________________________________ Quella sporca dozzina

Storia vera di TERZABASE

Il lettore non interpreti male “sporca dozzina”. Il termine si riferisce a 12 ragazzini di buona famiglia, ma appena usciti dal dopoguerra e dall’abbigliamento molto povero e anarchicamente modellato. Un solo paio di scarpe uso scuola, passeggio e giorno della Santa Messa e il resto di contorno con più o meno la stessa sequenza.

Dodici ragazzini avvezzi a giocare al calcio con una palla di gomma nella loro strada di Milano via Mambretti, presso la Stazione Ferroviaria Milano Certosa e attenti a non farlo quando il vigile urbano che abitava nei pressi, usciva o rientrava dal servizio. Gli orari della sua presenza lo sapevano dal figlio, anche lui presente nelle caotiche partitelle. 

 

Il mio ritorno dal sevizio militare, dove avevo appreso nozioni del gioco del baseball dal famoso sergente di colore americano, mi fece promotore nello spiegare agli altri ragazzi che potevano cimentarsi in un altro sport e che di questo avevano già avuto una rudimentale esperienza (anche se molto diverso nel contesto) e cioè” il gioco della lippa”.

 

Certo non potevamo giocare sulla strada, perché non saremmo stati tollerati come in America e potevamo procurare danni veramente seri, ma a quel tempo la zona era ancora poco cementata e qualche prato, dove il Tarassaco lo rendeva di un colore verde come i prati dell’Irlanda, poteva aiutarci.

Così iniziammo con l’acquisto dei guanti da un rigattiere del quartiere cinese di Porta Garibaldi, come potete leggere nel mio racconto sui Black Devils. Il nome Black Devils l’ho proposi io, avendo visto su una motocicletta di un genitore il logo Red Devils, cambiandone il colore di riferimento.

 

Ora mi chiederete con quale criterio si scelsero i ruoli. Non era calcio, era tutt’altro. Ebbene dall’esperienza avuta su quel campo militare italo-americano,  osservando i giocatori impegnati e seguendo i consigli del sergente,mi inventai i ruoli per ciascun ragazzo.

 

Cominciamo con il  numero 1 ) il Pitcher; ne scelsi uno che sapevo che quando tirava i sassi alle “pipette”dei pali della luce(erano delle specie di bicchieri in ceramica che servivano per isolare i fili della corrente elettrica per l’illuminazione delle strade) oltre alla potenza era di una precisione straordinaria (qua acconsentitemi che un po’ “di sporco c’è) ma erano monellerie.

 

Ora passiamo al numero 2) il Catcher, che doveva avere una bella corporatura per fare barriera alla sua postazione e vi garantisco che il giovane ricevitore Black Devils era un muro.  Saldamente ancorato con un piede sulla Casa Base quando si verificava un tentativo dell’attacco per segnare un punto.

 

Il numero 3) la Prima base, doveva essere per forza un mancino, così suggeriva la tecnica della difesa e qui il problema non era di trovare il mancino, ma di trovargli un guanto, perché nel refuso Alleato di Via Canonica, guanti mancini non c’erano e pertanto con una colletta, oltre alla spesa del vestiario, fummo costretti a comperalo da Brigatti Sport, comprese le due uniche mazze, una 34 e un'altra più leggera.

 

Per la seconda e terza base, andai a caso, scegliendo due ragazzi che nella corsa erano veramente veloci, non perché questi ruoli lo imponevano, ma perché la presenza di buoni corridori in fase di attacco era molto importante.

 

Se prendiamo in esame il sesto difensore, “interbase o shortstop” la scelta non poteva che ricadere su un ragazzo dalle doti atletiche speciali, nell’intercettare la palla, nel catturala come se fosse una bomba a mano e spedirla a bersaglio. Io scelsi un ragazzo che durante le gare di calcio aveva il ruolo di portiere e indovinai, perché fu il migliore dei Black.

 

 Per gli esterni scelsi dei ragazzi che sapessero stare svegli in modo che, al momento opportuno, non si lasciassero sfuggire le volate che, con la loro mancata cattura, potevano pregiudicare l’esito finale di un campionato.

 

Così con l’aiuto di un giovane “coach” un certo Benenati, che ne sapeva di baseball, in quanto ancora più giovane aveva praticato - pensate! - questo sport in Tunisia dove era emigrato con i suoi genitori e che, se mi legge, potrebbe confermare questo suo passato.

 

E così iniziò l’avventura che da quei campi con il verde, frutto del Tarassaco, portò la sporca dozzina in serie C.

 

Ora è passato molto tempo e molti anni e preferisco ricordarli tutti come allora, dei giovani "sbarbati" (come si dice a Milano) che avevano una passione e una dedizione encomiabile.

