________________________________ Pablo Abreu, ci racconta un po' di amarezza

Un'Intervista al Pitching Coach Cubano Pablo Abreu.

 

Chi non conosce Pablo Miguel Abreu Cazañas!

Un lanciatore di prima grandezza giunto da Cuba molti anni fa per insegnare i segreti del Lancio.

Pablo ha lavorato in tutta Italia, in lungo e in largo in questi anni.

Sbarcato a Nettuno perché chiamato dal suo amico Ruggero Bagialemani (leggi articolo su baseball.it) che lo definisce il più forte lanciatore mai incontrato nella sua vita.

Pablo è passato poi a Parma, accasandosi negli ultimi anni a Reggio Emilia.

Abbiamo pensato di intervistarlo per capire cosa ne pensa dei lanciatori italiani e soprattutto cosa pensa del suo futuro.

 

Paolo Castagnini

Pablo innanzitutto presentati quando e dove sei nato.

Sono nato a l'Habana, Cuba il 23 marzo del 1967

 

Raccontami in poche parole la tua carriera.

Ho iniziato la mia carriera all'età di 9 anni. A 14 facevo parte della squadra nazionale giovanile di Cuba e subito dopo sono passato alla squadra INDUSTRIALES nel campionato nazionale cubano.

A 18 anni sono entrato nella nazionale maggiore.

 

Quali sono i ricordi più belli come giocatore

la vittoria della tripla corona come lanciatore nella coppa intercontinentale del 1987 con un "no hit no run" al Messico e poi:

 

2 campionati mondiali giovanili

1 campionato mondiale maggiore

2 coppe intercontinentali

2 campionati panamericani

1 campionato centroamericano

 

Qui in Italia hai un grande amico. Ruggero Bagialemani. Un anno fa è uscito un articolo che raccontava la vostra amicizia su www.baseball.it. Che rapporto hai ancora con Ruggero?

Ruggero per me è come un fratello, spesso ci sentiamo e ci raccontiamo il bello e il brutto.

 

Parliamo ora di baseball in Italia So che hai lavorato molto con i nostri giovani. Cos'è la differenza tra un giovane cubano e uno italiano?

La differenza è molto grande: i giovani italiani avendo dalla vita tutte le condizioni favorevoli, che non hanno invece i giovani cubani, non si impegnano abbastanza per migliorare le loro difficoltà in questo sport che è molto complicato. Naturalmente non sto parlando di tutti ma la gran maggioranza è così.

Questo è uno sport che comporta molto sacrificio per ottenere risultati. Non si pratica come hobby.

Nelle società dove ho lavorato ho sempre cercato di portare l'amore e l'impegno come quello che io metto nel mio lavoro.

A Cuba si dice: questi ragazzi non hanno "fame di baseball".

 

Perché in Italia abbiamo così pochi lanciatori da 90 miglia?

Prima di tutto è indispensabile fare una buona scelta nei ragazzi già nelle scuole primarie, che abbiano una buona predisposizione come lanciatori (la velocità non si compra in farmacia), e poi questi devono essere ben seguiti per migliorare la loro tecnica e condizione fisica.

I risultati si vedranno più avanti e mano a mano che crescono la velocità andrà aumentando. A Reggio ci sarebbero 3 lanciatori che, seguiti bene, potrebbero arrivare facilmente a 90 miglia.

 

Tu pensi che la meccanica del lancio sia cambiata?

No. Il problema è solo che si lavora poco con il perfezionamento della meccanica del lancio in quanto per molti sembra una cosa di poca importanza, mentre è indispensabile.

 

Quando insegni ai giovani modifichi la loro meccanica secondo uno standard che tu pensi sia corretto o lasci ad ogni lanciatore la sua caratteristica?

Se inizia da zero gli do il sistema standard per una buona meccanica. Se l'atleta è evoluto, ha già una sua meccanica e ottiene risultati con la sua, cerco di migliorarlo eliminandone i difetti. Se non ha ottenuto risultati ed è disponibile a cambiare allora assieme la cambiamo.

 

Che cosa ne pensi dell'importanza della preparazione atletica in generale e del lavoro fisico nei lanciatori. Quanto tempo dovrebbero dedicare alla preparazione atletica durante l'inverno e durante il campionato?

E' fondamentale e molto importante non solo per i lanciatori ma per tutti i giocatori. Il lanciatore si deve preparare di più perché è quello che fatica maggiormente.

Si devono fare due preparazioni distinte: una per l'inverno e una per il campionato.

 

Cosa ne pensi sul fatto che i lanciatori devono lanciare tutti i giorni?

Questo si valuta secondo il periodo in cui c'è la preparazione.

