________________________________ Jim the boy

di Paolo Castagnini

Carolina del nord anno 1934, Jim un ragazzino di 10 anni che non ha visto il padre, morto prima della sua nascita, vive con la mamma e tre zii. La descrizione di un'infanzia dove basta che lo zio ti chiami all'alba per andare nella vicina città, per farti fremere di una grande eccitazione. Il 10° compleanno, una tappa importante della tua vita dove tutto d'un tratto diventi grande. Alzarsi la notte di Natale perchè ad Aliceville è arrivata la corrente elettrica e si accenderà la prima luce. Il grande regalo, il primo guanto da baseball.

Un libro per chi ha provato le gioie dell'infanzia per le piccole cose che sembravano tanto grandi. Un libro per gli adulti, ma soprattutto per i ragazzi, pieno di gioie e dolori che da grande ti fanno sorridere, ma quando sei piccolo sono così importanti da lasciarti il segno per sempre. Da leggere tutto d'un fiato. Qui sotto un piccolo pezzo del libro di Tony Eraley uscito nel 2009, che mi è capitato di leggere. Tony Earley dopo questo romanzo è stato inserito tra i migliori 20 giovani autori Americani. Si trova su ordinazione. Edizione italiana con titolo "Il giovane Jim" - Fanucci editore - 16,00 Euro

Jim fissò il treno, le nuvole che si spostavano attraverso i finestrini.Non poteva credere di essere così vicino a Ty Cobb. Ty Cobb era solo a dieci iarde da lui. Jim si sentì tremare le viscere; sentì il cuore battere forte. Guardò preoccupato verso la testa del treno. Sapeva che quando gli uomini fossero strisciati fuori da sotto la locomotiva, il Carolina Moon sarebbe partito portando con sè Ty Cobb. Non si sarebbe mai più fermato ad Aliceville. Jim già sentiva come sarebbe stata vuota la città.

 

Zio Zeno all'improvviso battè le mani.

"Un momento" disse. "Jim, corri a prendere la tua palla e il guantone."

Jim scattò verso casa, correndo più forte che poteva. A ogni passo, fango e acqua gli schizzavano attorno ai piedi. Corse giù per Depot Street, attraversò il cortile posteriore di zio Zeno, balzò sotto il portico e si scaraventò in cucina.

La mamma era seduta al tavolo. "Jim!" disse. "I piedi!" Jim si precipitò nella sua stanza senza fermarsi e si tuffò sotto il letto. "Scusa" gridò, svolgendo il guantone dal panno in cui lo teneva. La palla era comodamente annidata nel palmo. Si infilò il guantone e riattraversò di corsa la cucina. "Ty Cobb è sul Moon!" urlò.

La mamma disse: "Cosa?"

Jim balzò giù dal portico nel cortile. Si voltò a gridare:"Zio Zeno mi ha detto di prendere palla e guantone!"

Quando la mamma fu sulla porta, lui stava già volando lungo Depot Street.

 

Quando Jim arrivò alla stazione, porse palla e guantone allo zio Zeno. Zio Zeno li risospinse verso di lui.

"No" disse. "Adesso tu e Penn giocate propio qui, vicino al treno. Daì. Fate vedere a Ty Cobb quanto siete bravi."

"Andiamo Penn" disse Jim.

 

Jim balzò sopra la pozzanghera. Pen la guadò. Nella stretta striscia di terreno tra la pozzanghera e la strada, Jim arretrò verso la testa del treno; Penn arretrò verso la coda. Il primo lancio di Jim volò quasi sopra la testa di Penn, ma lui si allungò e lo prese.

"Calma" disse zio Zeno.

"Tranquilli" disse zio Coran.

Il lancio di Penn tornò diritto e preciso. Schioccò rumorosamente contro il palmo del guantone di Jim.

"Bravo" disse Mr Carson. "Bella forte, Penn"

"Un bel lancio adesso Jim" disse zio Al. "Tranquillo."

Jim si sentì come dovesse lanciare nella World Series. Lanciò la palla con cautela a Penn. Tutti e tre gli zii applaudirono.

