a fondo pregi e difetti dei battitori avversari per poi schierare i difensori nella posizione ritenuta più adeguata.

 

La sabermetrica è diventata ormai un’analisi della quale non si può fare più a meno nel baseball professionistico. Considerato il numero limitato di coach ammessi in panchina, non ci sarà posto per Martin, il quale al momento del fatidico “PLAY BALL” si ritirerà nella sala video dove assisterà attentamente alla partita con l’ingrato compito di comunicare al capo allenatore se è il caso di chiedere la revisione o meno.

 

Molte cose, comunque, sono ancora in fase di studio. Per esempio una delle contestazioni che non vedremo più molto spesso sarà per il “battitore colpito”, mentre quelle più oggetto di revisioni saranno gli arrivi in prima base, le toccate su pick-off e le toccate sulle rubate. Quindi, in termini di tempo, contrariamente a quanto sostengono alcuni, non si dovrebbero registrare grosse perdite di tempo. I tempi morti, conseguenze delle revisioni, saranno ampiamente compensate dalla mancanza di forse una delle più divertenti ed esaltanti azioni del baseball: “YER OUTTA HERE!

 

 

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