________________________________ Don Mario, il diavolo e la perpetua

Un nuovo Racconto di TERZABASE

Erano i tempi del dopoguerra e già si sentiva la voglia di aggregazione, di fare molte cose e noi ragazzi, che la fantasia non mancava mai, pensammo di chiedere a Don Mario, il nostro referente dell’oratorio, di poter giocare, tentare di giocare a baseball sul quel campetto annesso alla parrocchia.

Non c’era molto spazio e il terreno era privo d’erba, ma sempre spazio per poter giocare era.

Vi chiederete cosa potevamo sapere di baseball e la risposta è immediata.

Una compagnia di soldati americani si era accampata alla periferia del paese e noi ragazzini andavamo sempre a curiosare, anche perché qualche pezzo di cioccolata o qualche chewingum venivano sempre recuperati.

 

Era straordinario stare con loro, anche se giovani ma, soldati che avevano combattuto, perciò uomini fatti, erano sempre allegri e socievoli e un giorno durante una di queste nostre visite al campo, vedemmo il loro cappellano militare che impugnava uno strano bastone e tentava di colpire una palla lanciatagli da un militare e poi dopo averla battuta, correre come un pazzo verso una specie di cuscino ancorato a terra, ma ad un tratto fermò la sua corsa e alzando le braccia verso il cielo, tenne un piccolo monologo di disapprovazione in latino, forse per non farsi capire, perché un suo militare le aveva catturato al volo quella pallina.

 

Non ci capimmo niente, ma pensammo di chiedere spiegazioni al cappellano, che molto paziente e in diversi giorni ci inoltrò in questo mondo magico.

Appena fummo quasi certi di saperne di più, chiedemmo al cappellano di intercedere per noi presso Don Mario, per poter giocare sul campetto della parrocchia e disputare un incontro il 21 di giugno, festa di San Luigi Gonzaga, Santo patrono della nostra comunità.

 

E così fu che il burbero e benefico Don Mario si fece convincere dal cappellano militare.

Febbrili preparativi, confusione ed eccitazione al massimo, ma con l’aiuto di alcuni soldati tracciamo un diamante fai da te; guanti, mazze, palline e protezione del catcher forniti da loro; i caschetti non esistevano e come magliette rimediammo con le pettorine che usavamo nelle corse campestri e al rovescio per la squadra avversaria; calzoni corti e scarpe del nostro abbigliamento normale.

 

Il regolamento a dir poco speciale e forse unico consisteva: squadre composte da 6 giocatori (gli esterni non servivano); palle che rimbalzavano contro il muro o battute o tirate erano giocabili; non esisteva fuori campo e la durata dell’incontro era di 6 inning, massimo 2 ore e valido anche in caso di pareggio.

 

Grande partecipazione di pubblico che era assiepato in una zona con un muretto molto basso con una grata di ferro, alla destra della casa base.

 

Successe di tutto, ma con tanta partecipazione e come era previsto dal destino finì in parità dopo 6 inning e tempo scaduto. Ma qualche tempo prima il diavolo, invidioso di tanta gioia nella sua odiata casa ci mise la coda. Una battuta, forse più adatta per un campo regolare e fu l’unica, spedì la palla contro i vetri dell’appartamento della perpetua, rompendone uno.

 

Alla fine dell’incontro tutti dimenticarono l’episodio e iniziarono i festeggiamenti del Santo patrono .”Il tutti dimenticarono” non è proprio così, non lo dimenticarono in tre: la perpetua, il sottoscritto e il parroco. La perpetua si preoccupò di rimettere in ordine la sua stanza ed essendo una santa donna mi permise di recuperare la pallina. Di parere contrario fu il parroco, che il giorno dopo durante l’ora di catechismo riferendosi al danno provocato ci propinò dieci Pater Noster a testa, mentre per me furono venti, in quanto alla sua richiesta di voler sapere dove era finita quella maledetta palla, le risposi “in cielo don Mario”.

 

P.S. quella pallina l’ho conservata e non più messa in gioco, ricordando forse la favola delle tre chiamate.

 

TERZABASE

Scrivi commento

Commenti: 2
  • #1

    Pinucita (giovedì, 29 marzo 2012 20:48)

    Complimenti per il tuo
    meraviglioso racconto, ancora complimenti
    bella storia....

  • #2

    Giorgio (martedì, 03 aprile 2012 17:37)

    Carissimo, è un racconto molto bello e interessante.
    E' scritto in modo che anche se una persona non
    conosce il gioco si può anche appassionare.
    Continua a scrivere questi messaggi che leggiamo
    volentieri.
    Ciao Giorgio