________________________________ Fenomeno a 10 anni

Questo racconto è tradotto e pubblicato con l'autorizzazione di Narratively, una piattaforma dedicata al racconto di storie umane.

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di Paolo Castagnini

Ecco amici una bella storia. Una storia vera, una come tante. Assomiglia a quelle dei nostri ragazzi e dei loro genitori. Sono rimasto molto colpito da come è raccontata. Durante la lettura ho avuto molteplici sensazioni: Contento, triste, allegro, arrabbiato e molto altro ancora. Il giornalista che scrive ti accompagna in queste montagne russe di sensazioni. Ma un ragazzo di 10 anni può davvero essere considerato un fenomeno? E per i loro genitori?

 

A volte si, capita anzi di frequente e non solo negli Stati Uniti, ma anche qui da noi. E l’ambiente che lo circonda come si muove? Gli allenatori, i dirigenti, i procacciatori d’affari? Si può spendere migliaia di dollari per dare al proprio figlio i migliori allenatori o quelli che si pensa siano i migliori? Quasi ti assale un senso di rabbia e di frustrazione. In Italia, almeno nel baseball questo non esiste. Ma è tutto così scandaloso?

 

Negli Stati Uniti come in tutto il mondo i genitori vogliono dare la possibilità di un futuro ai propri figli. Questo futuro può passare dal sogno di una Major League, ma anche dallo studio, da una buona università. L’università però costa, costa molto e lo sport è una grande opportunità per abbattere questi costi. Allora capisci che tutto ha un inizio, un percorso e un punto di arrivo. Forse la vera differenza sta qui, i soldi in America girano molto di più e velocemente. Spero che questo articolo vi piaccia quanto è piaciuto a me. Serve per conoscere un pezzo d’America.

Grazie a Frankie Russo per la solita perfetta traduzione.

 

THE FIFTH GRADE PHENOM

L’impegno della famiglia Valdez per tenere vivo il sogno del figlio nella folle corsa dalla Little League del Bronx, alla Major League

 

by Taylor McGraw - Photos by Emon Hassan (clicca sulle foto per ingrandire)

 

Tutti gli sguardi sono fissi sulla mazza di alluminio di Josue Valdez. Il miglior giocatore dell’anno e MVP della squadra di Little League del Riverbank Youth Baseball League, sta terminando le sventolate di riscaldamento e si sistema nel box di battuta. Posizione del corpo leggermente raccolta, mani unite dietro l’orecchio destro mentre agita la mazza. I compagni sulle basi lo incitano mentre Josue ha lo sguardo fisso sul lanciatore che è lì a soli 14 metri . Il tintinnio della rete ed il grido dei tifosi a stento fanno sentire la voce dello speaker che annuncia “Niente base su ball!” Trattasi di una regola introdotta per prevenire che le squadre avversarie concedano la base su ball intenzionale a Josue, e si applica a pochissimi altri giocatori nella lega per evitare che venga loro riservato il trattamento come ai grandi battitori della storia del baseball, Barry Bonds su tutti. I genitori del giovane slugger, i sigg. Jose Valdez e Yahaira Mota-Valdez, sono aggrappati alla rete per meglio incoraggiare il loro “bimbo” di 10 anni che, con il suo robusto fisico di anni ne dimostra 12. Il loro tifo supera quello di tutti mentre il lanciatore nervosamente fa il caricamento e lancia la palla …………………

 

Josue iniziò a giocare a baseball quando aveva cinque anni e se ne  innamorò quando ne aveva sette. Conosce tutte le statistiche della sua squadra del cuore, i NY Yankees, imita la posizione in battuta di Jeter e A-Rod, e fa sapere a tutti che il suo sogno è di giocare nella lega professionistica americana (MLB), che non è poi nemmeno tanto un sogno proibito. La mamma, Mota-Valdez, racconta che molti spettatori occasionali sono  sbalorditi nel vedere tanto talento in un ragazzo così giovane.

