________________________________ Come allenare una squadra di giovani atleti

Foto: Astros MLB Urban Youth Academy
Foto: Astros MLB Urban Youth Academy

La disciplina

Questa è una parola che definiva parte dei rapporti intergenerazionali prima degli anni 70. Era un modus vivendi indiscutibile nei rapporti tra genitori e figli; tra anziani, adulti, giovani; tra persone che stavano in ranghi più elevati rispetto ai più bassi. Era una forma di rispetto tramandata di padre in figlio e faceva parte della nostra vita. Gli anni settanta e ottanta furono feroci avversari della disciplina facendola diventare fuori moda.

Nello sport però, come nel servizio militare o comunque in qualsiasi organizzazione dove esiste una gerarchia, la disciplina è una forma di comportamento indispensabile. Se c'è una gerarchia ci sono dei ruoli. Un presidente, dei dirigenti, degli allenatori, dei giocatori. Ognuno deve fare la sua parte e deve osservare alla lettera le indicazioni di chi si trova ad occupare un ruolo superiore nella scala delle gerarchie. Non ha alcuna importanza se l'allenatore lavora alla catena di montaggio e il giocatore è ingegnere nella stessa fabbrica. Dall'inizio alla fine dell'allenamento, quel giocatore (ingegnere) farà alla lettera ciò che l'allenatore (operaio alla catena di montaggio) darà come istruzioni.

Se questo rapporto di gerarchia viene rispettato, tutti gli attori di questo film potranno dare il massimo. Se uno di questi non svolge il suo compito, dovrà essere sostituito.

Se la formula è esatta ne consegue che sostenere il fatto che non ci sono più i ragazzi di una volta, i giovani sono pigri, non hanno più voglia di fare fatica è una dichiarazione errata.

Se l'ultima pedina della scala gerarchica, (il giocatore), è pigro significa che: a) il suo superiore (allenatore) non sa mantenere la disciplina; b) il pigro è proprio lui, l'allenatore. Stessa cosa dicasi salendo sulla scala.

Pertanto i nostri ragazzi non hanno voglia di far niente per il semplice fatto che o non siamo in grado di gestirli o non abbiamo noi stessi voglia di far niente.

 

Scritto da Paolo Castagnini

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Commenti: 4
  • #1

    Erny (sabato, 03 marzo 2012 09:16)

    Come sempre.....grandi verità !!!!

  • #2

    elena (sabato, 03 marzo 2012 11:29)

    beh, sono d'accordo sulla disciplina, non sono d'accordo sulla conclusione, in quanto i primi che insegnano la disciplina sono i genitori e l'allenatore può fare, ma fino ad un determinato punto, pena scontrarsi con un orda di genitori urlanti "oddio mio figlio è venuto a casa troppo stanco ecc..." La puntualità il rispetto il sacrificio l'umiltà la insegnamo noi genitori, non voglio togliere nulla alla figura dell'allenatore, ma vorrei dare a cesare (i genitori) le loro colpe/responsabilità
    consiglio un libro di Crepet Autorità perduta, nel quale secondo la mia personale opinione ci sono molti spunti su cui riflettere.

  • #3

    Paolo Castagnini (sabato, 03 marzo 2012 11:39)

    Grazie del tuo commento e del suggerimento Elena, ho letto su internet la prefazione del libro Autorità perduta. Sarà il mio prossimo acquisto. E' un tema assai caro anche per me.

  • #4

    TERZABASE (domenica, 04 marzo 2012 08:18)

    Condivido quello che hai scritto e lo posso capire ancora di più,perché essendo molto anziano,appartengo a quella generazione dove il rispetto era un dovere.Diceva il grande Babe Ruth "figliolo una palla persa in primavera ti può costare il campionato" e noi quella palla l'abbiamo persa,ma il gioco continua.TERZABASE