Giocavano con scarpe da football rattoppate,( niente spikes), con guanti piccoli senza trappole, gli stessi che giocavano gli Yankees di Babe Ruth nel 1920. Cappellini con visiera da corridori in bicicletta con un solo caschetto che si usava a rotazione al turno di battuta e, per  chi gli stava largo, si metteva in testa due cappellini per adattarlo al meglio.

 

Il fatto più curioso é che i Black Devis non avevano nulla di nero nel loro vestiario, ma predominava il rosso, perché in commercio non si trovava questo colore da abbinare.

 

Storie di ringhiera direte, ma storie vere che mi fecero sognare un avvenire del nostro amato sport.

Poi mancò l’attaccamento alla bandiera, poi non capirono i giovani a seguire che non importava giocare in un grande stadio per onorare il baseball, ma giocare, giocare e giocare per divertirsi e così crescere come sono cresciuti nel nuovo mondo.

 

 I Black Devils di cui uno solo proseguì negli studi superiori , erano semplici operai e tutte le sere da Aprile a Settembre dopo l’orario di lavoro, si riunivano ad allenarsi , su quei campi Irlandesi made in Italy dove il Tarassaco predominava. Al ritorno della primavera, senza allenamento invernale per mancanza di palestra, ritornavano alla carica, sempre più motivati.

 

Poi il grande fuoco si spense, almeno nella grande città che ere Milano. Decine e decine di piccoli Club come il nostro, che veniva sovvenzionato da una società bocciofila “La Campari”, non avendo nessun aiuto dalle massime istituzioni sportive, si sciolsero.

Allora ragazzi io vi dico, non mollate, siate orgogliosi di appartenere a questa grande famiglia, fate conoscere ai vostri compagni di banco, ai vostri amici in generale le regole di questo magnifico sport, che oggi con l’aiuto della TV o del PC potete seguire la Regular Season Americana  che è uno spettacolo nello spettacolo.

 

TERZABASE

 

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Commenti: 13
  • #1

    Leoni (martedì, 19 febbraio 2013 20:28)


    Formidabile, bel racconto!

  • #2

    daniele (martedì, 19 febbraio 2013 22:57)

    Uno spaccato di Milano sportiva raro e vero, dalla zona Canonica vennero poi i Leprotti e Maglierie Ragno. Complimenti TERZABASE

  • #3

    Giorgio (giovedì, 21 febbraio 2013 15:37)

    Come sempre sie molto bravo a raccontare queste
    cose,che una volta erano attuali: la lippa - le pipette - Brigatti ( dove potevi trovare tutto ciò
    che riguarda qualsiasi sport ) bei tempi !!!
    Resto in attesa di un nuovo racconto.
    ciao Giorgio

  • #4

    franco ludovisi (giovedì, 21 febbraio 2013 21:54)

    Il racconto di Terzabase mi riporta alla mente situazioni vissute anche da me a Bologna nell'immediato dopoguerra.
    "un solo paio di scarpe...." e "le pezze al culo" aggiungo io che le avevo anche se ero figlio di uno che si poteva permettere le famose mille lire al mese come diceva la canzone.
    Noi giocavamo sulla strada, anzi, in una piazza e dovevamo evitare che i Vigili Urbani che avevano lì vicino il loro Comando ci sequestrassero palle e guantoni che avevamo acquistato alla Montagnola "Supermercato dei Residuati Bellici ed altro".
    Il nostro ricevitore ed arbitro era un'area dello strike disegnata su un muro alle spalle del battitore: la palla ritornava al lanciatore in automatico o veniva battuta in mezzo alla piazza.
    L'interbase era un.... Vespasiano contro cui sbattevano le battute che deviavano su secondabase ed atri interni a seconda dell'angolazione.
    Niente caschetto protettivo neppure quando cominciammo a giocare nella massima serie: un paraorecchie molto limitato che non ti assicurava contro i missili del grande Glorioso o Paschetto.
    Fortunatamente per me la prima avventura col baseball giocato non si esaurì in poco tempo, ma , per successive trasformazioni, diede origine all'attuale Fortitudo nel 1953.
    In comune ancora con il raconto di Terzabase la convinzione di aver fatto parte e di farlo ancora se non di una grande famiglia almeno di una famiglia felice.

  • #5

    TERZABASE (venerdì, 22 febbraio 2013 15:35)

    Ringrazio Leoni-Daniele-Giorgio e Franco Ludovisi per il loro apprezzamento sui miei ricordi.Io conservo ancora nel cassetto della mia scrivania, quella pallina che determinò il mio ultimo strike chiamato (1980), perchè come Vi è noto sono stato un Umpaia

  • #6

    Leoni (lunedì, 01 aprile 2013 10:20)

    Non finisci mai di stupirci con i tuoi
    racconti meravigliosi.
    complimenti TERZABASE

  • #7

    Remo (venerdì, 05 aprile 2013 15:53)

    Un prete (Don Ezio) mi ha insegnato i rudimenti di questo sport nel primo dopoguerra (avevo 8 anni) e mi ci ero appassionato ma poi, lasciato l'oratorio sul Naviglio Grande, non ho più avuto l'occasione per continuare.
    Ho poi avuto la fortuna di ascoltare le Tue storie direttamente dalla Tua voce così figlie e nipoti (da zio) hanno toccato la terra rossa per diversi anni ed oggi tocca alle nipotine (da nonno) ad entusiasmarmi.
    Grazie TERZABASE.