 

“Amo giocare a baseball,” dice Josue. “Amo prendere la palla, amo battere tripli e fuori campo. Non potrei immaginare la mia vita senza baseball. Forse starei a casa annoiandomi con la Xbox.”

 

 

I Valdez, come tante famiglie americane, sono costretti a molti sacrifici economici pur di tenere vivo il sogno del  figlio. Josue gioca per due squadre che viaggiano molto, i Raptors situati nella parte ovest di Harlem, e i Kingsbridge Knights, più vicin a casa sua nel Bronx. Tra tutte e due le squadre partecipa settimanalmente a cinque allenamenti serali oltre a giocare ogni fine settimana.

 

Le sole tasse d’iscrizione per tornei quest’anno sono costate  più di 2.000$ afferma il padre, gestore un negozio di Radio Shack in Washington Heights. Il fatto che Josue ricopra tre ruoli – lanciatore, ricevitore e prima base – richiede che abbia tre differenti guantoni e lo rende uno dei giocatori più costosi, comprendendo anche l’equipaggiamento da ricevitore.

 

Seppure fa del suo meglio per acquistare il materiale ai saldi, il padre ha speso circa 1.000$ quest’anno pur  sapendo che da lì a breve dovrà cambiarlo, perché sarà piccolo per il suo ragazzo che cresce. Il materiale non basta mai, dice la madre, che ultimamente ha dovuto interrompere di lavorare e tornare agli studi per conseguire una laurea in lingue.

 

“Ci sono tante di quelle piccole cose che Josue  chiede in continuazione” continua la madre. “Ieri sera ho speso 27$ su internet per l’acquisto di un protettore per il pollice.”

 

Lo scorso mese la famiglia ha viaggiato in Delaware per partecipare ad un torneo di fine settimana, il primo fuori lo Stato di New York. La madre non voleva partecipare alla trasferta per ragioni economiche, ma ha dovuto prenderne parte per accontentare il figlio. Compresi i 250$ per l’iscrizione, tra viaggio, pasti e albergo, il costo complessivo ha superato i 1.000$. Come se non bastasse, i Valdez ed altre famiglie hanno dovuto provvedere a coprire le spese per un altro compagno di squadra.

 

“Non riesco proprio a dire di no al mio ragazzo”, dice la mamma con un sorriso.

 

Da quando è finita l’era degli allenatori volontari, del tramandare i guantoni tra amici e delle piccole sponsorizzazioni locali, il baseball è diventato una forza trainante nel settore dello sport giovanile che raggiunge ormai i 5.000 bilioni dollari l’anno. Le industrie di abbigliamento e di materiale sportivo, insieme agli organizzatori di eventi sportivi e i grandi sponsor aziendali, hanno trasformato il divertimento  in un’impresa di lucro. Aziende come la Nike e l’Easton guadagnano milioni, e molti giovani devono rinunciare al favorito passatempo degli americani a causa dei costi eccessivi.

 

La National Sporting Goods Association afferma che il numero degli iscritti ai campionati giovanili è crollato del 24% dal 2000 al 2009, e la maggior parte della decrescita viene dalle piccole comunità che ha visto gli iscritti scendere  da 2.5 milioni nel 1996 a circa 2 milioni l'anno scorso. La diminuzione per di più si registra  nelle città interne del Paese nonostante gli sforzi di varie associazioni rivolte a tenere il baseball vivo. Nella seconda metà degli anni 80, circa il 20% dei giocatori di MLB erano afro-americani, mentre oggi il numero è sceso a circa l’8%. Ad inizio stagione il commissario unico Bud Selig ha nominato una delegazione formato da 17 membri per indagare in merito.

“Non vogliamo lasciare nulla di intentato,” ha detto Selig in un’intervista rilasciata al New York Times. “Vogliamo sapere se non stiamo lavorando bene, eventualmente il perché, e cosa dobbiamo fare per migliorare.”

 

L’aumento dei costi non è certamente l’unica ragione a causare il calo, ma è difficile disconoscere la coincidenza, specialmente considerando che la partecipazione a sport più economici come la pallacanestro ed il football è rimasta invariata.

