________________________________ Vecchio indiano, raccontami una storia! (1)

Nel mio girovagare per gli Stati Uniti, giunsi nel Wisconsin. Ero a secco di gas, mi fermai quindi alla prima pompa di benzina. Il posto era stranamente isolato; un distributore di vecchio tipo, di quelli che dopo aver infilato la pompa devi alzare la leva per far partire la benzina. Di carta di credito non se ne parlava nemmeno; per fortuna in tasca avevo 50 dollari. Entrai in una specie di baracca che puzzava di pollo fritto e mi diressi all'unica persona dietro il bancone. Era una donna dai lineamenti indiani. Pagai il conto e poi le chiesi: " Scusi ho sentito parlare di un vecchio che racconta delle storie sugli indiani - chi John il matto?" mi rispose la donna. "Guardi, è seduto in quell'angolo". Mi girai e vidi un anziano nella penombra in fondo al locale. Aveva gli occhi chiusi. Davanti a se una pipa spenta e una bottiglia di qualcosa che non seppi definire. Mi sedetti di fronte e chiamai: "signore, ei amico, posso farti una domanda?" Il vecchio aprì gli occhi e gli angoli della bocca si sollevarono. "So che racconti delle storie sugli Indiani, ne racconteresti una anche a me, per i miei lettori? Il vecchio respirò a fondo inarcando la schiena e iniziò a raccontare:

Mi chiamo John Blacksun e sono un anziano pellerossa, nato e attualmente residente nella Riserva indiana nello Stato del Wisconsin, figlio di indiani della tribù dei MOHICAN. Tempo fa, mentre stavo riposando sotto la mia Wik Wamps, fui risvegliato da un rumore certamente causato da un oggetto che aveva colpito l’esterno della mia capanna. Uscii per accertarmene e vidi con mio stupore che l’oggetto in questione era una palla da baseball. Non feci in tempo a raccoglierla che mi sentii chiamare da una voce giovanile:

”scusa signore non l’ho fatto apposta, ma la palla da me battuta è malauguratamente finita contro la tua capanna, potrei gentilmente riaverla?“ (il fatto era successo perché la mia residenza è posta nei pressi dell’ingresso della Riserva) "Certamente ragazzo risposi, come ti chiami? - Il mio nome è Alexander ma mi chiamano Alex." Restituendogli la pallina gli dissi ”certamente sei tifoso de BREWERS”, - certo! rispose, e un giorno vorrei farne parte. Come ti chiami? - John" risposi, "è da tempo che desideravo parlare con un indiano della Riserva posso farti una domanda? -  Dimmi pure Alex| - Sapresti raccontarmi fatti e misfatti, origini, usanze e costumi di alcune tribù indiane? - Certamente ragazzo! , io ho raccolto testimonianze dai miei nonni e genitori, che furono a conoscenza di quel dannato periodo della colonizzazione da parte degli europei. Se i tuoi genitori te lo permetteranno, e con il consenso delle autorità della Riserva, potrai venirmi a trovare e io soddisferò la tua curiosità. Permessi accordati dopo alcuni giorni.

L’appuntamento era per il sabato successivo, al primo pomeriggio, giorno che Alex non andava a scuola e se la cosa fosse piaciuta al ragazzo, questo si sarebbe ripetuto ogni sabato per un certo periodo.

 

Puntuale , alla data prestabilita , Alex si presentò e rimase stupito e molto incuriosito di entrare per la prima volta in una Wik Wamps.

"Caro Alex , prima di raccontarti il loro modo di vivere, devi sapere che si chiamarono impropriamente indiani in quanto il 12 ottobre 1492, alle due della notte, il rombo di un cannone ruppe il silenzio del Mar dei Caraibi: era l’avvistamento della terra da parte dei marinai della ”Pinta”, una delle tre caravelle partite dalla Spagna, al comando del capitano Cristoforo Colombo, che era diretto verso le indie e credendo di essere arrivato a destinazione, apostrofò erroneamente gli indigeni del posto come -indiani-. Il termine

-Pellirosse- è da attribuire al navigatore Giovanni Caboto che giungendo nel 1497 a Terranova, incontrò i Beothue, che avevano la pelle tinta di ocra rossa, ma si trattava soltanto di un usanza cerimoniale. Il colore della loro pelle aveva varie tonalità di bruno, a secondo del gruppo etnico al quale appartenevano. Gli indiani non erano nativi del territorio oggi denominato Stati Uniti d’America, ma si suppone che provenissero dall’Asia e che vi giunsero poco tempo dopo l’ultima glaciazione, quando la traversata dello Stretto di Bering, tra la Siberia e l’Alaska, avveniva camminando sul ghiaccio.

