________________________________ Vecchio indiano, raccontami una storia! (ultima)

Un Indiano Sioux
Un Indiano Sioux

Sapevo di trovarmi oramai al termine della giornata. Ero dentro la baracca del distributore da almeno cinque ore. I racconti di John mi avevano preso totalmente. Mi ero immedesimato in queste tribù. Cercavo di immaginare questi guerrieri, le loro mogli, i loro figli. Cercavo di capire gli antenati di John e nello stesso tempo avrei voluto conoscere maggiormente Alex, questo ragazzino curioso che amava le storie degli Indiani e che aveva la passione per il baseball. Mi sedetti nuovamente vicino a John e ricominciai ad ascolatare.

Caro Alex ora terminerò questa serie di notizie sugli indiani raccontandoti della grande tribù dei SIOUX.

Questa fu senza dubbio la più famosa tribù di Pellerossa del Nord-America. Vivevano sparsi in una vasta regione che andava dal Minnesota al Nord Dakota, dove erano arrivati alla fine del sec XVII. Si identificavano come indiani Dakota oppure Lakota, ma il termine dispregiativo di “SIOUX” fu dato dalle tribù nemiche e significava “vipere “ e si suddividevano in sette tribù principali.

 

Erano cacciatori di bisonti e guerrieri formidabili e tennero per quasi mezzo secolo in scacco l’esercito Americano. I primi a entrare in guerra nel 1862 dopo anni di vessazioni furono I Santee, guidati da Piccolo Corvo ed Inkpaduta. Nonostante durissimi incontri vittoriosi, furono costretti a lasciare il Minnesota e rifugiarsi dai loro fratelli Sisseton e Yanckton. A loro volta attaccati dall’esercito Americano e dopo aver firmato un trattato di pace circa 2000 Santee vennero fatti prigionieri, mentre il loro capo Piccolo Corvo fu ucciso da un colono con una ricompensa di 500 dollari.

 

Nel 1865 fu il turno degli Oglala, la più potente e numerosa tribù Sioux. Il loro capo era Nuvola Rossa, un grande stratega che riuscì a tenere in scacco l’esercito Americano, costringendo il governo a venire a patti e nel 1868 a fare tutte le concessioni richieste dai Sioux.

 

Nel 1872 gli Americani iniziarono la costruzione di una ferrovia nel territorio dei Sioux e pertanto dettero via a una nuova guerra. I capi più influenti dei Sioux erano Toro Seduto degli Hunkpapa e Cavallo Pazzo degli Oglala. Il 16 giugno del 1876 le Giubbe Blu del Generale Crook, subirono una cocente sconfitta sul fiume Rosebut. Questo fatto provocò l’ira degli Americani che scatenarono una caccia spietata ai Sioux, trovandoli accampati nei pressi del Litte Bighorn. Qui il Colonnello George Custer commise un grande errore strategico. Avendo sottovalutato il numero degli avversari non attese l’aiuto dei rinforzi e così (25 giugno 1876) venne soprafatto ed ucciso con tutti i suoi uomini del 7°Cavalleria.

 

Per gli Americani questa seconda sconfitta da parte dei Sioux , fu molto dolorosa e scatenarono una caccia spietata a tutte le loro bande, costringendole alla resa una alla volta. Così Cavallo Pazzo nel maggio del 1877 fu catturato con tutta la sua tribù e alcuni mesi dopo ucciso da un soldato delle Giubbe Blu.

 

Toro Seduto con i suoi Hunkpapa riparò in Canada sino al 1881, ma fu convinto a rientrare negli Stati Uniti. Toro Seduto venne imprigionato, ma poi lasciato libero e girò gli Stati Uniti insieme al “Wild West Show” di Buffalo Bill. Dopo tanto peregrinare, nelle vesti di uomo da circo, si stancò e si ritirò nella riserva assegnata alla sua tribù. Ma il suo destino era in agguato e nel 1890, essendosi sparsa una nuova religione nella riserva , così chiamata “la danza degli spettri”ed essendo Lui anche grande “sciamano”, cominciò a preoccupare lo Stato Americano che prese dei provvedimenti: Mandò dei poliziotti indiani per separare le tribù li residenti, ma per la disperazione di questa suddivisione i Siux cercarono di abbandonare la riserva e in una concitata colluttazione Toro Seduto venne ucciso.


Big Foot, il nuovo capo degli Hunkpapa era riuscito a fuggire con parecchi suoi guerrieri e si era accampato vicino al fiume Wounded Knee dove durante una perquisizione i soldati Americani aprirono il fuoco indistintamente su tutti, e quando dico tutti intendo tutti, massacrando circa 300 indiani inermi. Questo crudele massacro,onta vergognosa degli uomini bianchi, , mise fine alle guerre indiane.


Rimango sbigottito di questa ferocia e non ho parole, disse Alex.

Ora ti leggo un appunto sui famosi messaggi indiani, che mi lasciarono i miei avi:

DA UN CAPO MICMAC NEL 1676 (famiglia degli Algonchini,popolazione a N-E del Canada)

Credeteci,che se anche possiamo apparire miserabili ai vostri occhi, noi tuttavia siamo più felici di Voi, per quel poco di cui ci contentiamo e che possiamo avere.Rimarrete profondamente delusi se pensate di poterci convincere che il Vostro paese è migliore del nostro;comunque se come Voi dite,la Francia è un piccolo paradiso terrestre,che senso ha avuto lasciarlo?E perché abbandonare donne,figli,congiunti e amici ?Vi crediamo inoltre infinitamente più poveri di noi, nonostante le vostre apparenze di maestri e grandi capitani. Siete solo poveri giornalieri,valletti, servi e schiavi che fanno festa ai nostri vecchi stracci e miserabili abiti di pelle che non servono più, e venite a cercare qui, pescando merluzzo, il modo di consolarvi della miseria e povertà che vi opprimono .Siete obbligati a ricorrere agli indiani che tanto disprezzavate, e mendicare il frutto di una caccia, per spartirvelo.

