_________________________________ Il mito e il rookye che scrissero la storia

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Vi lasciamo questo ultimo lungo racconto che si intitola "Il mito e il rookye che scrissero la storia". Se avrete la bontà di leggerlo fino in fondo scoprirete chi sono i protagonisti della storia.

AUGURI !!!

Un racconto in sei capitoli

 

1

Quando John mi telefonò durante la notte svegliandomi nel bel mezzo di un sogno guardai l'orologio. Erano le 3:05. <Bob> mi disse, <ho perso tutto, hai un posto per dormire?> Passati pochi secondi per capire dove mi trovassi risposi <si, certo!>, pur non sapendo cosa stesse succedendo e di cosa John mi stava parlando.

 

Lo avevo conosciuto nel 1981 al Junior College. Era un gran seconda base, al contrario del sottoscritto che a malapena si allacciava la cintura dei pantaloni senza bisogno di aiuto. Era stata una sera al Pub. John era in una brutta settimana di slamp. In pochi giorni era passato da una Avg di 0.352 all'attuale 0.290. Era solo, come lo ero io in quel momento. In pochi minuti stabilimmo un feeling inaspettato. L'atleta dalle grandi prestazioni coccolato con borsa di studio, e il figlio di papà benestante che invece pagava l'intera retta con il rischio di raddoppiare gli anni di frequenza per incapacità. Questo ero io.

 

Passammo una serata a sbronzarci, ma alla fine oltre a tornare al College sorreggendoci a vicenda, diventammo amici. In quella sera io non risolsi i miei problemi e nemmeno John, ma da allora fummo certi che tra di noi stava iniziando amicizia vera.

 

John bussò alla mia porta il giorno successivo. Abitavo in una casa scalcinata nella periferia di Houston in Texas. Dopo l'università non volli più saperne dell'aiuto di papà; volevo camminare con le mie gambe. Con una laurea in Business cercai per due mesi un lavoro e lo trovai presso la Brown & Brown Insurance, un Broker assicurativo con vendita porta a porta. Guadagnavo 30.000 dollari all'anno e tanto mi bastava.

 

Rimasi sorpreso nel vedere John in quello stato. Aveva un paio di jeans luridi e una maglietta dei Cubs lacerata. La cosa che più mi colpì furono gli occhi. Erano persi nel vuoto. <Che ti è successo amico?> John era stato nell'inferno di New Orleans. L'uragano Katrina era passato a fine Agosto e aveva lasciato morte e distruzione. Soccorse persone nel fango per giorni e giorni; fece tutto ciò che riuscì. La sua tempra d'atleta lo aiutò, ma un po' alla volta aveva ceduto. Anche lui aveva perso tutto.

 

Dopo il Junior College nel 1983 era passato all'University of Texas in Austin e in seguito era stato draftato dai Marlins. Dopo un paio d'anni in singolo A era passato in triplo AAA con i Zephirs presso New Orleans. Una maledetta palla raccolta e girata in prima gli aveva lacerato il legamento crociato del ginocchio e per di più l'arbitro aveva chiamato SAVE! quando invece era OUT!, almeno per lui.

 

Da quel giorno la vita si era capovolta e tutto era andato in salita. Nonostante l'operazione, il tempo passato alla rieducazione era stato troppo ed era stato rilasciato; il baseball professionale non aveva più bisogno di lui. Con i risparmi aveva acquistato un Mc Donald's, ma Katrina se l'era portato via assieme alle sue speranze ed ora era qui davanti a me che chiedeva aiuto. <<La mia casa non è bella, ma ha tutto; se vuoi questa è anche casa tua>> gli dissi. Mi guardò, mi sorrise e rividi il ragazzo del college, ma non più come la sera del Pub. Era come se negli ultimi due mesi avesse portato sulle sue spalle le pene del mondo intero. Era il 2005 e avevamo tutti e due 42 anni.

 

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