 

Ora ti parlerò della tribù dei miei avi : i - MOHICANI -; indiani algonchini stanziati nel 1600 sul basso del fiume Hudson. Sul loro territorio i coloni europei fondarono nell’isola di Manhattan il primo nucleo di New York e nel XVII secolo gli ultimi MOICHANI furono relegati nella riserva nel Wisconsin.

Furono chiamati -il popolo delle acque-, perché scelsero di costruire le loro case vicino ai fiumi in quanto sarebbero stati vicino al cibo, acque e trasporti. Le loro case chiamate -WIK_wamps- (capanne) erano circolari e fatte di rami di alberi e ricoperte con pelli o cortecce, che tu Alex ora hai l’opportunità di vedere e di esserci all’interno.

Hanno vissuto anche in long-case, che erano spesso molto grandi a volte fino a una trentina di metri; I tetti erano curvi e ricoperti di corteccia; Vi potevano abitare alcune famiglie con le opportune suddivisioni.

 

Nel territorio dove vivevano c’erano abeti rossi, pini, betulle, querce e aceri. Come fauna erano presenti : l’orso nero, il cervo, le alci, i castori, le lontre, la lince rossa, il visone e altri animali come tacchini selvatici e fagiani. A coronare questo paradiso terrestre la presenza di fiumi scintillanti che pullulavano di aringhe, trote e altri pesci. Vi erano pure le ostriche. Per loro è stata una vita ricca e le donne erano generalmente responsabili dei bambini, casa e giardini, mentre gli uomini andavano a caccia o a pesca o a servire come guerrieri. Dopo la caccia e i raccolti, a base di carne, verdure e frutti di bosco, il tutto veniva essiccato, compreso il pesce e conservato in fosse scavate in profondità nel terreno e protette con erba o corteccia. Durante i mesi invernali, utensili e contenitori venivano decorati, si creavano ceramiche e cesti, si riparavano gli attrezzi da pesca e da caccia e per i cesti le chiusure venivano modellate e decorate con aculei di porco spino colorati, con conchiglie e altri doni della natura.

 

Scusa Jhon, disse Alex, ma tu questo tipo di bricolage lo fai? - Si, in forma ridotta, che poi viene venduta ai bianchi per pochi soldi, necessari ad arrotondare quel poco che possiedo e venduta da loro come souvenirs ai turisti che vengono a visitarci durante l’anno, ma a prezzi ben diversi. - Ora proseguo il mio racconto.

 

Durante l’inverno, oltre che eseguire quei piccoli lavori, si insegnava ai bambini, perché le foglie diventano rosse, come la terra è stata creata e così via. Poi la storia del proprio popolo, i canti e suonare il tamburo. Imparavano come relazionarsi con ogni persona e come vivere con rispetto e pace nella loro comunità e ad avere le loro responsabilità.

- Caro John, lo interruppe Alex, mi stupisci sempre di più, perché questi insegnamenti sono fantastici, dettati poi da un mondo che noi bianchi abbiamo definito selvaggio. - Non ti meravigliare Alex, perché la grande saggezza del popolo indiano poteva fare questo ed altro. Loro poi dovevano dedicarsi alla natura e all’inizio della primavera, raccogliere la ninfa dell’acero da zucchero e bollirla per fare lo sciroppo, poi facendo attenzione a come piantare i primi semi dei fagioli e mais.

 

Ora caro Alex, penso che avrai sete, ma non posso offrirti succo d’acero, che era la bevanda che quando veniva offerta era un segno di benvenuto, ma semplice Coca Cola prodotta dagli Yankees. - Grazie John accetto volentieri! -

 

Dopo una breve pausa il racconto proseguì. - Devi sapere caro Alex che le terre dei miei avi, i Moichani, erano estese da quello che ora è Lake Champlaina sud, quasi a Manhattam e su entrambi i lati del Mahicannituck (Udson River) a ovest di Schoharie Crek e ad est in Massachusetts, Vermont e Connecticut. Ti consiglio, quando vai a casa di accertarti su una carta geografica queste località e ti renderai conto della vastità del territorio dei mie avi. - Sarà fatto con il massimo interesse! rispose Alex. - Noi Moichani eravamo parenti di molte tribù che avevano viaggiato con loro nel corso dei secoli. I leader Moichani erano spesso guerrieri per aiutare i loro alleati quando erano in pericolo per essere attaccati. Ma queste erano alleanze temporanee. Nel mese di settembre del 1609, Henry Hudson, un commerciante olandese, risalì il Mahicannituck nelle terre dei Moichani. Si trovò in una zona ricca di castori e lontre, dove la loro pelliccia era quella più ambita dagli olandesi. Nel 1614 fu fondata una stazione commerciale olandese su un isola, poi chiamataa Castle Island. Qui iniziarono le diatribe, tra noi Moichani, i Mohawk e Hudenosaunee, (tribù ad ovest), poiché il commercio delle pellicce era diventato più difficile. Ogni gruppo voleva mantenere la quota del busines per il commercio delle pellicce e avere rapporti di commercio con i loro alleati europei.

