_________________________________ La palla del fuoricampo

Book Cover Design by Noma Bar
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Cotter guarda suo padre e dice:

-Ti spiacerebbe scrivere una lettera per me? Ne ho bisogno per la scuola.

-Ma davvero? E cosa ci scrivo?

-Che ho perso un giorno, causa malattia.

-Caro tal-dei-tali. - Esatto. Così. - La prego di scusare mio figlio. Giusto. - Per il motivo che era malato.

-Digli che avevo la febbre.

-Quanta febbre avevi?

-Boh, trentotto dovrebbe andar bene.

-Non vogliamo essere troppo modesti. Sempre che decidiamo di farla, questa cosa.

-Okay. Perché aveva trentanove e mezzo di febbre. - Però devo dire che a me sembri un fiore. - Mi sono ripreso bene, grazie. -Questo lo vedo ma cos'é che hai sul maglione? - Non lo so. Lappole. - Lappole. Ma qui siamo a Harlem. Che tipo di lappole? - Non lo so. Si vede che vado in giro. - E dov'è che sei andato per perdere un giorno di scuola?

-Sono andato alla partita.

-Alla partita.
-Al Polo Grounds. Oggi. - Eri alla partita? - chiede Manx - Quella che ha scatenato quel casino per le strade?
-Questo non è niente. Che io ci fossi non è niente. Ho preso la palla che lui ha battuto.
-No, non ci credo. Quale palla?
-Quella del fuoricampo che ha fatto vincere il campionato, - dice Cotter sottovoce, un po' riluttante perché è una cosa così stupefacente da dire che per la prima volta è intimorito nel dirla.
-No, non ci credo.

-L'ho trovata e l'ho presa.

-Me la stai raccontando grossa.

-No te l'assicuro. Ho la palla. Proprio qui.

-Sai cosa sei? - dice Manx. Cotter prende la palla.

-Ti piace raccontarle grosse, eh?
Cotter lo guarda. Siede sulla cuccetta inferiore con la schiena appoggiata al muro, e guarda l'uomo sul letto di fronte. Poi raccoglie la palla da baseball, la toglie dalla coperta militare dove è affondata, accanto alla coscia. La tiene bene in vista e la fa roteare sulla punta delle dita. La regge in alto con la mano destra e usa l'altra mano per farla ruotare. Non gliene importa un accidenti. La esibisce, se ne vanta. Sente rabbia e rossore salirgli in faccia.
-Mi stai dicendo la verità?
Cotter fa un altro giochetto, scuotendo la palla come se fosse troppo magica per tenerla ferma -gli farà venire un colpo, al suo vecchio, a furia di fargli strabuzzare gli occhi. E' incattivito e rabbioso, e fulmina il padre con lo sguardo.
-Ehi. Sei sincero col tuo papà?
-Perché dovrei mentire?
-D'accordo. Perché dovresti?
-Non ce n'è motivo
-D'accordo. Non ce n'è motivo. Questo lo capisco. L'hai raccontata a qualcun altro questa storia?
-A nessuno
-Non l'hai raccontata a tua madre?
-Mi avrebbe detto di restituirla.
Manx scoppia a ridere. Appoggia le mani sulle ginocchia e si dondola all'indietro ridendo.

-Accidenti è vero! Ti farebbe marciare fino allo stadio per restituirla.

Cotter non vuole andare troppo in là. Sa che la peggior trappola del mondo è schierarsi con suo padre contro sua madre. Deve calibrare ogni sua mossa, dire questo e fare quest'altro, ma la cosa a cui deve fare più attenzione è stare dalla parte di sua madre. Altrimenti è spacciato.
-D'accordo. Allora cosa vogliamo fare? Forse domattina possiamo andare allo stadio e far vedere la palla. Portiamo il tuo biglietto così se non altro vedono che eri alla partita, seduto nella sezione giusta.

Ma di chi chiediamo? A quale sportello andiamo? Forse saltano fuori una dozzina di persone che dicono questa è la palla, no è quest'altra, ce l'ho io, ce l'ho io, ce l'ho io.

Cotter ascolta attentamente.
-Chi vuoi che ci dia retta? Due persone di colore che non contano niente. Chi ci crederà, che un ragazzo di colore ha soffiato la palla a una masnada di bianchi?-

Manx a questo punto tace, forse per ascoltare l'idea che gli si sta sviluppando in testa.

-Sono convinto che dobbiamo scrivere una lettera. Si, si. Scriviamo una bella lettera alla scuola e poi scriviamo un'altra lettera e la mandiamo alla Federazione del baseball.

Cutter ascolta. Guarda suo padre sprofondare in riflessioni private, in preoccupazioni e progetti.
-Cosa diciamo in questa lettera?
-La mandiamo raccomandata. Ecco, un tocco in più. La mandiamo insieme al biglietto.
-E cosa diciamo?
-Che mettiamo in vendita la palla. Cos'altro possiamo dire?

 

Cotter vorrebbe alzarsi e guardare fuori dalla finestra. Si sente intrappolato e vorrebbe star solo e non fare altro che guardare fuori dalla finestra.

- Io non voglio venderla. Voglio tenerla.

 

 

 

Racconto tratto da UNDERWORLD di Don DeLillo

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    giovanni (venerdì, 08 giugno 2012 09:39)

    bellissimo racconto, è come aprire l'armadio della nonna e trovarlo pieno di ricordi...un viaggio di qualche minuto in un altra dimensione...mi sembra quasi di sentire il profumo di quella palla...