________________________________ Gli intendimenti di società e allenatori

L'argomento "quanto riusciamo ad istruire i nostri giovani" ha destato grande interesse evidenziato sia dai contatti al sito, che dal numero e dalla qualità dei commenti nei singoli articoli. Franco Ludovisi ci invia questa riflessione che pubblichiamo integralmente

di Franco Ludovisi

Vado a braccio e non mi preoccupo né della coerenza, né delle possibili critiche che mi potranno essere fatte. Vado a braccio ricordando il mio passato e chiedendomi perché mai mi sia comportato in un certo modo in una certa situazione. Da ciò si potrà ricavare qualcosa di accettabile od utile anche per altri? Non lo so.

 

Comincio da un concetto espresso anche di recente sul sito per cui GLI INTENDIMENTI DELLE SOCIETA’ dovrebbero essere anche gli INTENDIMENTI DEGLI ALLENATORI:

mi ci sono sempre attenuto, quando ovviamente c’era una Società che non fosse a traino mio, perché quello era lo scopo che la Società stessa si era prefissa col mio ingaggio. In questo caso la Società si adeguava ai miei intendimenti.

 

Quando una Società mi ingaggiava ci tenevo a farle sapere che L’OBIETTIVO PRIMARIO era quello di CRESCERE insieme, in campo e fuori, praticando il LIVELLO che quella realtà sapeva esprimere IN QUEL MOMENTO.

Quindi azione di sviluppo VERSO IL MEGLIO o MANTENIMENTO DELLE POSIZIONI ACQUISITE e, in ultima analisi, anche RIDIMENSIONAMENTO quando la situazione lo imponesse. E questo doveva essere fatto possibilmente con LE FORZE LOCALI.

 

E questa linea inizialmente veniva sempre accettata. Poi, in pratica, questo semmai non si verificava. Cito ad esempio di quanto detto la mia lunga esperienza a Castenaso dal 1972 al 1979.

 

 

Vengo chiamato per allenare una nuova formazione che si è formata nel paese, una formazione di giocatori giovani, ma già adulti anche se inesperti; poi, a seguire nel tempo, anche con alcuni innesti di giocatori meno giovani ed esperti che ricopriranno soprattutto le mansioni importantissime di Coach in campo e fuori.

 

La Società, nel giro di tre anni, vince la serie D e la serie C, attiva le categorie giovanili che sfornano immediatamente e fortunatamente giocatori di futuro avvenire, viene invitata a partecipare, la quarta stagione, addirittura ad una serie ancora superiore alla B; vi aderisce, ben figura come super matricola anche se al termine dell’annata retrocede.

 

Intanto la Società fa passi da gigante, costruisce il proprio campo e le proprie strutture, attira sponsor dal ricco circondario, trova consensi in Federazione e sulla piazza, ha un parco giocatori di tutto rispetto e tutti INDIGENI, una benedizione insomma.

 

Ma il livello del gioco espresso dal complesso non è sufficiente per un ulteriore immediato passo avanti: la Presidenza della Società invece ritiene che sia giunto il momento di sfruttare le risorse prodotte e, con l’immissione di nuovi acquisti che provengono dall’esterno dell’ambiente di Castenaso, il team si proietta verso la serie più alta, la raggiunge e vi rimane per qualche tempo.

 

E’ chiaro che questa decisione Societaria è incompatibile con la mia visione di conduzione tecnica e la separazione è inevitabile.

 

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Proseguo con L’ISTRUZIONE AD OLTRANZA dei prospetti.

Certo che sono favorevole alla migliore preparazione ed istruzione dei giocatori. Ho sempre copiato, per quanto era possibile riportare nel nostro baseball, il baseball statunitense (non cubano od altro). PER QUANTO ERA POSSIBILE.

 

Ed anche ora – se si escludono i casi particolari dove i prospetti si propongono IN PARTENZA di tentare di arrivare al professionismo e devono cercare strade non usuali come la studio in Accademia o presso scuole americane – l’istruzione AD OLTRANZA RESTA UN DESIDERIO.

 

Nel baseball italiano che vado a considerare ci possiamo includere anche l’attuale IBL che il discorso non si discosta di molto.

 

Con quale frequenza un giocatore italiano può allenarsi al campo o in palestra? Quattro più due ore per cinque giorni?

Facciamo che la media per le categorie più basse sono tre ore al campo due volte a settimana e palestra qualche volta nel periodo fuori stagione.

 

Quante partite disputa un giocatore italiano (sempre titolare però!)?

54 partite in IBL il massimo, per scendere ad una dozzina per qualche girone delle giovanili.

Ricordo di aver letto su degli appunti che venivano dagli Usa che per una buona attività giovanile era necessario giocare ALMENO 60 partite!!!!

 

In Italia ci sarebbero delle squadre che, ipotizzando solo una attività regionale, dovrebbero giocare 15 volte con le stesse quattro avversarie per arrivare al tetto di 60 gare.

 

Mi sono spiegato?

 

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Commenti: 2
  • #1

    Indians Tribe Italia (domenica, 17 novembre 2013 18:58)

    Per noi i tecnici devono essere scelti per assere al servizio della programmazione della società lavorando in libertà e serenetità mettendoci anche molto della loro professionalità ed esperienza ma sensa società che da le linee guida e si pone degli obiettivi non si va da nessuna parte. Noi con un a squadra ragazzi presa a Marzo in 6 abbiamo terminato la stagione a Settembre con 46 partite allenamenti 3 volte a settimana + la partita inizio allenamenti orario estivo alle 17 fino a quando si vedeva con il sole adesso tre allenamenti a settimana in palestra. Ancora una volta condivido pienamente.

  • #2

    Ennio Sari (lunedì, 18 novembre 2013 18:01)

    Ogni organizzazione societaria il cui obiettivo è' lo sviluppo del settore giovanile vorrebbe effettuare il massimo degli allenamento ed il massimo delle gare. Il difficile e' la realizzazione per una serie svariata di motivi giustificanti partendo dalla disponibilità degli atleti, alla disponibilità di strutture per finire ai costi. Il verbo da diffondere e' allenatevi ogni giorno e giocate più che potete anche con la stessa squadra avversaria.