 

Nonostante la diminuzione degli iscritti, l’Associazione Little League consegue utili da capogiro. La più antica e più grande organizzazione del baseball giovanile nazionale, ha appena firmato un contratto di 60 milioni di dollari con l’ESPN per confermare la telecronaca della Little League World Series che lo scorso anno ha fatto registrare introiti per 6 milioni di $ provenienti da sponsorizzazioni varie. Fosse ancora vivo, l’attuale livello di profitti avrebbe disgustato Carl Stotz che nel 1939 diede origine all’organizzazione basata rigorosamente sui principi del volontariato e sportività. Fu estromesso nel 1955 dopo aver lottato invano nell’intento di ostacolare l’introduzione del primo grande sponsor aziendale, la U.S. Rubber, appunto.

 

Quando tuttavia si tratta di fare soldi sui sogni dei bambini, gli interessi ne prendono il sopravvento. Infatti, l’unico settore del baseball giovanile che ha registrato un incremento sin dal 1990, è il numero dei partecipanti ai campionati che disputano più di 50 gare – come nel caso di Josue. Le squadre che viaggiano tanto si stanno diffondendo molto in quanto disputano più partite, possono avvalersi dei migliori allenatori, i campionati sono più competitivi e molto spesso praticano allenamenti tutto l’anno.

 

Una volta il campionato delle “lunghe trasferte” era complementare ai campionati delle piccole comunità consentendo la crescita dei giovani e offrendo loro la possibilità di giocare tutta l’estate; adesso, invece, i giocatori migliori sono attratti da questi tornei costosi che finiscono per essere una miniera d’oro per gli organizzatori. Conseguentemente, per promuovere questi tornei, città da tutte le parti degli Stati Uniti stanno costruendo mega complessi sportivi del valore di milioni di dollari.

 

A Westfield, in Indiana, la Pepsi, per l’uso esclusivo della sua bevanda, ha raggiunto un accordo per complessive 2 milioni di dollari con la Grand Park Sports Complex, una enorme struttura composta da 26 diamanti, ed altri 31 saranno pronti per l’apertura il prossimo anno. I gestori stimano che l’utilizzo dell’impianto farà registrare incassi per circa 1 bilione di dollari nei primi cinque anni.

 

E’ ovvio a questo punto che per queste squadre da “lunghe trasferte” il risultato è molto importante. Basti pensare che in una partita disputata questa estate dalla squadra del Riverbank dove milita Josue, l’allenatore è stato espulso per aver contestato strike e ball.

 

I genitori di Josue sono originari della Repubblica Dominicana dove 30 squadre della MLB hanno investito per il reclutamento e la formazione di giocatori. Più del 10% dei giocatori di major league provengono dalle isole caraibiche, e siccome i costi sono inferiori, le famiglie sono più propense al sacrificio. Giovani che intravvedono la possibilità di raggiungere le grandi leghe spesso smettono di studiare all’età di dodici anni per allenarsi esclusivamente nelle accademie private. Il baseball per loro rappresenta l’unica possibilità per uscire dalla povertà. L’anno scorso i Raptors, la squadra di Josue, giocò contro una squadra domenicana e fu sconfitta 18-3.

 

“Quei ragazzi giocarono con passione fino all’ultimo inning” ricorda adesso la madre. “I bambini dominicani hanno il baseball nel sangue, lo praticano per necessità e per amore, e non tanto per fare sport.”

Anche se non ha le stesse esigenze, Josue si allena molto seriamente praticando per più di quindici ore la settimana durante l’estate, e sei o sette in autunno. Durante il periodo invernale si allena presso il complesso coperto del Riverbank.

Josue è un battitore eccezionale. A differenza dei compagni che battono lenti rotolanti e deboli volate, lui colpisce la palla con violenza ogni volta che va in battuta. Dopo averlo visto in battuta , non sono da biasimare gli allenatori avversari che vogliono concedergli la base intenzionale anche con le basi cariche.