"Bravo, Jim" disse zio Zeno.

Di nuovo il lancio di Penn fu dritto e sicuro. Aveva un'espressione strana, quasi disperata.

"Jim" disse, "lasciami usare il guantone"

"No" disse Jim, questa volta lanciando un po' più forte.

Il lancio di rimando di Penn fu così forte che bruciò il palmo di Jim quando lo prese.

"Jim" disse Penn. "Per favore, lasciami usare il guantone."

"No, Penn. E' il mio guantone."

"Fagli una curva" disse Pete. "Una curva Jim"

"Non so come si fa a lanciare una curva" disse Jim.

"Dovrei tenerlo io il guantone" disse Penn. " Gioco meglio di te a baseball."

Penn lanciava la palla così forte che jim aveva paura di mancarla davanti a Ty Cobb.

"Non è vero" disse.

"Lo sai che è vero, Jim. Lo sai che sono più bravo di te. Dammi il guantone."

"Non sei più bravo di me" disse Jim. Lanciò la palla a Penn quasi più forte che poteva. Vide Penn trasalire quando la palla gli colpì le mani.

"Tranquilli, ragazzi" disse zio Zeno.

"Penn" disse Mr Carson, burbero.

"Jim non vuole prestarmi il guantone."

"E' suo" disse Mr Carson.

"Ma Ty Cobb...."disse Penn. "Ty Cobb ci sta guardando e io non ho il guantone."

"Smettila di insistere, Penn" disse Mr Carson.

"Presta il guantone a Penn per un paio di lanci" disse zio Coran.

"E' mio" disse Jim.

 

Jim stava per spararne una forte a Penn quando si accorse che non stava guardando; fissava oltre Jim, verso la testa del treno. Jim si voltò. I due uomini che si erano infilati sotto la locomotiva stavano strisciando fuori. Uno dei due si alzò con la scatola degli atrezzi; l'altro spinse qualcosa di lungo e diritto davanti a sé mentre usciva da sotto il motore. Quando si alzò in piedi, Jim vide che era la zampa di una mucca, tagliata appena sotto la spalla. A quella vista gli si rizzarono i peli del collo.

"Ecco il problema" disse il capotreno. L'uomo agitò la zampa di mucca sopra la testa con tutte e due le mani, come se fosse una bandiera o una torcia. La gettò nella pozzanghera accanto ai binari e salì sulla locomotiva. Il capotreno sventolò la mano di rimando.

"Tutti a bordo!" urlò.

"Jim!" gridò Penn arrabbiato. "Lasciami usare il guantone. Adesso!

"Ti ho detto di NO!" disse Jim.

Penn urlò: "DAMMI IL GUANTONE, NEONATO!"

"Penn!" disse Mr Carson. "Vieni qui da me."

"La partita è finita, ragazzi" disse zio Zeno.

Il capotreno si infilò nel vagone e chiuse lo sportello.

 

Jim era furibondo perché Penn lo aveva chiamato neonato davanti agli zii e al capotreno.

"NEONATO!" urlò. "Non sono un NEONATO!"

Chiuse gli occhi e lanciò la palla più forte che poté. La palla volò sopra la testa di Penn. Quando finalmente toccò a terra, rimbalzò parecchie volte sul terreno bagnato e rotolò lungo il pendio fin dentro la pozzanghera.

Penn fissò Jim con tanto odio che Jim pensò che gli sarebbe saltato addosso. Si preparò a lottare. Invece Penn si voltò per inseguire la palla. Fece un solo passo e cadde a faccia in giù. Jim lo sentì dire "Oh-oh". Penn si spinse in piedi con le mani, ma quando provò a mettersi diritto cadde di nuovo. Rotolò sul fianco e si guardò le gambe, il volto pervaso da una sorta di meraviglia. Gli zii e Mr Carson corsero verso di lui. Pete balzò giù dalla banchina. Il treno sussultò e sferragliò e cominciò a muoversi. Penny rimase disteso e gemette, un desolato suono animale che aprì un buco profondo dentro Jim. Quando Jim chiuse gli occhi si sentì cadere e cadere.

 

 

 

 

 

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