_________________________________ La storia del baseball

Cari lettori di Baseball On The Road, quante volte avrete letto la storia del baseball, com'è nato, chi l'ha inventato, ecc. Qualcuno si sarà anche annoiato leggendo enciclopedie, anche online tipo Wikipedia.

Vogliamo provare anche noi ad illustrare il nostro sport e per farlo abbiamo scelto un testo scritto dal Prof. Roberto Presilla Docente dell'Università del Sacro Cuore e tratto da "Quaderni di Minimondo" Rivista culturale Braille.

Lo abbiamo trovato ricco di spunti e di cultura Americana.

 

Questa è la prima puntata. Buona lettura!

Il baseball, uno sport davvero americano

- Rappresenta una porzione importante dell'immaginario statunitense. Con la sua capacità di affabulare e di integrarsi con l'industria dello spettacolo, è un modello per gli altri sport di squadra. -

Tra le tante differenze che separano l'America dall'Europa, lo sport può essere considerato un buon esempio: è facile poi ridurre tale differenza a una contrapposizione tra il baseball e il calcio, gli sport forse più diffusi sulle due sponde dell'Oceano Atlantico. La contrapposizione però non rende giustizia al diverso spessore culturale che le due discipline hanno, senza contare che il calcio è probabilmente lo sport più seguito e praticato al mondo.

 

Il baseball è genuinamente americano: è cresciuto e si è evoluto insieme alla nazione dove è nato, con un ruolo centrale nell'immaginario collettivo. Si potrebbe dire infatti che il baseball è tanto importante quanto la frontiera, il West, nel dare forma a ciò che è autenticamente «americano». Forse lo è addirittura di più: in un modo più complesso e contraddittorio del mito della frontiera, il mito del baseball rappresenta qualcosa che accompagna la vita pubblica, in un articolato gioco di rimandi e influenze reciproche.

 

Il mito delle origini

Nel 1856, dopo un anno di incredibile espansione, il baseball sorpassò il cricket come sport più popolare nella città di New York, e il «New York Mercury» coniò, il 5 dicembre, un'espressione destinata a diventare famosa, definendo il baseball «the national pastime» [il passatempo nazionale]. L'enfasi del giornale - ridimensionata da testate concorrenti che facevano notare come il gioco di New York fosse diffuso solo nella città, mentre altrove si giocavano altre versioni - serve però a illustrare come sin dagli inizi il baseball fosse avvolto da un alone di meraviglia, di compiacimento, di quella che con irriverente accostamento potremmo chiamare grandeur. In effetti, per decenni se ne è attribuita l'invenzione ad Abner Doubleday, che lo avrebbe ideato in un campo presso la cittadina di Cooperstown (New York) nel 1839. Doubleday, un generale dell'esercito nordista durante la guerra di Secessione, divenne in seguito presidente della Società Teosofica (fondata nel 1875): insieme all'idea che l'inventore del baseball fosse lui, il fatto ha spinto a ravvisare nelle dimensioni del campo di gioco aspetti esoterici (cfr. Vittorio Messori, Pensare la storia, 2006, pp. 563-564), che però non trovano conferma nei fatti storicamente accertati. In effetti, nel 1839 Doubleday era a West Point e il baseball è menzionato addirittura prima del 1839: per esempio, in un giornale dell'area di New York, 1825.

 

L'idea dell'invenzione di Doubleday - stabilita da una commissione formata nel 1905 su ispirazione del magnate Spalding in risposta a un articolo di Henry Chadwick, che riconduceva il baseball a un'origine inglese - si è rivelata pertanto infondata, ma la storia non ha smesso di affascinare il pubblico dentro e fuori gli Stati Uniti: un perfetto mito di fondazione individuale per lo sport di squadra forse più «individualistico». Un padre più credibile del baseball è identificato in Alexander Cartwright, impiegato di banca, che vergò le regole del «New York Game» per gli altri membri del Knickerbocker Club (1845). Le regole di New York divennero ben presto le più popolari, anche se la forma odierna del baseball recepisce alcune caratteristiche fondamentali di altre versioni, acquisite lungo un processo durato qualche decennio. Il «passatempo nazionale» era all'epoca ancora un gioco per amatori, praticato soprattutto dai colletti bianchi, che avevano il tempo di allenarsi e i soldi per pagare le quote dei club.

 

In ogni caso, il baseball si apprestava ormai a soppiantare il cricket, praticato soprattutto dagli immigrati d'origine inglese. La popolarità del nuovo sport può essere illustrata con l'episodio seguente: nel 1860, all'indomani dell'elezione presidenziale forse più significativa della storia degli Usa, una litografia degli stampatori Currer & Ives intitolava una vignetta dedicata alla vittoria di Abraham Lincoln con un gioco di parole che qualsiasi appassionato sa interpretare: «The National Game. Three «Outs» And One «Run». Abraham Winning The Ball» [Il gioco nazionale. Tre «eliminati» e un «punto». Abraham vince la palla]. Nella vignetta, Lincoln e i suoi tre avversari usano il gergo del baseball. Il gioco nazionale - la politica - è illustrato nei termini del «passatempo nazionale», che per Currer & Ives, una ditta di New York con una clientela diffusa in tutti gli Stati Uniti, era sicuramente conosciuto dal pubblico. Era già cominciato, insomma, lo scambio tra il gioco americano per eccellenza e la cultura, la politica, la nozione stessa di «nazione americana». 

 

Fine prima parte

 

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Commenti: 4
  • #1

    TERZABASE (mercoledì, 30 maggio 2012 13:34)

    Il baseball è uno sport veramente americano è ciò che ribadisco da quando l'ho conosciuto.Mi fa piacere che la pensi così l'illustre Prof.Roberto Presilla.Lo leggerò con attenzione.

  • #2

    Roberto (mercoledì, 30 maggio 2012 16:57)

    Abbastanza recentemente Andrea Salvarezza ha conseguito il dottorato in "Critica storica, giuridica ed economica dello sport" presso l'Università degli Studi di Teramo presentando la sua tesi dal titolo "Eccezioanale quel baseball! L'origine dell'isolazionismo americano negli sport". Si tratta di un ponderoso testo di circa 240 pagine dedicato per la massima parte alla ricostruzione della storia del baseball americano, un lavoro veramente eccezionale che ha vinto anche un premio della Fondazione Studi e Ricerche Benetton. L'autore spera di poter giungere alla sua pubblicazione. Andrea Salvarezza è socio della Scietà Italiana di Storia dello Sport e direttore della rivista scientifica dedicata allo sport "Lancillotto e Nausica" e grande amico del baseball italiano.

  • #3

    Baseball On The Road (mercoledì, 30 maggio 2012 17:11)

    Caro Roberto, sarebbe per noi un grande onore poter pubblicare un articolo scritto da Andrea Salvarezza. Fai la cortesia di inoltrare questo messaggio.

  • #4

    TERZABASE (giovedì, 31 maggio 2012 09:27)

    Cari amici del gioco del baseball, il nostro sito con l'aiuto di Paolo si comincia muovere bene.Forza è il momento giusto, altri stanno entrando in profonda crisi.