_________________________________ Il baseball tra una tazzina di caffè e l'altra

Il Cominskey Park di Chicago, IL
Il Cominskey Park di Chicago, IL

di Michele Dodde

La data più triste della storia del baseball certamente è quella del 30 settembre 1990 quando, dopo l’ultimo lancio che poneva fine alla stagione interna dei White Sox, fu dato l’annuncio dell’abbattimento del mitico diamante del Cominskey Park dove i locali White Sox avevano contribuito non poco a scrivere una magistrale storia che era passata più volte dalla cronaca sportiva a quella prettamente nera e viceversa. Pur tuttavia, nonostante i White fossero amati in modo viscerale dai propri tifosi, freddamente l’Amministrazione della capitale dell’Illinois, valutando che lo stadio, costruito nel 1910, ormai non aveva più le basilari norme di sicurezza, ne aveva varato il dispositivo di abbattimento.

 

Un duro colpo per i fans dei White Sox perché per loro il Cominskey Park era considerato il salotto buono della propria casa e dove era piacevole invitarsi ed incontrarsi. Ma anche e soprattutto l’emblematico luogo della memoria per quei tanti facoltosi tifosi che avevano chiesto ed ottenuto il permesso di poter spargere le loro ceneri sul magico prato verde calcato dai loro beniamini. Molte furono le garbate rimostranze come quella dell’anziano Danny Winger :“In effetti era brutto, ci pioveva dentro, i pilastri bloccavano la visuale ma io solo al Cominskey Park ho trascorso i momenti più belli della mia vita. Sapere ora che non ci sarà più è come aver perso un fraterno amico” o la dichiarazione dell’aristocratico Joe Bosch, che aveva personalizzato la propria auto con la targa A Sox Man: “ Questo è il giorno più triste della storia di Chicago”. Infine toccante e commovente fu la puntualizzazione dell’accorata vedova di Billie Burke quando sentenziò: “ Mio marito nel 1987 ha voluto come suo ultimo desiderio che le sue ceneri fossero sparse sul prato verso la terza base. Per lui il Cominskey Park è sempre stato l’equivalente del Paradiso. Ora dove andrò a pregare?”

Quella grande enciclopedia popolare che è “La Settimana Enigmistica”, ha riportato più volte aneddoti e curiosità sul baseball, oltre a qualche vignetta in verità incomprensibile per chi non conosce il gioco. Tra queste la notizia (nr. 22218) che “la statunitense signore Eliza Emerson ha festeggiato i suoi 110 anni lanciando la prima palla in una partita di baseball a Nashua (New Hampshire)”. L’episodio di fatto la dice lunga sull’affetto e la notorietà di riflesso che il baseball riesce ad esprimere e come sia spiritualmente importante, per dirla come il grande slugger Babe Ruth, “averci qualcosa a che fare”.

 

Tuttavia va precisato che la prima celebrità ad aprire la stagione del baseball lanciando la prima palla fu il sanguigno quanto popolare Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosvelt nel 1910 come riporta il dagherrotipo pubblicato dal settimanale Harper’s Weekly il 7 maggio. Ed il suo gesto, da politico navigato e da tifoso illuminato, delineò sempre più quanto il batti e corri non fosse solo un gioco ma soprattutto anima della nazione. Da allora la stagione agonistica ha sempre visto una grande personalità aprire le ostilità, pur con un lancio simbolico. Ovvero, quando potremmo vedere un nostro Presidente, o una personalità di governo, dare il calcio di inizio del cosiddetto “campionato pallonaro più bello del mondo”?. Avremmo certamente un Presidente più a dimensione umana, il calcio finalmente all’attenzione come sport e non cena di violenza, forse una Nazione sigillata da questo tessuto connettivo e di certo governata meglio.

 

Nella nota 31288 invece si legge che “in origine, alcuni arbitri (umpire n.d.r.) di baseball portavano cappotti doppiopetto, cappelli a cilindro e bastoni da passeggio”. In effetti questa era la divisa indossata dagli umpire in quel periodo dell’evoluzione del baseball, come precisa fedelmente la Harper’s Weekly il 2 giugno del 1870, ma non era un cappotto doppiopetto, come erroneamente riportato, bensì una elegante redingote. Interessante qui notare che per tutta la gara il cilindro era indossato con molta eleganza e che la posizione dell’umpire dietro il ricevitore era quasi del tutto eretta e i giudizi espressi in modo distaccato e causale.

 

La zona dello strike infatti in altezza delineava quasi l’intera statura del battitore. Il bastone da passeggio invece stava ad indicare solo il loro status symbol al di sopra delle parti e restava negli spogliatoi. Questa configurazione stava ad indicare la continuazione ideale dei primi umpire che furono i membri più anziani dei club ed il carisma che essi emanavano li posizionava al di sopra delle righe. Interessante ancora in quel periodo è che tutti i giocatori giocavano senza i guantoni, ed in slang venivano chiamati i bare-handed, e che sia il ricevitore sia l’umpire erano privi di alcuna protezione.

 

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Commenti: 1
  • #1

    Pino (domenica, 09 febbraio 2014 10:14)

    Fino al 1887 le zone dello strike erano due alto e basso che venivano richieste dal battitore e l'arbitro le notificava al lanciatore, che tirava da sotto. Ed erano cosi delimitate l'alto era dalla vita alle spalle, il basso dalla vita ad almeno un piede da terra