 

Cosa ne pensi sui lanci a lunga distanza? Potresti spiegare come insegni ai tuoi lanciatori questo metodo così importante per rafforzare il braccio?

Il lancio a distanza è molto importante perché da forza e resistenza. Ogni allenatore ha il suo sistema per il lancio.

 

Da moltissimi anni arrivano da Cuba moltissimi tecnici. Lo sai che molti italiani non sono d'accordo su questo? Rimproverano che molti tecnici non siano all'altezza e che quelli bravi rimangono a Cuba. Tu cosa ne pensi?

Non so perché alcuni Italiani la pensino così. A Cuba abbiamo una sola scuola. L'importante è che tutti quelli che vengono la sappiano insegnare mettendola a disposizione delle società per la quale lavorano. Qui sono venuti quasi tutti tecnici che sono stati allenatori della Squadra Nazionale a Cuba.

 

Secondo la mia esperienza ho trovato quasi sempre ottimi tecnici Cubani, ma gli contesto il fatto che non sanno mantenere la disciplina nemmeno con i giovani. La cosa però che più mi sorprende è che il loro atteggiamento cambia completamente quando hanno a che fare con un giovane immigrato dall'America Latina. Allora diventano durissimi, li vedi cioè nella loro vera caratteristica. Cosa vieta a voi Cubani di essere così anche con gli Italiani, cioè essere voi stessi?

Non so degli altri allenatori. Io personalmente lavoro di più con i lanciatori italiani che con gli stranieri, perché quest'ultimi sono scelti dalla società che li chiama per lanciare. Quando arrivano qui devono già essere in ottima forma. Nettuno, Reggio Emilia, Parma sanno come lavoro e in special modo con i lanciatori italiani.

Mattia Salsi ha una catena di 26 partite vinte (record italiano) e lo scorso anno Filippo Bertolini ne ha vinto 15. Loro sanno come lavoro.

 

Tu ora hai concluso il contratto con Reggio Emilia. So che vorresti rimanere ad allenare in Italia. Che tipo di squadra vorresti allenare. Vuoi lanciare un messaggio alle società italiane?

Vorrei una squadra che abbia voglia di crescere e di vincere veramente.

 

Pablo Abreu a questo punto si lascia andare ad un po' di amarezza: Il 24 Ottobre il sito della Società Reggio Emilia che veniva riportato anche sulla Gazzetta di Reggio, scriveva:

PABLO ABREU: ha come sempre svolto un ottimo lavoro con il parco lanciatori; è in gran parte merito suo se giovani lanciatori, come il suo pupillo Bertolini, riescono ad avere questi fenomenali risultati; ha dimostrato ancora una volta che la sua esperienza può davvero fare la differenza: PROFESSIONALE.

 

Ora è l'inizio di Gennaio. Il Reggio Emilia si è iscritto all'IBL1, ma per Pablo Abreu non c'è più posto. - Si, dice Pablo, - questa è la cosa che più mi ha amareggiato da quando sono in Italia -

 

 

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Commenti: 4
  • #1

    TERZABASE (domenica, 13 gennaio 2013 17:17)

    Caro Pablo in Italia questo succede spesso e non solo nello sport.Un grande encomio e poi vieni messo come trofeo nella famosa bacheca che si chiama "dimenticatoio".

  • #2

    Michele12 (domenica, 13 gennaio 2013 18:29)

    Volevo ricordare che è stato anche a Caserta per la stagione 2009. Qui tutta la squadra, le persone che giravano intorno al movimento baseball, il paesino di san clemente, lo ricorda come un grande allenatore, ma specialmente come un grande amico. Capace di portare amore e fiducia per questo sport, poco considerato. Personalmente credo che avere il Surdo d'ebano fuori dal baseball italiano sia come avere un campo senza mound. Grande Pablo.

  • #3

    Adrian Adàn Gonzalez (lunedì, 14 gennaio 2013 11:43)

    ...sinceramente non mi spiego come una squadra vince il campionato e poi non si ripresenta al prossimo. Il lavoro svolto da Pablo nonché da i suoi colleghi e i propri giocatori dove finisce?

  • #4

    Nico Rico #1 (martedì, 15 gennaio 2013 22:44)

    Ho avuto l'onore di conoscere Pablo nella stagione 2009 A Caserta ed è grazie a lui che ho imparato tutto ciò che c'è da sapere di questo meraviglioso sport, trasmettendomi passione, persone rare che lo sanno fare. È un vero peccato che un "Babe Ruth" cubano come lui, dopo tutto l'impegno e sacrificio che ha messo per questa squadra, venga messo da parte. È una vera vergogna. Spero moltissimo che qualche squadra, italiana o estera che sia, abbia la fortuna di poter farla allenare da questa leggenda.