_________________________________ I Black Devils

By Don Flyer photography
By Don Flyer photography

La storia di una squadra di baseball nata dal nulla e approdata in serie “C”

 

Più di cinquant’anni fa nelle nostre periferie si giocava a baseball, con la stessa passione con cui oggi si gioca al calcio. I Black Devils facevano parte di una delle tante squadre che militavano nelle giovanili in Milano e forse la più povera.

I guantoni furono acquistati in via Canonica dai rigattieri che riciclavano il materiale appartenuto alle truppe alleate; le divise furono confezionate da un amico sarto, utilizzando avanzi di stoffa, acquistati da un grossista. Le mazze per allenarsi o affrontare una gara erano tre, anche loro provenienti da via Canonica ; i caschetti e i guantini non erano ancora di moda e i cappellini erano di tela con visiera,quelli che usavano i portieri nel gioco del calcio.

Le palline, solo un paio, venivano custodite con amore ma erano vecchie e sdrucide; poi qualcuna quasi nuova, recuperata dalle battute (più“faul”che fuori campo) che finivano oltre le mura del vecchio Giuriati., durante le gare giocate dai valorosi Leprotti di cui noi eravamo tifosi. Chi le recuperava non le restituiva perché era usanza americana tenerle come souvenir o usarle per giocare. Ed era vero: quel che sapevo di baseball l'avevo imparato in una base italo-americana, dove avevo prestato servizio militare di leva.

Il campo dei Black Devils era situato alla periferia Nord-Ovest di Milano, una vecchia cava a ridosso della linea ferroviaria Milano-Torino, dove oggi c’è un ponte che scavalca la rete ferroviaria all'inizio della via Palizzi. Il deposito materiali e le attrezzature erano collocate nel box di una vecchia trattoria, sede di una nota "bocciofila", la Campari di via Mambretti 2, che ci sponsorizzava "una tantum" con i proventi dei loro tornei.

Le lezioni le tenevo presso la stessa trattoria ogni martedì sera, spiegando questo gioco così diverso dagli altri su una lavagna che serviva agli avventori per segnare i punti fatti a scopa o a briscola. Eppure i miei ragazzi erano tutti attenti e appassionati e seguivano la lezione senza perdere una parola.

Sul campo poi davano tutto, non solo giocando, ma anche raccogliendo il materiale, tracciando le linee del campo, fissando i sacchetti e la casa base per poi rimuovere il tutto e riporre in capienti sacche.(provenienza USA) .Ognuno di questi ragazzi diventato adulto ha seguito la sua strada nella vita. Qualcuno ha militato in serie superiori, altri, la maggioranza, sono rimasti nell'anonimato ma da allora hanno continuato ad amare il baseball perché questo sport è un modo per imparare a vivere in gruppo e a battersi con lealtà, senza violenza, esaltando la propria squadra e rispettando gli avversari.

 

Storia vera raccontata da "TERZABASE"

 

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