 

Oltre al talento, è anche la disciplina che fa di Josue un giocatore diverso dagli altri, si sofferma su molti dettagli che altri ragazzi trascurano. Prima della partita si concentra molto sullo stretching ed esercizi per la corsa. Quando gioca ricevitore utilizza il suo robusto fisico per bloccare le palle a terra. In una partita giocata di recente in prima base, ha saltato per prendere un tiro sbagliato del compagno per poi allungarsi e toccare la base in tempo per l’eliminazione.

 

“Sono uno dei migliori,” ammette Josue molto modestamente.

 

Josue ha sempre dimostrato una maturità rara per un ragazzo della sua età. Il suo fisico robusto ed il carattere gioioso riescono sempre ad attirare l’attenzione dei presenti , sia quando si tratta di stare a tavola, sia in campo. Si diverte ad essere al centro dell’attenzione, ma se un compagno di classe o di squadra riceve un complimento, è sempre il primo a congratularsi.

 

Il lunedì a scuola si rallegra a raccontare i fuori campo battuti nel fine settimana, ma è anche da ammirare per come riesce a carpire le sfumature del gioco, come per esempio il movimento dei piedi quando è in battuta per trovare il giusto timing, o la tecnica migliore per tirare in seconda quando gioca ricevitore.

 

E’ anche il capo della tifoseria della sua classe. Una volta, durante le prove si ruppe lo zip dei pantaloni e Josue, senza perdersi d’animo, immediatamente avvolse la maglia intorno ai fianchi coprendo lo spacco.

 

Spesso viene scelto dalla scuola per le dimostrazioni di abilità. Una volta la sua calligrafia fu così perfetta da sembrare scritta da un computer. Un’altra volta superò dei test in cui solo il 25% degli scolari riuscì, partecipò con successo ad una gara relativa alla lingua inglese e superò con sufficienza e semplicità gli esami di matematica e scienze.

 

Sta pensando di frequentare l’università, a meno che non venga selezionato da una squadra professionista, anche perché, afferma , non potrebbe mai perdere l’occasione per aiutare la famiglia economicamente, e con un sorriso aggiunge:

“In questo modo sarei in grado ritornare a studiare perché me lo potrei permettere.”

 

Nonostante il suo impegno, non sono molte le probabilità che un giorno potrà giocare nelle majors, ma non è neanche impossibile. Fortunatamente i genitori non considerano gli investimenti finalizzati a farlo diventare un nuovo Albert Pujols, ma il solo fatto di vedere il figlio giocare lo sport che ama è sufficiente per ripagare i loro sacrifici.

 

“Provo una emozione indescrivibile,” dice la mamma. “Sono invasa da un senso di felicità e orgoglio nel vedere il mio primogenito praticare lo sport che ama e avere tanto successo”.

 

“Non vedo l’ora di uscire dal lavoro per andare a casa ed accompagnare Jouse agli allenamenti! “aggiunge il padre.

 

Josue pensa di giocare a baseball il più a lungo possibile ed i genitori sono pronti a sostenere tutti i suoi sforzi. Fino all’età di 17 anni avrà la possibilità di giocare per i Kingsbridge Knights, la squadra più competitiva delle due, e già sta guardandosi intorno alla ricerca di una scuola dove il programma di baseball sia prioritario rispetto agli altri sport. Sono previste anche partecipazioni ai camps con gli scout, provini vari e lezioni private.

 

Ma adesso nulla di tutto ciò passa per la mente di Josue adesso che è lì nel box di battuta in una giornata uggiosa al campo di Riverbank. Il lancio è alto, nel bel mezzo del piatto. Con un giro di mazza poderoso Josue manda la palla oltre la testa dell’esterno sinistro fino alla fine dell’erba sintetica. Nel momento in cui la palla si ferma sotto la rete Josue sta volando intorno alla seconda, il tiro fiacco dell’esterno rimbalza lentamente nel diamante mentre Josue attraversa casa base dove viene festosamente abbracciato dai compagni. E tra gli applausi scroscianti del pubblico, con un sorriso e gli occhi che sprizzano gioia, Josue si rivolge verso i genitori i quali considerano momenti come questi inestimabili.

 

 

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