________________________________ Il 26 Luglio 1953 EPOCA scriveva.....

Una delle foto del servizio su EPOCA - Per ingrandire clicca sopra le immagini
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IL BASEBALL follia d'America

Nel numero 147 anno 4^ del giornale EPOCA uscito il 26 Luglio del 1953, appariva nella parte centrale un servizio di quattro pagine con tanto di foto a colori a firma di Giorgio Fattori. Abbiamo segnalato della cosa Roberto Buganè il quale ha acquistato prontamente una copia per la FIBS reperendola attraverso i mercatini online. Trovo che sia sempre interessante leggere cosa scrivevano i giornali dell'epoca specie quando parlavano del nostro sport.

Il sottotitolo in grassetto dice questo: Gli europei trovano assai misteriose le ragioni dell'incredibile fanatismo degli americani per il loro gioco nazionale perché forse non capiscono che esso è qualcosa di più di uno sport.

Come non dare torto al bravo Giorgio Fattori, che già con questa frase illustra perfettamente il baseball agli italiani nell'anno 1953.

 

Poi prosegue: Il baseball, questo "passatempo per collegio di orfani malinconici" come lo definiscono velenosamente gli inglesi orgogliosi del loro criket, si gioca in america da più di cento anni. Lentamente ma imperiosamente è uscito dalla cronaca sportiva per entrare nel costume. Non c'è americano che almeno una volta non abbia tentato di mazzolare con il bastone la fatidica palletta bianca. Non c'è giornale che non abbia contribuito a creare il formidabile mito di George Herman Ruth detto "Babe" il più grande campione di ogni tempo di cui tutta l'America pianse sbigottita la morte.

 

Il giornalista prosegue raccontando dei numerosi film girati su questo sport e scrive: Eisenhower recentemente ha ricevuto alla Casa Bianca una delegazione di sportivi comprendente i più famosi campioni di ogni sport, dal pugilatore Marciano al cestista Mikan, posando per i fotografi, alla sua destra ha chiamato Joe di Maggio il più grande giocatore vivente "colui che con il suo inimitabile stile parla al cuore dell'America"

Nessuno sport in nessuna parte del mondo può reggere il paragone con l'immensa popolarità del baseball negli Stati Uniti e alcune cifre aiutano a dimostrarlo. In una sola stagione per le partite dei due massimi campionati professionistici furono venduti  60 milioni di biglietti; 90 milioni di persone  ascoltarono alla radio  le cronache delle sette partite  di finalissima le"World Series" e 20 milioni la seguiro attraverso la televisione. (è bello notare la differenza a favore della radio di quei tempi)

 

 

Il giornalista scrive poi di stipendi da capogiro (75.000 dollari l'anno per un giocatore di Minor League e un campione praticamente non ha prezzo). Nell'articolo si legge: Un grande giocatore è come un Velasquez da museo, fuori da ogni quotazione veniale, orgoglio della città o della nazione. Poi l'articolo cerca di spiegare il motivo di questa popolarità: E' difficile dire perché il baseball abbia colpito così profondamente l'immaginazione di milioni di "fans"  d'oltre oceano a dispetto del basket o del football-rugby che sono pure sport estremamente  diffusi. All'origine di una popolarità così clamorosa e invadente c'è forse la facilità estrema con la quale questo gioco può essere appreso e praticato. Per iniziarsi al baseball bastano uno spiazzo di periferia (e nemmeno troppo vasto) qualche mazza di legno, qualche guantone spelacchiato e la durissima pallina bianca "chiave del gioco).

 

C'è un accenno anche al baseball europeo e italiano dove il giornalista scrive: In secondo luogo è evidente che la tecnica di questo gioco attrae in modo specialissimo e questo resta un fatto estremamente misterioso per l'europa dove il baseball è ai primi passi, distrattamente seguito e anzi l'Italia ha un po' il ruolo di pioniere in questa faticosa e coraggiosa importazione.

A questo punto c'è la spiegazione del gioco e Giorgio Fattori lo fa alla perfezione anche intuendo le sottili bellezze del baseball.

L'articolo prosegue con una curiosità: Joe di Maggio (da un paio d'anni ritiratosi dall'attività ma considerato tutt'oggi il miglior stilista della storia del baseball) guadagnò in un anno 100.000 dollari di stipendio, più di 10.000 dollari di premi speciali. I giocatori fruiscono poi ogni tanto di quel pittoresco extra che è il "giorno" organizzato dai "fans" in loro onore. Nel "giorno" dedicato al campione ogni tifoso regala qualcosa e specialmente le ditte non si fanno pregare perché un campione di baseball è sempre un ottimo lancio pubblicitario per il prodotto. Joe di Maggio per il suo "giorno" incassò 7.197 dollari in contanti ed ebbe in dono una Cadillac, un Dodge e un Rosario d'argento per la sua vecchia madre, trecento litri di gelato, dodici apparecchi di televisione, un cagnolino, cinquecento buoni di viaggi gratis in Taxi a New York, un motoscafo, orologi d'oro e casse d'aranci e limoni. Di solito il campione versa i soldi del suo "giorno" ad un istituto di beneficenza, ma non potrebbe disfarsi degli stravaganti oggetti ricordo senza incorrere nelle ire della folla, sempre gelosa e sentimentale.

L'articolo conclude così: Il baseball in america è qualcosa di più di uno sport, è uno stato d'animo, una scarica nervosa di cento milioni di persone vagheggianti la gloria, i dollari e un'atletica vita all'aria aperta. Le prime palline fischiano tuttavia nell'aria anche in europa e in giappone lo sport nuovissimo ha fatto progressi sorprendenti. In fondo tutto è incominciare e un giorno forse anche le Marilyn Monroe di casa nostra si interesseranno appassionatamente e con tenacia a qualche straordinario giocatore "che parla al cuore di tutta la nazione"

 

Paolo Castagnini

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Commenti: 1
  • #1

    TERZABASE (venerdì, 19 ottobre 2012 12:22)

    Bellissimo ricordo,grazie Roberto Buganè. ma questo sport è e rimarrà sempre uno sport americano, dove i tifosi delle due squadre socializzano tra di loro durante l'incontro, dove si va a passare un pomeriggio o una serata assieme,degustando panini e bevendo birra,dove si ha la pazienza di trascorrere dalle 4 alle 5 ore tutti assieme seduti, anche chiaccherando di tutto, senza mai perdere di vista l'azione di gioco quando è importante.Questo non si sposa con le nostre abitudini.Noi per andare alla partita anticipiamo a casa il pranzo o la cena (in massima parte i tifosi di casa),noi dobbiamo prima mangiare con i piedi sotto il tavolo.Da noi le partite sono sfide contro i nemici ospiti,da noi i bambini non possono andare allo stadio, forse solo quando gioca la Nazionale.Non dimentichiamo mai che gli americani, sono stati e lo sono de "pionieri" dove l'aggregazione è la base della loro democrazia.TERZABASE