  • #8

    Molicar@libero.it (sabato, 13 settembre 2014 17:27)

    Ho ottanta anni,assieme ai fratelli Zugheri al Guilizzoni ai gemelli Lucchini e molti altri, in via Canonica abbiamo fatto ciò che tu dici ed eravamo felici.
    Non so chi tu sia,ma ti abbraccio (forse eri un mio amico).
    Ciao Carlo Molinari.

  • #9

    emilio federico Russo (mercoledì, 03 gennaio 2018 00:34)

    nel 1958 sono stato con Nino Delneri il fondatore dei Black Devils. L'anno precedente avevo giocato nel Legnano BC in serie B e avendo incontrato Nino (soprannome "lo studente" anche se trentenne) ad un incontro di serie A al Giuriati decidemmo di portare il baseball dove esisteva solo il calcio. Oltre ai ragazzi di via Mambretti parteciparono alla formazione della squadra un gruppo di ragazzi di via Mola. L'allenatore fu Salvatore Benenati riserva di una squadra di serie A.

  • #10

    emilio federico Russo (lunedì, 29 gennaio 2018 17:12)

    dato che nessuno più aggiunge altro deduco di essere arrivato troppo tardi. Per tanti anni ho dimenticato quei giorni così ricchi di entusiasmo e novità e quasi per caso dopo un trasloco sono saltati fuori un guantone e una pallina e ho ripensato ai Black Devils e questo nome ho digitato senza illudermi di trovare alcunché e invece..... ho trovato anche il mio nome tra i giocatori del Legnano BC. Se veramente è troppo tardi, scrivo queste righe per ricordarmi quanto fu felice quel periodo. Che anno il 1958! avevo 18 anni, il primo amore, la maturità, il baseball. Avevamo portato il baseball in un quartiere di Milano dove tale nome suonava talmente ostico che ognuno lo pronunciava in maniera diversa e qualcuno ci scherzava sopra. Delneri per la sua età, aveva 10 anni più di noi e poi a soli 30 anni era già cosi saggio, fu il presidente, ho già detto di Benenati a me toccò il ruolo di capitano-

  • #11

    emilio federico Russo (giovedì, 01 febbraio 2018 15:24)

    era settembre la stagione del baseball volgeva alla fine, avevamo individuato un prato sufficientemente pianeggiante sotto la scarpata che precedeva il ponte sulla ferrovia nei pressi della stazione Certosa, lì facemmo qualche frettoloso allenamento con mezzi di fortuna che Giovanni (Nino) ha ben descritto in un altro articolo. poi venne l'autunno e ci ritirammo in una sala del bar Campari in via Mambretti per le lezioni di teoria e per prendere le decisioni più importanti (economiche e burocratiche). Io ero abbastanza preoccupato perché pur avendo avuto un discreto successo di partecipazione eravamo ancora troppo pochi e qualcuno aveva aderito più per amicizia che per vero interesse. Tutto fu risolto una sera quando senza preavviso nella sala si presentò un nutrito gruppo di ragazzi che abitavano in via Mola zona Espinasse.
    Non avevano mai giocato in qualche squadra ma erano appassionati di questo sport e ne conoscevano le regole. Allora decidemmo di iscriverci alla Fipab e l'avventura prese il via.

  • #12

    Paolo (giovedì, 01 febbraio 2018 15:48)

    Emilio per favore mi scrivi in privato all'indirizzo info@baseballontheroad.com che ti devo chiedere una cosa?
    Paolo Castagnini
    Responsabile del blog
    Baseball On The Road

  • #13

    terzabase (giovedì, 11 aprile 2019 18:32)

    ho riletto dopo alcuni anni (ora siamo nel 2019) questo mio racconto e Vi confesso che mi ha emozionato. Ora quasi novantenne e costretto su una sedia a rotelle,penso a quel felice periodo. qunado la spensieratezza era di casa.OrAimangono solo i ricordi, Ma invecchiando mi rammento del grande Pantani,che in una delle sue memorabili fughe sulle ripide salite si girò per vedere se qalcuno lo seguiva. NESSUNO.E così ora alle mie spalle non c'è anima viva. NON INVECCHIATE, NON E' PIACEVOLE. JHO TERZABASE