________________________________ Stati Uniti tra solitudine e ospitalità

Foto tratta dal sito Jalopnik
Foto tratta dal sito Jalopnik

Alcuni nostri lettori non sanno che oltre a Federico abbiamo un altro figlio più grande. Si chiama Giovanni ed è sposato con Martina. Giovanni ex Prima base, fa parte del gruppo di Baseball On The Road (l'impostazione grafica del sito è sua). Accompagnerà il quarto e ultimo gruppo nel viaggio USA in partenza il 25 Agosto. Giovanni ha scritto questo bel saggio sulla sua esperienza Americana, con il particolare punto di vista di avere un fratello da quattro anni negli Stati Uniti.

Buona lettura Paolo Castagnini e Giovanna Armani

Solitudine e ospitalità

 

La famiglia è un trampolino, alcune lo costruiscono più alto, altre riescono a malapena a darti una mano a salire, ma alla fine in America prima o poi ti devi tuffare, e allora sarai nuovamente solo con te stesso e dovrai essere tu a imparare a volare.

 

Una cosa mi è sempre rimasta impressa dopo aver viaggiato negli stati uniti, è come un retrogusto amaro, torno a casa felice di aver visitato, esplorato, conosciuto, ma non mi sento pienamente sereno. Inquietudine è la parola per descrivere questo stato d'animo. Insieme alla mia donna ho attraversato chilometri di americhe, quella rurale del midwest, quella centrale dei grandi canyon e delle praterie, le grandi città come Chicago, Phoenix e Denver. Luoghi incredibili, dove la natura ha ancora il pieno possesso della vita dell'uomo.

 

Ho conosciuto molte persone durante i miei viaggi e cè una cosa che in italia si fatica a trovare: l'ospitalità. Tutti noi siamo capaci di ospitare, i nostri amici a cena in un caldo agosto, una persona che non vediamo da tempo, ma uno sconosciuto? No uno sconosciuto no. Chiudiamo sempre per bene la porta di casa, per evitare che uno sconosciuto e così anche un'amico, possa entrare nella nostra dimora.

In america la differenza è sostanziale. Le porte delle case sono quasi sempre aperte. Le persone vi entrano in casa senza preavviso alle ore più assurde e passano del tempo con voi in compagnia, "beviamo una birra?" Parliamo di amici ovviamente, ma la differenza è enorme. Dalle mie parti ci si sente per telefono, usciamo stasera? sms: venerdì siete liberi? social network. Negli stati uniti il social network è nato, per un motivo ben preciso, la rete sociale è fatta di persone lontane, lontane migliaia di chilometri per studio o per lavoro; persone conosciute per caso una volta in vacanza o al bar a colazione. Per tutti la porta di casa è aperta.

 

Sono stato da mio fratello. Ha vissuto 2 anni, ripeto due anni a casa di una famiglia americana con due figli, che non aveva mai visto prima. Una famiglia ha aperto le porte della propria società ad uno sconosciuto ragazzo straniero e nonostante le difficoltà di integrazione culturale, lo ha fatto diventare parte di se. Io e Martina siamo andati a trovarlo durante le vacanze di natale. Per alcuni giorni il ragazzo più grande ha dormito sul divano per dare a noi la sua stanza. Inconcepibile.

 

Forse è la storia stessa della terra Americana ad aver trasmesso questa cultura. Persone sono arrivate da ogni angolo del pianeta e hanno trovato un posto per loro. La terra li ha accettati, e ora hanno imparato a fare lo stesso. Persi nella grande metropoli sul lago michigan davanti ad una cartina: "serve aiuto? dove dovete andare?", "1st Avenue", "A due isolati a sinistra, se volete vi do un passaggio", "grazie mille andiamo a piedi", "Ma sarà almeno un miglio!" "non importa ci piace camminare!"