 

Come sempre quando John recitava  i messaggi indiani era come fosse in trance. Gocce di sudore imperlavano la sua fronte, il mento vibrava e gli occhi si chiudevano.

Mi trovavo nella baracca del distributore di benzina ormai da oltre sei ore. Erano le nove di sera e gli avventori si erano diradati. In un angolo buio della baracca c'era un juke-box da dove partivano canzoni di un country moderno, molto rockettaro. Mi avvicinai e scorsi l'elenco delle canzoni. Non credevo ai miei occhi. Mi chiesi come fosse possibile che una vecchia musica italiana fosse qui in questo juke-box, ma poi compresi che quella non era una semplice musica italiana. Quella era musica appartenente all'universo, opera di un grande compositore Italiano. In quel momento fui orgoglioso del mio paese. Estrassi quattro monete da un quarto di dollaro e le infilai nell'apposita gettoniera e digitai G 29 

(clicca sul juke-box e prosegui la lettura)

 

Alle prime note del Juke-box il vecchio indiano fece un sorriso e dai suoi occhi scese una lacrima. Lo lasciai solo e mi avvicinai alla finestra. Fuori era un via vai di auto, camion, suv, tutti che riempivano i loro serbatoi. Pensavo alle distese sconfinate di un'America dei conquistatori. Quelle stesse terre dove chi ci abitava era stato sterminato. I racconti del vecchio indiano John mi avevano fatto riflettere. Sono un europeo, anch'io ho fatto parte dei conquistatori massacrando migliaia di indigeni, che l'unico male che avevano fatto era quello di essere nati qui?

 

Un pik-up appena arrivato davanti alla baracca mi distolse dai pensieri. Un ragazzino in divisa da baseball era sceso di corsa e stava entrando nella baracca: "Nonno, nonno! ho portato a casa il punto della vittoria!" la sua corsa era finita nelle braccia del vecchio John. Dietro di lui era entrato un uomo grande e robusto. "Ciao papà", si rivolse al vecchio indiano "oggi Alex è stato veramente bravo!" disse. Quel ragazzo quindi era Alex, quello che per sei ore avevo sentito raccontare dal mio amico John. Nello stesso momento si avvicinò la donna indiana che diede un affettuoso bacio all'uomo. "Ben tornato Andrew! - ciao Stefy!" rispose l'uomo. Alex e John erano uniti da un abbraccio infinito. Stefy, la donna indiana si avvicinò e con dolcezza disse: Alex, accompagna il nonno a casa altrimenti nonna Imel si preoccupa" Guardai John allontanarsi accompagnato da Alex lungo il corridoio. Si tenevano per mano. Capii in quel momento che il vecchio John con i suoi racconti mi aveva comunicato cosa significa l'amore di un nonno per suo nipote. Il padre di Alex chiese a sua moglie: "Com'è stata la giornata oggi cara? - Tranquilla Andrew, niente di particolare" Pensai a come dovessero essere le giornate particolari qui alla baracca del distributore di gas del Wisconsin. Sorrisi e presi l'uscita respirando a pieni polmoni l'aria calda della sera. Ho imparato molte cose sulla storia degli Indiani, ma chissà se qualcuno mi racconterà anche dei Cowboys. Accesi la mia Ford Explorer e partii.

 

Epilogo

Non mi resta che rivelarvi l'autore dei racconti sugli indiani che, come avrete capito sono assolutamente veri e documentati. Qualcuno di voi lo avrà indovinato. E' Giovanni Delneri (TERZABASE)  autore già di molti altri racconti regalati a tutti noi attraverso questo sito. Giovanni impersonava il vecchio indiano John e Alex non poteva che essere suo nipote Alessandro. Andrew è suo figlio Andrea, mentre Lucy è la nuora Lucia. La nonna Imel naturalmente è sua moglie Imelde. Per quanto riguarda la musica, la scelta non poteva che cadere su Ennio Morricone per mille motivi. Per citarne alcuni è una musica universale; è la musica che più di tutte rappresenta la storia americana del vecchio west; è la musica più amata da Giovanni Delneri. Io con la mia tappa al distributore di benzina non ho fatto altro che inserire nei suoi racconti un po' di suspance naturalmente tutta inventata. Nella speranza di non avervi annoiato vi diamo l'appuntamento ai prossimi racconti

 

Paolo Castagnini                     Guarda il profilo di Giovanni Delneri

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Remo (lunedì, 19 novembre 2012 11:56)

    Caro John, ancora una volta sei riuscito a commuovermi.

  • #2

    Gianfranco vr (mercoledì, 21 novembre 2012 12:08)

    Condivido la passione di terza base per il grande E.Morricone... È condivido la sua passione per i nativi americani : ogni popolo ogni cultura ama la libertà , ma credo nessun popolo abbia mai amato così tanto la libertà del prossimo sia esso uomo , animale , pianta , oggetto! Ciao grazie di aver raccontato questo angolo di America.