________________________________ L'intervista impossibile

di Giovanni Delneri

Ogni tanto un nuovo look sui campi da baseball è di rigore. Si taglia l’erba, si rinnova la terra rossa della zona del diamante, si posizionano i sacchetti delle basi e la casa base e si tracciano le linee del foul. E allora mi sono detto: "che ne pensano i pali del foul, così taciturni e austeri che dominano dall’alto il campo di battaglia?"

Ho intervistato il palo alla sinistra della casa base, quello più preso di mira nelle battute dei fuori campo laterali e così mi ha risposto:

"Caro “Terzabase”, oggi ho salutato la mia grande coda, la linea del foul, che era appena stata tracciata e che è il mio proseguo, compagna di tante difficili decisioni da parte degli arbitri. Per quello che mi riguarda, su di me sono state fatte le più assurde asserzioni.

 

Ad esempio che se una palla mi colpisce e esce in foul, si tratta non di fuori campo, ma di foul; Ma basta pensare dove sono posizionato per averne la risposta. Io sono all’esterno del diamante, perciò tutto quello che succede quando vengo colpito è homerun. Se la palla riguarda una battuta di un giocatore di casa allora urla di gioia e caccia alla palla come souvenir, ma se è della squadra ospite, questa viene catturata e rigettata in campo con disprezzo e cori cerberi."

 

Ma il bello del baseball è anche questo, renderlo più difficile per discuterne.

 

Mi sono spostato poi al centro del diamante, dove è il territorio indiscusso dei pitcher e cosi ho parlato con la pedana. Si lamentava perché i lanciatori non appoggiano il piede al centro, dove lei sopporterebbe di più il peso, ma sempre all’estremità a rischio di sentirsi chiamare un “balk”

Le lamentele poi sono dei sacchetti, dove il più fortunato è quello di prima base, perché come sapete per la conquista della prima base non si deve scivolare, sarebbe inutile, in quanto non c’è bisogno di farlo per evitare la toccata del difensore, essendo base forzata. La seconda non si lamenta perché il suo guardiano è sempre nei dintorni e con un semplice contatto del suo piede assicura l’inizio di una doppia eliminazione. Mentre la terza base, che è la “fire base” mi disse che già da parecchi anni non temeva di essere colpita dagli spikes, in quanto essendo il terreno molto morbido, il corridore preferisce scivolare in avanti con le mani, cosa impossibile da fare su quei terreni molti anni fa, a rischio di venire scorticati. La casa madre, cioè la CASA BASE,si è lamentata per mancanza di educazione da parte dei catcher, che spesso e volentieri, sollevando la maschera, gli sputa sopra.

 

Poi mi sono ricordato che qualcuno nella zona stava facendo trasloco, perché la loro privacy veniva meno e si trattava della Lepre e della Talpa, dove la loro avventura è stata da me già raccontata .Avevano già traslocato, ma sempre nelle vicinanze, essendo loro molto appassionati di baseball.

Non rimaneva che il Tabellone segnapunti, che aveva nostalgia di quei tempi dove tutto l’aggiornamento della fase di gioco veniva fatto a mano, mettendo e togliendo cartelli numerati dai ragazzi delle giovanili e che facevano a lui molta compagnia. Ora con l’avvento dell’elettronica tutto è più arido e senz’anima.

 

Così ho completato la mia breve intervista, ma consiglio ai ragazzi quando vedono una partita a pensare a quanto ho raccontato, perché il campo è vivo e le sue emozioni esistono anche in ciò che ha solo corpo e non anima.

 

TERZABASE

 

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Leoni (lunedì, 16 settembre 2013 20:56)

    Leggere e rileggere i tuoi racconti,
    sono sempre instancabili, complimenti
    per come esprimi la tua gioia.