 

Forse il motivo di tutta questa voglia di appartenersi di integrarsi, di conoscersi è proprio quello che mi rende inquieto; provate ad andare in America e fare 20, 30 km in una direzione qualsiasi, a volte ne bastano anche meno, vi troverete improvvisamente soli in mezzo al nulla. La solitudine è lo stato d'animo che più di tutti caratterizza e giustifica il carattere e la cultura di ogni americano. Nelle grandi città non esistono le piazze, o per lo meno non come sono intese qui. Luoghi di incontro e aggregazione tra persone. Nelle grandi città si lavora, con gli amici ci si trova a casa. La solitudine americana dipende dall'america stessa. Dalla mancanza della famiglia.

Già da ragazzo per studiare ci si deve spostare di molti chilometri. A 18 anni vuoi andare al college? il più vicino non ha le materie che vuoi studiare, e allora altri chilometri, un altro stato e la famiglia alle spalle. Una volta laureato sulla east coast, il lavoro lo trovi sulla west coast. é normale. 3000 km di distanza.

 

La famiglia americana è così. tanti puntini su una mappa enorme. Unite i puntini della vostra "famiglia", e scoprirete che la vostra rete sociale è molto più fitta di quella di un qualunque americano.

La rete sociale Americana ha le maglie molto larghe, per questo è più facile che un'altra rete si inserisca a chiudere i buchi lasciati.

La mancanza crea desiderio, così la solitudine crea ospitalità.

 

A me come a molte persone piace viaggiare, e l'america mi ha lasciato tanto. Ma quel retrogusto amaro proprio non se ne va, almeno finchè non sono di nuovo a casa dalla mia famiglia e posso perdermi in me stesso senza però sentirmi solo.

 

Giovanni

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Commenti: 6
  • #1

    Giovanni (mercoledì, 08 agosto 2012 14:42)

    "il baseball in fondo è lo specchio dell'america. tanti puntini sparsi su un grande campo soli ma insieme; e all'improvviso a Casa arriva uno straniero..."

  • #2

    TERZABASE (mercoledì, 08 agosto 2012 15:48)

    Il tuo racconto completa in parte quanto da me richiesto a Paolo ed è molto interessante.Sono d'accordo con te che il baseball è in fondo lo specchio dell'america.

  • #3

    marco (giovedì, 09 agosto 2012 08:27)

    e quindi il solito dilemma: la rete sociale "americana" (a maglie larghe) rende liberi o abbandona? ...e la rete sociale "italiana" (a maglie fitte) ci protegge o ci opprime?

  • #4

    roberta (giovedì, 09 agosto 2012 22:25)

    Ciao Giovanni, noi non ci conosciamo ma ho conosciuto i tuoi coraggiosi genitori. E' tutto vero quello che dici sullo stile di vita americano ma sull'ospitalità, basta che scendi un po' più giù di Roma e ti troverai inondato dall'ospitalità della gente del nostro sud. I problemi di chiusura di cui parli sono nostri del Nord, quel Nord dove si vive bene e dove ci sembra di non aver bisogno di nessuno. Un affettuoso saluto a te e alla tua famiglia. Roberta

  • #5

    GIovanni (venerdì, 10 agosto 2012 09:38)

    Hai ragione Roberta, ho avuto modo di sperimentare personalmente l'ospitalità ad esempio della sicilia. Quello però su cui cercavo di mettere l'accento è questa forte contrapposizione che da noi io non ho mai provato, tra solitudine e ospitalità. un attimo prima ti senti completamente solo, un attimo dopo ti sembra di essere a casa. Grazie comunque di aver letto l'articolo!
    Per Marco, credo che in entrambi i casi la famiglia sia il centro della società umana, qualunque tipo di famiglia. Il legame di incondizionata fiducia tra due o più persone è ciò che ci rende umani. La solitudine porta presto alla perdita di se stessi.

  • #6

    elena (venerdì, 10 agosto 2012 15:50)

    per marco
    secondo me la famiglia a maglie fitte o larghe che sia deve essere una rete dalla quale prendere il lancio, ma anche la rete di salvataggio. Guardandomi in giro ritengo che le nostre maglie troppe strette dovrebbero essere un po allargate per far crescere ragazzi più padroni di loro stessi, li stiamo troppo proteggendo i nostri figli
    ma come ogni cosa la medaglia ha due facce come ha sottolineato molto bene giovanni nel suo bell'articolo.