Oltre ai conflitti tra i Moichani e le altre tribù citate, i miei avi vennero fatti prigionieri durante le guerre tra gli olandesi, inglesi e francesi.

 

- Caro John, disse Alex, ma che disastro l’arrivo degli europei! Portarono solo guerre e interruppero quella pace che regnava tra Voi. Certo Alex! purtroppo questo successe e i Moichani furono cacciati dal loro territorio ad ovest del Mahicannituck e nel 1700 furono obbligati a spostarsi più a est, nei pressi del fiume Housatonic, in quello che sarebbe diventato il Massachusetts e Connecticu. Smisero di fare molti oggetti tradizionali, in quanto nuovi strumenti, bollitori di ferro, tessuti, armi e perle di vetro colorate erano disponibili presso le stazioni commerciali. - Ma allora - disse Alex - successe quello che avviene anche ai nostri giorni! l’annullamento dei centri artigianali per far posto ai grandi ipermercati! - Esatto figliolo,  la storia si ripete nel tempo. Gli inglesi, che alla fine hanno sostituito gli olandesi in questo settore, hanno scelto di “civilizzare” tutto il popolo nativo in quello che si chiama NewEngland. Le vaste terre che noi Moichani avevamo usato per la caccia e la pesca, iniziarono ad avere linee di confine e recinzioni.

 

Così i miei avi avevano scoperto di non essere più padroni della loro terra, ma dipendenti dai bianchi. Gli europei con l’arrivo nelle nostre terre, portarono con loro malattie:il vaiolo, il morbillo, la difterite, la scarlattina. I nativi, che non conoscevano queste malattie, non si erano costruiti una immunità e così centinaia di migliaia di persone, a volte interi villaggi, perirono facendo così diminuire il numero dei Moichani.

 

Facciamo un ultima pausa disse John, Tu Alex finisci la tua Coca Cola e in chiusura, avendo terminato l’odissea del mio popolo, parlerò di cose più piacevoli.

Caro Alex, so che sei tifoso della squadra di baseball de BREWERS, mentre io simpatizzo per gli YANKEES e per i METS, che sono le due compagini che giocano a New York, nello stato omonimo e che ricorda la patria dei miei avi. I primi giocano nello Yankee Stadium (quartiere del Bronx) e i secondi al Citi Field (area metropolitana). Comunque sappi che il Grande Spirito del popolo indiano è sempre presente e ha un posto speciale per seguire le gare. Avrai notato che in ogni stadio della MLB nella zona centrale dell’area del fuoricampo, esiste uno spazio, a volte con prato verde, che divide le due mezze curve. Questa interruzione è stata creata per non disturbare la visuale del battitore mentre vede arrivare il lancio del Pitcher; ebbene proprio in quel posto c'è il Grande Spirito che tifa per i tuoi colori!

Ti racconto di una curiosità: il termine Yankees sembra derivi dalla storpiatura di “Yanchees (degustatori di formaggio), ma il più credibile è che potrebbe derivare da Jon Kees, nome e cognome molto diffuso tra le famiglie olandesi, in quanto il primo nucleo di New York sorse nel 1625 sull’isola di Manhattam, con il nome di Nuova Amsterdam, poiché fu fondato da coloni olandesi che avevano acquistato quell’isola dai Pellerossa. (forse uno dei pochi acquisti)

 

Ora si è fatto tardi caro Alex e la prima parte della storia delle tribù dei Pellerossa è terminata, ma mi dovresti dire quale tribù ti interessa per sabato, così io mi relazione con i miei appunti. La prossima tribù che mi interessa,disse Alex è quella degli OTTAWA. Sarà fatto! risposi.

 

Erano passate due ore da quando ero entrato nella baracca della pompa di benzina. La signora indiana era ancora al suo posto dietro il bancone. Il tempo era volato. Avevo voglia di sapere ancora, altre storie. Il vecchio aveva richiuso gli occhi.

Non mi sarei mosso da qui fino a che la storia non fosse finita.

 

Volete sapere chi è veramente il vecchio? Pazienza cari amici, pazienza. La sua vera identità alla fine della storia.

 

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Gianfranco vr (sabato, 13 ottobre 2012 13:10)

    Seguirò tutta la storia, invidiando Alex ! Ciao