________________________________ Fenway Park, un'opera d'arte

Da Wikipedia: L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza. Nella sua accezione odierna, l'arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, per cui le espressioni artistiche, pur puntando a trasmettere "messaggi", non costituiscono un vero e proprio linguaggio, in quanto non hanno un codice inequivocabile condiviso tra tutti i fruitori, ma al contrario vengono interpretate soggettivamente.

Percorro la strada che mi separa al Fenway Park con una buona dose di curiosità. Su questo stadio è stato scritto molto, ma come diceva un mio professore, "l'esperienza non si trasmette" e pertanto dopo aver visitato una decina di stadi MLB qui negli Stati Uniti, mi appresto ad entrare in questo monumento del baseball mondiale per capire quali emozioni mi possa dare.

 

La prima cosa che trovo è una moltitudine di venditori abusivi di "tickets" e se si pensa che oggi è un lunedì, feriale ed è mezzogiorno di per sè è già una cosa fuori dal comune. A un centinaio di metri di distanza intravvedo gli alti fari e inizio a sentire gli odori degli hot dog. Quando giungo sotto lo stadio l'impressione è contemporaneamente di una costruzione grandiosa e nello stesso tempo piccola. Le strade attorno sono strette e ad ogni parte ci sono ambulanti, banchetti, musicisti improvvisati, pub e negozi di gadget. File lunghissime di persone sono in coda ai botteghini nella speranza di trovare dei biglietti. 

 

Entro nello stadio e mi assale un nodo alla gola. Un amico che come me entra per la prima volta mi dice: "mi vien da piangere". Non ho il coraggio di confessare che sto provando la stessa emozione. Per fare un esempio con i dovuti distinguo si potrebbe paragonare lo Yankee Stadium con la Basilica di San Pietro e il Fenway Park con Santa Croce di Firenze. Qui senti il sudore di milioni di persone impregnato nel muro. Ti guardi intorno e ti sembra di vedere Babe Ruth nel 1914, cento anni orsono, calpestare lo stesso prato. Guardi gli spalti, piccoli, sembrano abbracciare i campioni. Vedi come un film in bianco e nero migliaia di uomini con il cappello esultare in piedi per le gesta dei loro atleti. Il Green Monster come un muro invalicabile, ma nello stesso tempo vicinissimo. Gli spazi sono ridotti al minimo, il diamante è li, sotto di te e le persone sono parte del tutto. Se un'opera d'arte deve trasmettere emozioni, qui le emozioni ti travolgono.

 

Se venite a Boston, non mancate al Fenway Park. Questo è un monumento alla vita. Qui c'è la storia dell'America. Non ha importanza quale posto avete assegnato. Non ha importanza se si gioca una bella partita, entrate e basta e poi percorrete i corridoi; salite da una parte e scendete dall'altra. Soffermatevi in ogni posto che vi emoziona. Non c'è appassionato di questo sport che possa riamanerne indifferente. Laggiù i campioni. Royals Vs Red Sox; luci, suoni e colori. Le voci della folla, le grida dei venditori, il suono della palla sulla mazza. L'odore degli Hot dog. Oggi siamo qui con 11 ragazzi Italiani e con i loro genitori. Chissà cosa avrà provato ognuno di loro. Forse per questi ragazzi già essere qui negli USA è una grande emozione. Quando torneranno, da più grandi, ricorderanno questa giornata, ricorderanno il Fenway Park, di questo io non ho dubbi.

 

Paolo Castagnini

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Commenti: 1
  • #1

    TERZABASE (mercoledì, 29 agosto 2012 08:07)

    Caro Paolo sono rimasto molto sorpreso della presenza di bagarini e venditori ambulanti attorno allo stadio.Allora tutto il mondo è paese.Ma questo si verifica solo a Boston?Comunque descrizione interessante e in attesa di altre curiosità un caro saluto